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Cataratta Secondaria

Cataratta secondaria: sconosciuta e incompresa

Cataratta Secondaria

Cataratta secondaria: sconosciuta e incompresa. Si crede dovuta a un’operazione sbagliata. Non è così!

Parliamo degli occhi, della cataratta secondaria, o meglio dell’ opacità capsulare posteriore come viene definita, più saggiamente, nei paesi anglosassoni. E’ il retaggio della vecchia scuola italiana a definirla cataratta secondaria, una terminologia non completamente esatta e che al contempo ha creato non poca confusione in materia. Questo articolo scaturisce dal fatto che ci sono state delle incomprensioni da parte dei medici di medicina generale o medici specialisti non al corrente dell’ attuale situazione di intervento di chirurgia della cataratta. Di qui, la non corretta interpretazione della formazione della cataratta secondaria. Necessario, quindi, fare chiarezza sull’argomento.

Intervista alla dottoressa Simonetta Morselli Direttore Reparto Oculistica ospedale di Bassano del Grappa, al dott. Antonio Toso, Dirigente Medico della Struttura Complessa di Oculistica, Responsabile di Incarico di Alta Specializzazione in Chirurgia della Retina.

Dottor Toso, innanzitutto in cosa consiste l’intervento della cataratta?
Quando noi andiamo a rimuovere una cataratta con le nuove tecniche chirurgiche, per impiantare un cristallino artificiale, lo alloggiamo in una capsula naturale dove risiedeva prima la cataratta ovvero il cristallino opacato. Questa capsula viene utilizzata quasi come un’amaca, una sospensione dove viene inserito il cristallino artificiale che rimane sospeso dentro all’occhio e sostituisce, dal punto di vista ottico, il cristallino naturale.

Il problema dove sta?
Purtroppo capita che dopo circa due anni, nella maggior parte dei pazienti, si formi una opacità su questa capsula posteriore, appena dietro il cristallino artificiale.

E questo fatto a cosa è dovuto?
Accade perché proliferano cellule epiteliali del vecchio cristallino e vanno a formare una patina, una specie di velo che offusca la vista e che rende questa capsula da trasparente ad opaca. Però il problema vero e proprio non sussiste, in quanto esiste il laser YAG che noi utilizziamo ambulatoriamente.

Di cosa si tratta, più nello specifico, Dottoressa Morselli?
E’ un laser a stato solido che sfrutta come mezzo laser attivo un cristallo di ittrio e alluminio (YAG) drogato al neodimio. La dimostrazione del primo laser Nd:YAG fu realizzata, nel 1964, in New Jersey, Stati Uniti.

Come lavora?
Ha la capacità di disintegrare questa opacità in pochi secondi, in ambulatorio. Il paziente sta seduto davanti ad un bio-microscopio con la luce pulsata rossa che va, come detto, a disintegrare questa velatura, ripristinando la normale trasparenza. Ridando al paziente una visione nitida.

Questo fenomeno di opacizzazione, non è possibile bloccarlo?
Si è cercato in tutti i modi di contrastare questo fenomeno di proliferazione di cellule epiteliali, anche agendo sulla qualità dei materiali artificiali e sulla geometria del sistema artificiale, per sbloccare o quantomeno arginare la proliferazione di tali cellule. Tuttavia, non esiste ancora il cristallino artificiale perfetto! I materiali a disposizione oggi in Italia sono di ottima qualità, con aziende primarie leader nel mondo e la ricerca continua per limitare al massimo lo svilupparsi dell’opacità capsulare posteriore.

Tuttavia regna una certa confusione in materia…
Esattamente! Qualcuno leggendo questo fenomeno come “cataratta secondaria” pensa che il chirurgo non abbia rimosso del tutto il cristallino naturale. Che quindi non abbia fatto bene il proprio lavoro! Viene invece rimosso del tutto, anche se le microcellule epiteliali che ristagnano all’equatore del sacco capsulare, non è possibile estirparle.

Che cosa accade al paziente, dottor Toso?
Accade, come detto, che dopo circa due anni deve ritornare ed essere sottoposto al laser YAG. Pensi che le statistiche mondiali, in termini di percentuali, parlano di un’ incidenza dell’ opacità capsulare posteriore (ripeto, non cataratta secondaria) che varia fra il 20% ed il 50%. Vale a dire che un paziente su tre, mediamente, sviluppa l’opacità che si risolve con il laser ambulatoriale. Io addirittura dico ai miei pazienti che i miei stessi parenti che ho operato alla cataratta, sono tornati dopo due anni per il trattamento al laser.

Dottoressa Morselli, quanti pazienti si sottopongono all’intervento alla cataratta a Bassano?
Lo scorso anno sono stati 1.910. Sono simili anche le previsioni per quest’anno. Vorrei aggiungere che molto spesso il proliferarsi delle cellule che danno opacità successiva all’intervento, è dovuto proprio alla biocompatibilità dei cristallini artificiali, al materiale che noi inseriamo all’ interno dell’ occhio. Questo è talmente biocompatibile e quindi riconosciuto dal nostro organismo come qualcosa di non estraneo, che viene ricoperto dalle cellule dell’organismo stesso. Ecco spiegato perché si forma la cataratta secondaria. Le dirò di più: la stessa marca di cristallini impiantata a due persone differenti, alla prima può dare la cataratta secondaria, alla seconda non succede nulla. Dipende molto dalla persona e a mio parere questo testimonia che non ci troviamo di fronte al mal funzionamento del cristallino o all’intervento chirurgico non riuscito ma invece è una questione fisiologica.

Dottor Toso, questo significa che il problema sussisterà sempre?
Un recentissimo articolo inglese pubblicato in una prestigiosa rivista scientifica oculistica dice che l’ opacità capsulare posteriore è un problema non ancora risolto. In tutto il mondo è un problema non ancora risolto! Non stiamo parlando di residui della cataratta. Stiamo parlando di materiali di altissima qualità. Per ovviare a questo, si sta andando ad agire su geometrie, su un materiale più biocompatibile di cristallino artificiale. Altre armi non le abbiamo!

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

Dr.ssa Simonetta Morselli

Direttore della Struttura Complessa di Oculistica dell’ Ulss 3 e dir. del Dipartimento di Chirurgia Specialistica

Dr. Antonio Toso

Primario di Cardiologia all'ospedale "San Bassiano" di Bassano del Grappa

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