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Acido ialuronico: l’alleato contro l’artrosi al ginocchio

Caterina Zarpellon Intervista al dottor Lorenzo Bertolin, ortopedico del reparto di Ortopedia e Traumatologia del San Bassiano Le infiltrazioni a base di questa sostanza possono costituire un efficace trattamento per “riparare” le cartilagini usurate e lenire i dolori al ginocchio, ma anche alla spalla, all’anca e alla caviglia. Dolori al ginocchio? Artrosi? Consumo e usura delle cartilagini dovuti ad un’attività fisica intensa o ad una situazione di sovrappeso e obesità? Non sempre, o non subito, la soluzione del problema passa attraverso la chirurgia e l’inserimento di una protesi. Per i pazienti non ancora “maturi” per l’operazione o per quelli che, per motivi di famiglia o di lavoro, non possono sottoporsi immediatamente ad un intervento cui – necessariamente – segue un lungo periodo di convalescenza, già da qualche anno le ricerche mediche mettono a disposizione un trattamento, a base di acido ialuronico, efficace per la riduzione del dolore e in grado di rallentare il progredire della malattia. Si tratta di un prodotto di sintesi che è presente nel liquido articolare e in tutti i tessuti connettivi dell’uomo e che permette alla cartilagine di restare gonfia e di mantenere la sua funzione di cuscinetto e di ammortizzare i colpi. Sui pazienti che presentano stati di artrosi medio avanzata al ginocchio, ma anche alla caviglia, alla spalla e all’anca, vengono eseguite periodicamente delle infiltrazioni di tale sostanza in modo da consentire loro di riacquistare la funzionalità della cartilagine, migliorare la situazione articolare e di trovare sollievo dai dolori provocati dall’artrosi. “Allo stato attuale questa è sicuramente la terapia più efficace, se escludiamo l’intervento chirurgico – spiega il dott. Lorenzo Bertolin, medico ortopedico del reparto di Ortopedia e traumatologia del San Bassiano -. Certo, non bisogna farsi troppe aspettative: le infiltrazioni di acido ialuronico non sono infatti risolutive, ma servono piuttosto a migliorare la qualità della vita dei pazienti che presentano problemi di consumo della cartilagine e che non sono ancora pronti per la sala operatoria. A mio avviso infatti non è bene indirizzare subito i soggetti con questo tipo di problematiche verso un intervento chirurgico che, come nel caso della protesi di ginocchio, si presenta molto invasivo e a cui segue un periodo di almeno due mesi di convalescenza e ridotta mobilità e che, come tutte le operazioni, può dare anche risultati non del tutto soddisfacenti. Sino a che le condizioni del paziente lo consentono, io consiglio sempre i trattamenti a base di acido ialuronico”. Come agisce questa sostanza? In che modo può essere d’aiuto in caso di cartilagini usurate e artrosi? “Rispetto ad un qualsiasi antinfiammatorio o alle cure a base di cortisone, l’acido ialuronico va ad agire non sul sintomo, cioè sul dolore, ma sulla causa del problema, ossia il consumo della cartilagine. Il farmaco va infatti a rimpolpare la cartilagine, restituendo tono al cuscinetto posto tra l’osso ed eventuali colpi esterni. Inoltre esso agisce anche come lubrificante e come anti-infiammatorio, in modo da consentire al paziente di tornare a muovere, senza dolore, il ginocchio, l’anca, la spalla o la caviglia”. Ci sono controindicazioni? “Oltre a rarissimi casi di allergia, gli unici effetti collaterali sono quelli sul portafogli. Le infiltrazioni sono infatti molto costose e per un solo ciclo un paziente spende in media 150 euro. Un ciclo comprende dalle tre alle cinque infiltrazioni (una alla settimana) e va poi ripetuto, generalmente, anche negli anni successivi. I risultati tuttavia sono apprezzabili e ne è prova il fatto che ogni anno in questo ospedale almeno 150 persone si sottopongono a questi trattamenti e che facciamo circa trenta sedute per infiltrazioni alla settimana. L’ottanta per cento di queste riguarda il ginocchio, ma le iniezioni vengono eseguite anche su caviglia, spalla e anca. Queste ultime, tra l’altro, avvengono sotto controllo ecografico, in modo da consentire al medico di agire con la maggior precisione possibile anche su una articolazione profonda come è per l’appunto dall’anca”. Chi in genere si sottopone a questi trattamenti? Ci sono categorie più o meno soggette all’artrosi e a logoramenti delle cartilagini? “Abbiamo anche giovani e giovanissimi atleti con cartilagini consumate a causa di un’eccessiva attività fisica o a seguito di traumatismi (ad esempio fratture…), ma in linea di massima i nostri pazienti hanno dai cinquant’anni in su e arrivano con un’artrosi media – avanzata, dovuta o ad obesità o a deviazioni assiali importanti (gambe storte Ndr) ma anche a fattori di tipo genetico”. Oltre all’acido ialuronico, esistono altri sistemi non chirurgici per questo genere di problematiche? “Recentemente le ricerche della biotecnologia si sono concentrate sui cosiddetti PRP. Si tratta di concentrati di piastrine che contengono dei fattori di crescita e vengono solitamente utilizzati nei pazienti che hanno lesioni tendinee e muscolari o presentano problemi di guarigione per quanto riguarda le fratture. I fattori di crescita infatti accelerano la ricostruzione dei tessuti. Ultimamente si sta provando ad impiegare questa metodica, in sostituzione alle infiltrazioni di acido ialuronico, anche per i problemi di artrosi. Siamo però ancora in fase di sperimentazione ed è quindi opportuno, al fine di non creare false aspettative, attendere dati certi prima di pronunciarsi sull’effettiva validità di questo sistema”.

Caterina Zarpellon

Redattrice InFormaSalute

Dr. Lorenzo Bertolin

Ortopedico del reparto di Ortopedia e Traumatologia del San Bassiano

InForma Salute
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