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Una risposta sempre più efficace alla sordità dei bambini

Una risposta sempre più efficace alla sordità dei bambini.

Venti professionisti che costituiscono un team specializzato.

Ogni anno a settembre si svolge la manifestazione mondiale a sostegno delle persone sorde. A settembre di quest’anno la Fondazione mondiale dei sordi ha compiuto il suo 65^ compleanno. Protesi acustica, impianto cocleare e interventi chirurgici all’orecchio: sono questi, attualmente, i rimedi per permettere a chi soffre di sordità di recuperare la funzionalità dell’apparato uditivo. L’ospedale pediatrico Bambino Gesù è uno dei Centri di riferimento di III livello ed esegue circa 250 interventi chirurgi all’anno.

Intervistiamo il dott. Pasquale Marsella responsabile di Audiologia e Otologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Dottor Marsella, si sa quanti sono i minori sordi in Italia?

Purtroppo non abbiamo un dato preciso perché non c’è ancora un sistema di screening uditivo a livello nazionale. Nel Lazio questa attività è iniziata in maniera istituzionale di recente, nel 2013, quindi abbiamo ancora pochi dati. Secondo le stime nazionali dell’Istat, in media, nascono 500 bambini con ipoacusia neurosensoriale e quindi i minori con sordità nel nostro paese sarebbero circa 23 mila.

Come ci si accorge se un bambino ha dei gravi problemi di udito?

Vorrei sottolineare che non sono i genitori ad essere chiamati a questo compito perché non è assolutamente facile accorgersene, soprattutto nella primissima età. È il Sistema Sanitario a doversene occupare attraverso lo screening audiologico alla nascita (per i bambini nati sordi) e con la vigilanza del pediatra (per chi manifesta problemi di udito ad insorgenza nei primi anni di vita), che deve prontamente far fare gli approfondimenti del caso appena ha il sospetto che il paziente soffra di ipoacusia”.

Ci potrebbe dire quali sono le principali cause della sordità nei bambini?

Per quanto riguarda le ipoacusie neurosensoriali, per la maggior parte le cause sono di origine genetica. Nel 50% dei casi il problema si manifesta alla nascita, per il 30%, invece, l’insorgenza è tardiva.

I bambini sordi per cause non genetiche, rappresentano il 15-20% del totale; in questi casi il problema insorge a seguito infezioni materne prima della nascita (ad esempio il citomegalovirus), infezioni perinatali, cioè contratte dal neonato durante il parto o sofferenze perinatali (ad esempio l’ipossia o l’ittero), infezioni post-natali (come parotite o meningite).

Queste sono tutte problematiche che molto spesso si verificano in epoca prelinguale e quindi, in assenza di un percorso riabilitativo, il bambino colpito diventa sordomuto. Esistono poi le ipoacusie trasmissive, in cui la compromissione che determina il deficit sensoriale non riguarda la coclea ma l’orecchio esterno (padiglione auricolare, timpano e catena di ossicini).

Quali sono i trattamenti nelle sordità trasmissive?

Per quanto riguarda le ipoacusie trasmissive ci sono molte patologie infettive e molte malformazioni che possono portare alla sordità, ma gran parte di queste però possono essere risolte chirurgicamente. Ad esempio nelle otiti medie croniche, sia semplici sia colesteatomatose, si ricorre alle timpano od alle ossiculo-plastiche, mentre nel trattamento delle otomastoiditi acute o croniche si ricorre alla mastoidectomia.

In quali casi si ricorre a un impianto cocleare?

Per le ipoacusie neurosensoriali gravi e per quelle profonde, cioè quelle in cui è danneggiata la coclea o chiocciola. Le ipoacusie vengono distinte in 4 livelli: lievi, medie, gravi e profonde. Mentre le prime due possono essere gestite grazie alle protesi acustiche, per le restanti si ricorre all’impianto cocleare, dopo aver dimostrato l’inefficacia della protesi acustica.

A differenza di queste ultime che fanno arrivare il suono amplificato alla coclea, l’impianto cocleare sostituisce la coclea stessa, quando non funziona, convertendo i suoni in stimoli elettrici e trasmettendoli al nervo acustico.

L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù ha scelto per i bambini che si sottopongono a un intervento per installare l’impianto cocleare un percorso terapeutico che coinvolge diversi professionisti, per quale motivo?

Per garantire una presa in carico del paziente a 360 gradi. Il Bambino Gesù, nelle sue sedi di Roma e Palidoro, ha creato un centro multispecialistico che presta un’attenzione particolare a tutti gli aspetti della sordità. Per questo si avvale da un’equipe composta da 5 specialisti ORL /Audiologi, 8 tecnici audiometristi, 3 logopedisti, 1 psicologa/counselor e 4 tra segretarie ed infermiere professionali dedicate all’accoglienza ed all’assistenza del piccolo paziente e della famiglia intera.

Ci sono quindi più di 20 professionisti che costituiscono il cuore del team per gli impianti cocleari che si dedicano totalmente ai bambini sordi, ma la nostra unità può contare anche su tutti gli altri esperti presenti nella struttura, in particolare su genetisti, radiologi, cardiologi e anestesisti a loro volta esperti nel trattamento dei più piccoli.

Grazie a questa organizzazione siamo in grado di gestire pazienti con problematiche complesse, ovvero che soffrono di altre patologie oltre alla sordità: neonati fortemente prematuri e sottopeso, trapiantati di cuore o altri organi, pazienti con patologie associate di altri distretti: neurologico, muscolare o sistemico.

Lavorare circondati da specialisti esperti nel trattamento delle diverse patologie infantili, all’interno di una delle realtà sanitarie più importanti d’Europa in campo pediatrico, costituisce un grande valore aggiunto per i pazienti.

di Redazione InFormaSalute


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