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L’Alzheimer: assistere, vivere, sorridere

L’Alzheimer in Italia

In Italia oggi sono circa 600 mila i malati di Alzheimer, pari al 4% della popolazione over 65, e le previsioni per i prossimi anni indicano un aumento deciso dei casi che renderà il nostro Paese uno dei più colpiti dalla patologia.

La prima fase

L’esordio della malattia è molto subdolo, per cui è spesso difficile identificarlo tempestivamente. I primi sintomi di solito sono rappresentati dai deficit di memoria episodica che spesso vengono imputati a “stanchezza” o “vecchiaia”. Questa prima fase è l’inizio di un percorso di vita che coinvolge e segna in modo importante la persona anziana e i suoi (o il suo) caregivers, ovvero i “donatori di cura” che affrontano il carico di assistenza all’anziano.

Dopo l’esordio: il caregiving

Dopo l’esordio della malattia e la diagnosi, anziano e caregiver devono affrontare la progressione della malattia, che comporta un continuo cambiamento della condizione della persona con demenza e quindi un continuo adattamento ad essa. La flessibilità e la capacità di adattamento sono le chiavi principali per la sopravvivenza. L’atteggiamento peggiore è l’ostinarsi in un comportamento senza rendersi conto che la situazione è cambiata.

Il lavoro di cura è un atto di generosità verso una persona con la quale si ha un legame affettivo ed è fragile. Può essere fonte di frustrazione, di irritabilità, di tristezza che possono creare insoddisfazione, colpa e malessere.

La Demenza è una malattia che coinvolge tutta la famiglia sia per l’impegno assistenziale sia per gli aspetti emotivi e relazionali. La gestione di una persona con malattia di Alzheimer richiede una grande capacità di adattamento alle situazioni contingenti e alle nuove esigenze del malato dovute all’inevitabile progressione della patologia.

Al giorno d’oggi il ruolo del caregiver familiare non è diverso da altri ruoli importanti che possiamo svolgere nella vita (sposa o sposo, madre o padre) tranne che per una cosa: non arriva confezionato nella felicità. Nessuno di noi, che si trova a dover assistere un anziano malato, condivide entusiasticamente con amici e vicini il fatto che il proprio caro abbia avuto la diagnosi di Alzheimer.

Ma ci sono dei modi in cui i caregiver familiari possono trovare la felicità nel loro percorso. Quando si tratta di caregiving, sostengono gli esperti, la felicità è una scelta di vita. È a portata di mano del caregiver, indipendentemente dalla sua situazione di vita.

Affrontare la demenza

La Demenza è un ospite scomodo. Bussa alle porte delle nostre case non voluto, non desiderato. Arriva, progressivamente entra a far parte del nostro nido e sarebbe davvero bello poterla chiudere fuori dalla porta. Ma quando la Demenza bussa alla nostra porta noi possiamo scegliere: scegliere se lasciargli portare via ogni frammento prezioso di noi stessi e della relazione con il nostro caro oppure tentare di trasformarci e trasformare la nostra prospettiva per il bene nostro e della persona che ci convive.

Sta a noi scegliere se vivere la Demenza come la più crudele delle punizioni e soccombere ad essa oppure se pensare che sia una difficile situazione ma, nello stesso tempo, tentare di farla fluire con la vita, alla ricerca di luce dove ci sembra tutto tremendamente buio.

Quando si sceglie di vivere la Demenza attraverso la filosofia delle opportunità, si vive un mondo dove esiste il nero, ma, con esso, vi sono il verde, il giallo, il rosa e il delicato azzurro. Questa possibilità di scelta potrebbe sembrare una favola, ma non lo è: narra delle evidenze Neuroscientifiche e della Psicologia positiva degli ultimi anni.

Alcuni consigli che possono esser utili a chi si prende cura di familiari con Alzheimer

  • Prendetevi cura anche di voi stessi. Non è umanamente possibile dedicare tutto il proprio tempo ad una persona malata di demenza.
  • Se potete, ricorrete ad un aiuto esterno (es. infermieri, volontari, badanti).
  • Non vergognatevi di chiedere sostegno ad amici o familiari.

Anziano con demenza e caregiver devono trovare il modo per trascorrere il loro tempo insieme, senza che la demenza domini tutta la loro vita e sforzandosi di conservare, sopra ogni cosa, il dialogo.

dalla Redazione

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