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Cataratta

Cataratta: non riguarda solo gli anziani!

Cataratta

Cataratta: non riguarda solo gli anziani.

Chi è affetto dalla cataratta nel tempo subisce un annebbiamento della vista del tutto progressivo. Il cristallino, che per fenomeni di ossidazione da trasparente diventa opaco, arrestando il passaggio della luce, deviandone il passaggio dei raggi luminosi, impedendone così la normale focalizzazione sulla retina. Questa malattia può essere corretta in modi diversi a seconda del tipo di cataratta di cui si è affetti.  Per approfondire questa patologia, chiediamo chiarimenti al dott. Stefano Miorin, direttore di struttura semplice “Chirurgia Retinica” Ulss 15. 

Dott. Miorin, cos’è la cataratta e perché, anche se è una tipica conseguenza dell’invecchiamento, colpisce anche persone giovani? 
Il cristallino è quella lente naturale, posta all’interno dell’occhio subito dietro l’iride, che permette ai raggi luminosi di essere messi a fuoco sulla retina. Quando il cristallino perde la sua trasparenza, in tutto od in parte, si parla di cataratta: la visione non è più nitida, ma è via via più opaca quanto meno trasparente è il cristallino. Questo opacamento è correlato ai fenomeni di ossidazione e di aggregazione delle proteine che costituiscono il cristallino e che in questo modo bloccano la trasmissione della luce al suo interno. I processi di ossidoriduzione avvengono in continuazione in tutto il nostro organismo, all’interno delle nostre cellule; nel cristallino, perché si mantenga la trasparenza, è necessario che si mantenga l’equilibrio fra fattori ossidanti (come i prodotti del metabolismo cellulare, i raggi ultravioletti, l’ossigeno stesso) ed i fattori antiossidanti (enzimi intracellulari, come la catalasi o la superossido-dismutasi, e vitamine, come l’acido ascorbico e la vitamina E). Quando l’equilibrio si rompe ed aumentano i fenomeni di ossidazione, le proteine del cristallino si degradano e formano degli aggregati ad alto peso molecolare che portano alla cataratta. La causa principale della perdita di questo equilibrio è l’invecchiamento delle cellule, che con il tempo sono sempre meno in grado di ricostituire le “scorte” dei fattori antiossidanti, a fronte del continuo consumo da parte dei fattori ossidanti. Tutto ciò di solito avviene molto lentamente, per cui i sintomi della cataratta si manifestano in età avanzata. Se per qualche motivo le cellule perdono la loro capacità antiossidante, ecco che la cataratta può comparire anche prima: è il caso delle cataratte congenite o giovanili, correlate ad errori del metabolismo cellulare, spesso su base genetica, come anche a malattie concomitanti (diabete, glaucoma, uveiti) o a fattori ambientali esterni (fumo, inquinamento, farmaci, radiazioni, traumi).

Quanti tipi di cataratta esistono?
Possiamo classificare le cataratte in base all’età di insorgenza ed allora distinguiamo le cataratte congenite (presenti già alla nascita o nei primi mesi di vita), le cataratte giovanili (nei bambini ed adolescenti), le presenili (nei giovani e negli adulti) e le senili (di gran lunga la più frequente, negli anziani dopo i 65 anni).Esiste poi una classificazione anatomica della cataratta, in cui abbiamo una forma nucleare (opacamento del nucleo interno del cristallino), una corticale (opacamento delle fibre cristalline più superficiali che avvolgono il nucleo), una sottocapsulare posteriore (coinvolge la capsula posteriore del cristallino e le fibre ad essa connesse) ed una polare, anteriore o posteriore (opacità densa posta al centro della capsula anteriore o posteriore, rispettivamente, del cristallino). Tutte queste forme si possono inoltre combinare fra loro in vario modo, dando origine alle forme “miste”.Infine, abbiamo la distinzione delle cataratte in relazione al grado di opacizzazione del cristallino, dalle forme iniziali o lievi, alle forme evolute o “mature”, fino alle forme totali o ipermature.

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Quali sono i sintomi delle persone affette dalla cataratta? 
Il sintomo principale è l’offuscamento della vista, che si manifesta lentamente, ma progressivamente, fino a portare, nei casi estremi, al completo annebbiamento: non si ha mai però la cecità completa, ma in caso di una cataratta totale l’occhio non è più in grado di distinguere le forme ed i colori, sebbene sia ancora in grado di capire se c’è luce o buio. L’offuscamento dovuto alla cataratta è inoltre permanente: una volta che si è manifestato, non scompare più, ma è sempre presente (mentre negli offuscamenti visivi transitori, i sintomi sono incostanti, essendo legati ad altri fattori, come l’affaticamento visivo).L’offuscamento visivo, mano a mano che progredisce, porta ad un calo vero e proprio della vista: non si riesce più a leggere fino ai “dieci decimi”, ma ci si ferma prima, anche con l’occhiale migliore possibile. La quantità di luce che arriva sulla retina non è cioè sufficiente per stimolare adeguatamente i fotorecettori e poter distinguere i particolari delle lettere più piccole dell’ottotipo. Altri sintomi possibili sono inoltre la fotofobia (= fastidio con luce intensa), gli aloni attorno alle luci e l’abbagliamento, causati dalla dispersione dei raggi luminosi nel passare attraverso la cataratta. Infine, nella cataratta nucleare, possiamo avere un cambiamento della densità del nucleo del cristallino, che a sua volta porta ad una miopizzazione (aumento della miopia) dell’occhio: è il motivo per cui un adulto miope si trova ad un certo punto un peggioramento della vecchia miopia, come invece un presbite nota di vedere meglio da vicino, anche senza occhiali.

Come si cura e quali sono i tipi di interventi da eseguire? 
La cura medica della cataratta prevede l’utilizzo di sostanze antiossidanti che impediscano o rallentino l’opacizzazione del cristallino, ma fino ad oggi tutti i tentativi fatti sia con colliri che con preparati in capsule o pastiglie non hanno portato a risultati concreti: nonostante tutte le cure, la maggior parte delle cataratte, un po’ alla volta, matura. L’unica terapia possibile, una volta di fronte ad una cataratta “matura”, è pertanto l’intervento chirurgico, che prevede l’asportazione del cristallino opacizzato e l’impianto di un nuovo cristallino artificiale trasparente. Con le tecniche attuali di facoemulsificazione della cataratta e di microincisione (grazie all’uso del microscopio operatorio e dei moderni apparecchi chirurgici) è possibile asportare la cataratta attraverso un’incisione di pochi millimetri, emulsionandola con gli ultrasuoni ed aspirandola con una sonda apposita (il facoemulsificatore), per poi iniettare al suo posto un cristallino artificiale pieghevole che si distende da solo una volta entrato nell’occhio. Il tutto ha permesso di aumentare la sicurezza e la precisione degli interventi, che nella maggioranza dei casi si effettuano oggigiorno in regime ambulatoriale ed in anestesia locale. Negli altri casi più complessi o effettuati in concomitanza ad altri interventi oculari (chirurgia vitreoretinica, trapianti di endotelio corneale, glaucoma), la chirurgia si effettua in “Day Surgery” o, più raramente, in ricovero ordinario in relazione alle necessità cliniche.

Ci sono delle complicanze o degli effetti collaterali possibili? 
Come qualsiasi altra cosa, anche l’intervento di cataratta presenta dei rischi e dei possibili effetti collaterali. È però uno degli interventi chirurgici più sicuri in assoluto, tanto che nella letteratura scientifica internazionale il tasso di interventi non complicati di cataratta (cioè che non hanno presentato nessun tipo di complicazione) si attesta al 95% dei casi. Del 5% dei casi cosiddetti “complicati”, la maggior parte presenta delle situazioni che si possono risolvere nel tempo o con delle cure adeguate (infiammazioni post operatorie, aumenti della pressione intraoculare, edemi della cornea o della retina, …). In altri casi (meno dell’1%) può essere necessario un altro intervento, anche a distanza di tempo, per complicanze come il distacco di retina o lo scompenso corneale endoteliale. Solo in una minima percentuale (dallo 0.014 allo 0.08% del totale) possiamo infine avere gravi conseguenze permanenti con importanti deficit o addirittura la perdita della funzione visiva. È quindi importante non banalizzare l’intervento di cataratta: anche se con le tecniche in nostro possesso siamo in grado di eseguire rapidamente ed in sicurezza la procedura, ci sono sempre delle possibili complicazioni che si possono ridurre (ma non eliminare del tutto) con il corretto inquadramento del paziente e dell’occhio da operare e con un adeguato comportamento nel periodo post operatorio.

Dopo quanto tempo dall’intervento una persona riesce a svolgere le attività di prima?
Normalmente, dopo l’intervento è sufficiente un riposo di un paio di settimane, per dare tempo alle piccole cicatrici oculari di consolidarsi. Dopo tale periodo, il paziente può gradualmente riprendere le sue attività abituali. In caso di lavori pesanti, dove cioè si devono svolgere sforzi fisici intensi, il periodo di riposo va prolungato di altri 10 – 15 giorni (un mese circa in tutto). Per quanto riguarda la vista, già nei primi giorni è possibile notare il miglioramento visivo; per poter “sistemare” gli occhiali è invece necessario aspettare l’assestamento delle cicatrici e del cristallino artificiale all’interno dell’occhio, che avviene in un periodo di 4 – 6 settimane dall’intervento. Trascorso tale periodo si potrà prescrivere l’eventuale occhiale definitivo.

Ultima domanda: dott. Miorin, in un anno, quanti interventi circa si fanno nella Ulss 15? 
Nella nostra Ulss effettuiamo circa 4000 interventi di cataratta all’anno, la maggior parte dei quali (poco più di 3200) a Camposampiero, dove ha sede l’Unità Operativa di Oculistica ed abbiamo a disposizione due sale operatorie quotidiane, dal lunedì al venerdì. Qui è possibile eseguire anche gli interventi “combinati” (chirurgia della cataratta + un altro intervento oculare) o più complessi, come anche disporre il ricovero dei pazienti in Day Surgery o in Ricovero ordinario. Gli altri 800 interventi circa vengono eseguiti a Cittadella, dove da qualche anno abbiamo a disposizione una sala operatoria una volta alla settimana, per interventi esclusivamente in regime ambulatoriale, per i quali vengono quindi selezionati gli occhi (ed i pazienti) meno complessi.

di Redazione InFormaSalute

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