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Accademia del soccorso: l’eredità di Rommel

 

Accademia del soccorso e comunicazione: un patrimonio da non disperdere.

L’eredità di Rommel

276.000. Lo riscriviamo in lettere, come si fa per i pagamenti sui bollettini postali: duecentosettantaseimila. Un numero davvero impressionante. Tante sono state le persone, per la maggior parte giovani, che in poco più di cinque anni hanno partecipato agli incontri e alle iniziative di “Traffic Deadline Italy”: il progetto ideato dalla vulcanica mente del dottor Rommel Jadaan, all’epoca medico del Suem 118, mirato a sensibilizzare i bambini e i ragazzi, con contenuti di forte impatto emozionale, alla prevenzione dell’incidentalità stradale e alle pratiche fondamentali di primo soccorso.

Un percorso lungo il quale il dottor Rommel è stato accompagnato da Fabio Vivian, laureato in Scienze motorie, istruttore di guida e istruttore BLSD (Basic Life Support – Defibrillation) in quello che ha rappresentato un approccio del tutto innovativo per la divulgazione alle più giovani generazioni della cultura della guida consapevole e delle buone pratiche per salvare una vita nei primi minuti di un’emergenza.

L’iniziativa è confluita nella nascita dell’associazione “Accademia del Soccorso e Comunicazione” che si propone di collaborare con gli enti pubblici, le associazioni e le scuole per una promozione ancora più diffusa nel territorio della sicurezza stradale e del primissimo soccorso. Il progetto finalizzato a formare in primo luogo (ma non solo) i futuri utenti della strada, tuttavia, verso la fine dell’anno scorso è arrivato ad un bivio.

Nel novembre 2016 il dott. Rommel Jadaan, per motivi professionali, ha lasciato l’Italia e si è trasferito in Svizzera. Dove continua a portare avanti la sua opera di testimonial della prevenzione dei rischi al volante e di divulgatore dei primi interventi di soccorso con l’energia e la carica umana di sempre.

Qui in Italia è rimasto il dott. Fabio Vivian, che si è trovato all’improvviso di fronte alla decisione se abbandonare il progetto oppure continuare a portarlo avanti. Ha optato per la seconda soluzione, prendendosi in carico l’eredità formativa lasciatagli da Rommel. Con nuove soddisfazioni, ma anche nuovi problemi.

Intervista al dott. Fabio Vivian, istruttore BLSD, continuatore in Italia del progetto sulla sicurezza stradale e primissimo soccorso fondato dal dott. Rommel Jadaan

Dunque dott. Vivian, anche senza il dottor Rommel il vostro progetto continua…

Con Rommel Jadaan abbiamo portato avanti per quasi sei anni un’iniziativa concentrata su due fronti: la sicurezza stradale e il Primissimo Soccorso ©, la cosiddetta “only hand rianimation” che consente al soccorritore di intervenire per rianimare una persona con le sole mani, in attesa dell’arrivo dei soccorsi sanitari.

L’attività si è poi sviluppata anche con la formazione per la Protezione Civile, sempre per i primi 15 minuti successivi all’accadimento di un’emergenza. L’Accademia del Soccorso e Comunicazione è nata per questo.

Nel momento in cui il dottor Rommel è andato in Svizzera, lui ha continuato a promuovere questi progetti in quel Paese e io li sviluppo qua in Italia. Siamo sempre coordinati e in contatto. L’attività prosegue, ad esempio lo scorso 17 ottobre mi hanno chiamato a Vicenza per un progetto sulla sicurezza stradale promosso da Aci, Prefettura, Polstrada, Vigili del Fuoco e Lions, incontrando 1500 ragazzi di quattro scuole, compreso il Liceo Brocchi di Bassano.

Ho parlato a loro di sicurezza stradale così come Rommel mi ha insegnato e come lui la ha identificata. Ci sono ancora scuole, associazioni ed enti, privati e non della regione e più, che mi contattano e chiedono la possibilità di fare altrettanto.

Le vostre iniziative sono ad ampio raggio, ma sono partite dalle autoscuole… 

Rommel vedeva nelle scuole guida il luogo di partenza per informare i giovani su cosa fare in caso di malore e di primissimo soccorso. In questi anni ho spinto molto , tanto che da maggio di quest’anno i nostri progetti hanno il patrocinio sia del Ministero della Sanità che del Ministero dei Trasporti.

Il dott. Francesco Foresta del Ministero dei Trasporti, quest’anno a Caserta al convegno nazionale delle autoscuole (dove l’anno prima avevo incontrato il ministro Lorenzin), ha confermato il patrocinio ai progetti per svilupparli in ambito nazionale. Da qui ai prossimi mesi il Ministero dei Trasporti vuole portare questa “vision” di formazione sulla prevenzione all’Università La Cattolica di Roma, finalmente disgiungendola dalla realtà “autoscuole”, che in ambito prettamente locale serve solo a far conseguire la patente di guida ai ragazzi

Come vanno le cose dopo la partenza del fondatore del progetto dott. Jadaan?  

In questi tredici mesi ho portato avanti questa cosa da solo. Non sono ancora riuscito, rapportandomi alle realtà politiche e imprenditoriali locali, a trovare un’identificazione italiana a questi progetti.

In questo momento sono sono io, istruttore BLSD, che porto avanti queste cose, imparate dall’istrionico dottor Rommel nei quasi sei anni in cui ho avuto la fortuna di lavorare assieme a lui, senza riuscire a dare una sostenibilità e continuità di sviluppo per il futuro non essendoci nessuna componente politica, sociale, imprenditoriale che creda da un punto di vista pratico al fatto di portare avanti in maniera continuativa questi temi. Continuano a chiamarmi realtà di protezione civile tra Padova e Vicenza per attività che riguardano il loro settore, ma poi queste iniziative non hanno continuità.

Perché non c’è continuità?  

Mi sto rendendo conto, da italiano e da non laureato in Medicina, che questi temi sono molto sentiti e richiesti dalla comunità ma sono a volte definiti “scomodi” da chi detiene in mano lo sviluppo della formazione per la Protezione Civile e sulla sicurezza stradale.

Mi trovo qui e adesso, da italiano, a chiedere a qualcuno in Italia di prendere in considerazione questi progetti per adattarli e rimodellarli su quello che può essere uno sviluppo nazionale di queste tematiche. In questo Paese non trovo ancora una connotazione politico-sociale-economica su questi argomenti.

Come mai nel 2016 il ministro Lorenzin e nel 2017 il Ministero dei Trasporti mi hanno dato il patrocinio, ma non c’è quantomeno qualcuno che mi bussa alla porta e mi dice: “Come riusciamo ad adattare e sviluppare questi temi in Italia?”. Oppure vogliamo che queste cose vadano a morire? Sarebbe un peccato.

Cosa vi distingue dalla formazione “classica” per la Protezione Civile? 

Il nostro approccio, basato sul principio “ISFS © Insieme si fa squadra”, presuppone di mettere insieme i vari corpi che intervengono dopo un’emergenza: soccorso tecnico (Vigili del Fuoco), soccorso sanitario (118) e soccorso logistico (Protezione Civile). Lo scopo è quello di preparare gli operatori della Protezione Civile ai primi 15 minuti di soccorso, prima dell’arrivo del 118.

È un progetto innovativo dove si dice al soccorso logistico, onnipresente alle manifestazioni, cosa fare in genere nei primi minuti, stendendo un “tappeto rosso” al sanitario e al tecnico. Ma è una proposta formativa e di informazione più avanti rispetto alla mentalità del nostro territorio.

Non voglio scardinare gli equilibri, sono loro che mi chiamano e io faccio come mi ha insegnato in questi anni il dottor Jadaan. Però, nonostante la riuscita perfetta di questo modo di operare, sono sempre io da solo.

I Ministeri a Roma hanno capito l’importanza e la validità di questi temi e io sto chiedendo la possibilità di sviluppo di questa associazione, per non trovarmi fra un anno a dover fare tutto da solo, senza sostenibilità politico sociale ed economica, senza una prospettiva di sviluppo futuro.

Quale messaggio emerge dunque da tutto questo?  

Dopo un anno dalla partenza del dottor Rommel mi trovo qui con le difficoltà del caso, ma voglio anche confermare che queste attività di prevenzione rivolte all’ambito sociale stanno andando avanti. C’è un sito internet, www.scuoladivita1.webnode.it, dove viene spiegato cosa è stato fatto e cosa facciamo.

L’emergenza non è solo una calamità che può accadere, l’emergenza è anche un conducente che guida parlando e chattando col telefonino o sotto l’effetto di sostanze e senza rispetto per la regola e il buonsenso; è un messaggio alla comunità. Il contatto fra primissimo soccorso, sicurezza stradale e Protezione Civile e le conseguenze che i comportamenti errati provocano innestando l’avvio della macchina dei soccorsi è molto vicino. Dobbiamo far capire le conseguenze di questi comportamenti oramai stereotipati partendo anche da chi deve conseguire la patente per lanciare il messaggio: “Per il mondo sei qualcuno, ma per qualcuno sei il mondo”.

Fino all’anno scorso il mio obiettivo era fare in modo di tenere qui in Italia questo dottore del 118 di cui tutti parlano. Non ci sono riuscito ed è stato per me un fallimento, alla luce di quello che avevamo realizzato insieme. Ho riscontri a livello centrale ma vorrei adattare queste tematiche nel contesto locale. Più che un appello lancio un invito a qualcuno, istituzione o impresa, che mi dia le direttive su come proseguire queste iniziative nel territorio. Avrei potuto abbandonare tutto, ma ho tirato fuori quello che non avevo e i progetti vanno e devono andare avanti. Si tratta di una responsabilità, una grande responsabilità sociale che come formatore e italiano sento il dovere di continuare.

di Alessandro Tich

Alessandro Tich

Condirettore


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