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Cancro alla prostata

Cancro alla prostata: il tumore maschile più frequente

Cancro alla prostata

Cancro alla prostata: il tumore maschile più frequente. Come contribuiscono lo stile di vita e l’inquinamento?

Il cancro alla prostata è la neoplasia più frequente negli uomini: nel 2015 ne sono stati diagnosticati circa 35.000 casi. Anche i neoplasmi alla vescica e al rene hanno una elevata incidenza nella popolazione maschile. Quello della vescica è il quarto tumore più frequente nei maschi con oltre 21.000 nuovi casi maschili e circa 5000 casi femminili nel 2015, il tumore del rene nello stesso anno ha colpito il doppio degli uomini rispetto alle donne, 8000 di sesso maschile contro i 4000 di sesso femminile. Statistica riportata dall’ospedale Regina Elena San Gallicano – Roma. Ne parliamo con il Dott. Giuseppe Costa direttore facente funzioni del reparto di urologia Ulss 15.

Dott Costa sono statistiche un po’ allarmanti. Quali sono le cause di così tanti neoplasmi maschili?

Sono stime certamente consistenti. L’aumentata incidenza delle neoplasie urologiche nei paesi industrializzati merita senza dubbio una riflessione sui nostri governanti che ne determinano il grado di inquinamento ambientale e sulle abitudini di vita, che negli ultimi 30-40 anni, abbiamo agevolmente acquisito. Il repentino aumento dell’incidenza del tumore della prostata osservato dal 1995 ad oggi è indubbiamente dovuto alla anticipazione diagnostica ottenuta con l’introduzione del test del PSA e ad un conseguente aumento della sovra-diagnosi: la rilevanza anche di tumori clinicamente non rilevanti. Bisogna aggiungere che negli ultimi 8-10 anni si è rilevata una riduzione dell’incidenza, che verosimilmente può essere spiegata da un utilizzo più razionale del PSA, mentre la riduzione della mortalità potrebbe essere l’effetto della diagnosi precoce e del miglioramento dei trattamenti terapeutici. Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della prostata è l’età. Le possibilità di ammalarsi aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e circa due tumori su tre vengono diagnosticati in persone con più di 65 anni. Più studi clinici hanno dimostrato che circa il 70% degli uomini oltre gli 80 anni ha un tumore della prostata spesso indolente (nella maggior parte dei casi la malattia non dà segni e ci si accorge della sua presenza solo in caso di autopsia). Altro fattore non trascurabile è senza dubbio la familiarità (il rischio per chi ha un parente consanguineo con malattia è doppio rispetto a chi non ha nessun caso in famiglia). La presenza di mutazioni genetiche può aumentare il rischio di sviluppare un cancro alla prostata. Altrettanto importanti sono i fattori di rischio legati allo stile di vita, quali la dieta ricca di grassi saturi, l’obesità e la mancanza di esercizio fisico. Per quel che riguarda il tumore del rene, anch’esso con una maggiore incidenza nei paesi industrializzati, se ne sconoscono le cause, anche se alcuni potenziali fattori di rischio possono essere individuati nel fumo di sigarette, nell’esposizione cronica ad alcuni metalli e sostanze particolari, quali l’asbesto e il cadmio, i prodotti petroliferi e la concia del cuoio, l’obesità e l’ipertensione arteriosa. Anche per il tumore della vescica le cause sono sconosciute, ma il fumo è il più importante fattore di rischio. L’incidenza del tumore della vescica è direttamente correlata agli anni di esposizione, al numero di sigarette fumate e all’età precoce di inizio. Importante, ma meno frequente, l’esposizione cronica al benzene e alle ammine aromatiche.

Nella Ulss 15, come interviene chirurgicamente nel campo uro-oncologico?

L’Urologia di Camposampiero è da sempre stata attenta e molto sensibile nei confronti della patologia uro-oncologica (che rappresenta circa l’80% della patologia urologica) e ha cercato di dare all’utenza del territorio una risposta clinica quanto più qualificata. Il tumore della vescica, che al suo esordio (in circa il 70% dei casi) si presenta come malattia non muscolo-invasiva, viene approcciato con tecnica endoscopica diagnostica e terapeutica e seguito da trattamenti topici immuno e chemioterapici; solo in presenza di malattia pluri-recidiva non responsiva o in caso di malattia muscolo-infiltrante viene sottoposto a chirurgia demolitiva con derivazioni urinarie interne (neovescica ileale orto-topica) ed esterne (uretero-ileo-cutaneostomia). La neoplasia renale, in percentuali che superano il 70%, viene trattata con chirurgia open conservativa e nei restanti casi, dove l’estensione locale richiede la necessaria chirurgia demolitiva radicale, in oltre il 50% vengono trattati con tecnica laparoscopica. La neoplasia prostatica organo-confinata viene trattata con la tecnica chirurgica open in circa il 30% dei casi e nel restante 70% con tecnica laparoscopica robot-assistita. I criteri di selezione negli ultimi 5 anni sono stati rivisitati. L’indicazione alla prostatectomia radicale robotica, un tempo limitata alla neoplasia prostatica a rischio medio-basso, ora viene estesa anche alla malattia ad alto rischio, per i quali diventa imperativo eseguire una estesa linfoadenectomia pelvica. La pregressa chirurgia pelvica, dapprima criterio di esclusione, ora viene valutata caso per caso e spesso affrontata con successo. Ai pazienti con patologie croniche concomitanti, meno interessati alla conservazione della potenza sessuale, viene proposta la chirurgia open classica.

Fin dove può arrivare la chirurgia robotica?

Oggi con l’innovazione tecnologica del robot da Vinci (dal Gennaio 2016 a Camposampiero siamo dotati della nuova piattaforma da Vinci Xi, che risulta essere uno strumento ideale per la chirurgia ad alta complessità in più ambiti chirurgici), innovazione che permette una libertà di movimento estrema (è in grado di compiere una rotazione di quasi 360°, un raggio di gran lunga superiore a quello del polso umano) e questa caratteristica lo rende adatto massimizzando gli accessi anatomici e garantendo inoltre una visione tridimensionale ad alta definizione. Il robot da Vinci Xi supera le limitazioni della chirurgia convenzionale e permette al chirurgo di eseguire interventi chirurgici complessi con tecnica minimamente invasiva. Non appare improbabile che limitazioni attuali alla tecnica robotica un domani prossimo possano essere superate da ulteriori innovazioni tecnologiche.

Quali sono i benefici della chirurgia robotizzata?

Senza alcun dubbio la mini-invasività chirurgica rende l’intervento meglio tollerato al paziente. Il post-operatorio meno gravato da sintomatologia algica e la precoce ripresa permettono la dimissione del paziente in terza – quarta giornata post-operatoria e dopo due settimane il paziente può riprendere le sue abitudini consuete. Il chirurgo fisicamente lontano dal campo operatorio, seduto alla consolle dotata di monitor e comandi, muove i bracci del robot collegati agli strumenti endoscopici introdotti attraverso piccole incisioni cutanee da 8 a 12 mm. Il chirurgo opera per mezzo di due manipolatori (simili a joystick) e di pedali che guidano la strumentazione, e osserva il campo operatorio tramite il monitor dell’endoscopio 3D; il robot replica i gesti eseguiti dal chirurgo alla consolle, ma permette di operare con maggiore precisione grazie alla soppressione del tremore naturale delle mani e alla possibilità di scalare e ridurre i movimenti. Inoltre la visione ingrandita dell’area chirurgica fino a 6-10 volte e la visione tridimensionale del campo operatorio permettono al chirurgo di distinguere le strutture anatomiche più piccole, difficilmente visibili ad occhio nudo. Questo si riflette sulla conservazione delle banderelle vascolo-nervose, definite da un patologo “ali di farfalla appoggiate alla prostata”, e dello sfintere striato esterno: strutture molto delicate ed essenziali per il mantenimento della potenza sessuale e della continenza urinaria.

Negli ultimi anni i neoplasmi alla prostata e alla vescica sono aumentati, ma contemporaneamente i tassi di sopravvivenza arrivano dall’80 al 90%. Concretamente cosa è stato fatto?

Negli ultimi 10-15 anni l’urologia clinica è stata oggetto di interesse scientifico sempre più attivo. Un riferimento alla prevenzione sempre più attento da parte della popolazione maschile, sensibilizzata, anche da campagne medianiche, ha permesso una diagnosi precoce e un conseguente rapido trattamento dei tutte le principali patologie uro-oncologiche, con un conseguente aumento della sopravvivenza. La maggiore attenzione alle linee guida urologiche italiane e internazionali ha permesso di standardizzare i percorsi diagnostici-terapeutici, migliorando la risposta qualitativa al paziente. Le evoluzioni tecnologiche, dal momento diagnostico al momento terapeutico (dalle innovazioni laboratoristiche alla chirurgia endoscopica, laparoscopica e robotica) e la sempre più alta attenzione verso il paziente geriatrico hanno permesso di aumentare il tasso di sopravvivenza. Le innovazioni anestesiologiche hanno permesso di trattare un’ampia popolazione ultra-ottantenne, con un rischio operatorio talvolta medio-alto. Questi pazienti, che un tempo non lontano venivano lasciati al loro destino, oggi ricevono trattamenti efficaci alla pari degli altri pazienti meno anziani. Oggi dare una risposta a questi pazienti è ancora più doveroso di ieri.

di Redazione InFormaSalute

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