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Celiachia: una malattia che colpisce 500 mila italiani

Celiachia: focus sulla malattia che colpisce dai 400 ai 600 mila italiani.

Celiachia: una malattia di cui si parla tanto, al punto da rappresentare oggi uno degli argomenti più trattati riguardo al rapporto tra alimentazione e salute. Tuttavia, il fatto che se ne parli tanto non sempre è garanzia di una corretta informazione sul problema.

Affrontiamo quindi il tema con il dott. Giorgio Battaglia, nome di spicco della chirurgia endoscopica; è stato docente all’Università di Padova e direttore dell’Endoscopia Chirurgica dell’Istituto Oncologico Veneto ed è componente del Centro Veneto delle Malattie dell’Esofago e coordinatore del gruppo Endoscopisti Veneto.

Dott. Battaglia, negli ultimi anni la celiachia è diventata un tema molto sentito dalla popolazione. Di cosa si tratta, esattamente?

La celiachia è un disturbo del sistema immunitario (malattia autoimmune) causato da un difetto genetico: nei soggetti che presentano questo difetto, il glutine contenuto in alcuni alimenti ingeriti (avena, farro, kamut, orzo, segale) scatena una più o meno grave reazione immunitaria a livello della parete intestinale con conseguente atrofia della mucosa. Conosciuta fin dai tempi degli antichi greci, è solo nel 1940 che viene identificati il glutine come causa scatenante. È una condizione più frequente nelle donne, con una prevalenza maggiore se un parente di primo o secondo grado ne sono affetti. In Italia è riconosciuta come malattia sociale: si stima che colpisca all’incirca 400/600.000 Italiani, cioè una persona ogni 100/150 abitanti. Per questo il Ministero della Salute recentemente l’ha spostata dal gruppo delle malattie rare a quello delle malattie croniche. Il numero di casi effettivamente diagnosticati è però molto inferiore rispetto alla reale incidenza della patologia perché molti soggetti convivono per anni con questa condizione senza accusare disturbi particolarmente gravi o che indirizzino al sospetto di celiachia.

Che effetto provoca nel celiaco l’ingestione di glutine?

Il contatto con il glutine ed in particolare con la gliadina, proteina in esso contenuta, provoca in soggetti geneticamente predisposti, una inappropriata risposta immunitaria con massiva attivazione dei linfociti T. Questi si accumulano al di sotto della mucosa intestinale provocando una reazione infiammatoria che porta ad una progressiva atrofia dei villi. I villi sono delle estroflessioni della mucosa dell’intestino tenue che aumentano enormemente la superficie di contatto tra questa e gli alimenti per facilitarne l’assorbimento. La loro scomparsa pertanto interferisce con l’assorbimento intestinale delle sostanze nutritive ingerite indispensabili al nostro organismo. Un’altra conseguenza rilevante che può verificarsi è l’induzione di un difetto di produzione di lattasi (un enzima deputato alla digestione del lattosio), che comporta anche un’intolleranza al latte e ai latticini, se già questa patologia non era presente.

Quali sono i sintomi della celiachia?

La malattia celiaca insorge più spesso nell’infanzia, ma si può presentare a qualsiasi età, tanto che sono in aumento i casi diagnosticati dopo i 60 anni. La gravità dei sintomi dipende dall’estensione della malattia lungo l’intestino, in quanto le forme con lesioni meno estese, localizzate solitamente nella prima porzione del tenue, possono provocare problemi sfumati che non sono immediatamente riconducibili alla sindrome da malassorbimento della malattia celiaca. Nei bambini quando sono presenti gonfiore e dolore addominale, diarrea, vomito, costipazione, feci pallide, maleodoranti o oleose, dimagrimento, ritardo nella crescita, irritabilità bisogna pensare ad una possibile reazione al glutine. Negli adulti invece il gonfiore addominale, la diarrea o la stipsi, il dimagramento ma anche sintomi che non fanno pensare all’intestino come l’affaticamento, la dermatite erpetiforme, il dolore alle ossa, la depressione, l’ansia, la stomatite sono segni che possono accompagnare una celiachia misconosciuta.

Come viene diagnosticata la malattia?

Poiché I sintomi allo stadio iniziale sono sfumati e comuni ad altre patologie (sindrome del colon irritabile, sindrome da contaminazione batterica, morbo di Crohn ecc.), il sospetto deve essere posto dopo una attenta anamnesi, richiedendo quindi accertamenti mirati. Un primo screening lo si fa con la ricerca di specifici autoanticorpi, come la transglutaminasi anti-tissutale (tTGA, la più usata a fini diagnostici), gli anticorpi anti-endomisio (EMA, diretti contro le componenti delle cellule intestinali dell’organismo) e gli anticorpi antigliadina (AGA, rivolti verso componenti del glutine e meno importanti dal punto di vista clinico per l’alto tasso di falsi positivi). Se questi test vengono positivi la conferma si ha con la biopsia duodenale. Questa non solo può fare diagnosi con una affidabilità del 100%, ma mi definisce esattamente il grado di danno tessutale e nei successivi controlli può monitorare il miglioramento o meno della malattia. Essendo una malattia genetica non si deve dimenticare che una volta accertata è opportuno fare lo screening della malattia in tutti i familiari di 1° grado. E’ importante sottolineare che tutti questi esami vanno fatti senza sospendere l’assunzione di glutine, per non aver falsi negativi.

Come si presenta la malattia?

Dal punto di vista clinico riconosciamo una forma classica, una subclinica, ed una forma silente. Nella forma classica il sintomo più importante è la diarrea con steatorrea (feci ricche di grassi e per questo maleodoranti), perdita di peso e tutti quei problemi che sono caratteristici di un malassorbimento globale, soprattutto per quanto riguarda le vitamine, il ferro ed i folati. A volte, anche in assenza di diarrea, è abbastanza comune osservare solamente un’anemia da mancanza di ferro (più raramente anche da mancanza di acido folico e/o vitamina B12), una stomatite aftosa (ulcere dolorose all’interno del cavo orale) che recidiva, perdita di capelli. La forma subclinica è caratterizzata da sintomi minori, transitori ed apparentemente extraintestinali, che solo il medico esperto riferisce a tale condizione. La forma silente è caratterizzata dall’assenza di sintomi e segni riferibili al malassorbimento.

Esistono altre malattie che possono associarsi alla celiachia?

In effetti esiste una maggiore probabilità di essere celiaci quando sono presenti determinate patologie anche se non è nota una correlazione diretta. Tra queste ricordiamo le principali: diabete mellito di tipo 1, intolleranza al lattosio, tiroidite autoimmune, gastrite cronica atrofica autoimmune, cirrosi biliare primaria, colite microscopica, allergie, artrite reumatoide, artrite psoriasica, fibromialgia, sindrome di Down, alopecia areata, lupus eritematoso sistemico. Inoltre il mancato o insufficiente trattamento della celiachia aumenta la probabilità di contrarre nel tempo varie malattie, inizialmente non presenti anche senza che vi sia una diretta correlazione; la dieta può diminuirne il rischio, l’incidenza e il peggioramento. Tra esse vi sono patologie neurologiche come la sclerosi multipla o le neuropatie, malattie autoimmuni (come le artriti e il lupus eritematoso sistemico), tumori, gastroenterite ed esofagite eosinofila, cardiomiopatie, osteoporosi, ipotiroidismo e ipertiroidismo, disturbi psichici.

 

Quale terapia viene adottata per i pazienti celiaci?

Anche se sono allo studio sperimentale farmaci che limitino il danno tessutale o la reazione immunitaria, a oggi la dieta senza glutine è l’unica terapia che permette non di guarire dall’intolleranza al glutine, ma di tenere sotto controllo la malattia favorendo la guarigione della mucosa intestinale. Deve però essere seguita scrupolosamente per tutta la vita ed essere molto rigorosa, poiché basta l’assunzione di minime quantità di glutine per annullare il miglioramento raggiunto. Basti pensare che nella stessa particola con cui facciamo la comunione ci può essere una percentuale di glutine superiore alla dose massima tollerata, grave problema soprattutto per i preti cattolici celiaci che tutti i giorni fanno la comunione perché la Chiesa Cattolica non ammette sostituzioni. Escludendo frumento, orzo, segale, avena, si può mangiare riso, mais, miglio, patate, soia o tapioca. Anche la birra deve essere eliminata, mentre è possibile consumare liberamente vino e liquori, whisky compreso. Purtroppo il glutine si può trovare anche in additivi alimentari, emulsionanti o stabilizzanti, o in farmaci (capsule e compresse contenenti amido); è perciò opportuno controllare che un qualsiasi cibo o medicinale non ne contenga. Oggi cibi senza glutine si trovano facilmente non solo nelle farmacie, ma anche nei supermercati e negli autogrill rendendo più facile l’osservanza della dieta; il SSN poi riconosce una spesa mensile per i pazienti diagnosticati celiaci. Almeno inizialmente, è opportuno astenersi anche dal consumo di latte o latticini, dato che può coesistere anche un deficit della produzione intestinale di lattasi. Come abbiamo detto non esiste una terapia farmacologica che controlli la malattia, ma in alcuni casi, i pazienti celiaci potrebbero avere bisogno di un’integrazione vitaminica e minerale, per tutte quelle sostanze scarsamente assorbite: ferro, folati, vitamina B12, vitamina D, vitamina K. Per questo è sempre fortemente consigliato l’aiuto di un nutrizionista per avere una dieta corretta ed equilibrata con periodici controlli medici specialistici.

di Alessandro Tich

Alessandro Tich

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