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La rivoluzione della chirurgia mini invasiva

Una rivoluzione nella chirurgia

Intervista al Dott. Michele Antoniutti Dirigente Struttura Complessa di Chirurgia Generale Ulss 7 Pedemontana-Ospedale di Bassano Del Grappa.

Passi da gigante grazie alla tecnologia avanzata, applicata in questo caso alla chirurgia. In questo articolo parliamo delle tecniche di chirurgia mini-invasiva che hanno rivoluzionato completamente il modus operandi del chirurgo in sala operatoria, come pure la vita del paziente. Vediamo in quali maniera, grazie all’intervista che segue.

Dottor Antoniutti, innanzitutto che cosa si intende per chirurgia mini-invasiva?

Si tratta di una tecnica che, attraverso piccole incisioni, permette di eseguire, con strumenti dedicati, molteplici interventi, anche complessi, in molti ambiti di chirurgia generale, oncologica e d’urgenza. Infatti, attraverso l’uso di sistemi ottici sempre più sofisticati, è come se l’occhio del chirurgo fosse dentro il corpo del paziente consentendogli quindi di operare in sicurezza con gesti chirurgici molto mirati e precisi.

Queste tecniche possono essere applicate a ogni paziente?

In linea di massima non ci sono controindicazioni assolute alla chirurgia mininvansiva ed oggi quasi tutti i pazienti possono beneficiare della metodica. Situazioni molto delicate e particolari, come gravi malattie del cuore o dei polmoni, o pazienti che hanno subìto nel passato molteplici interventi soprattutto addominali, possono rendere non prudente o praticabile l’intervento mininvasivo.

In che cosa consiste questa tecnica?

La tecnica prevede l’esecuzione di piccoli tagli dai 2 ai 12 mm sulla cute della regione interessata e l’introduzione di piccole cannule rigide con punte smusse chiamate Trocars che permettono di superare in sicurezza la parete addominale o toracica e consentire poi l’ingresso degli strumenti ottici e di quelli per la dissezione degli organi (pinze, forbici, coagulatori etc). Le immagini vengono proiettate su monitor ad alta definizione ed a visione tridimensionale che ingrandiscono le strutture magnificando la visione.

Quali sono i vantaggi della chirurgia mini-invasiva?

I vantaggi sono molteplici e tutti connaturati alla mininvasività della tecnica. I piccoli accessi, che sostituiscono i grandi tagli della chirurgia tradizionale, sono molto meglio tollerati dal paziente, in quanto riducendo l’invasività e la manipolazione degli organi interni. Inoltre, si ha come effetto una più rapida ripresa di tutte le funzioni vitali, ed un dolore postoperatorio molto ridotto. Il paziente operato con tecnica mininvasiva ha molto meno dolore, si alza dal letto molto precocemente e respira meglio. Se operato all’addome, le funzioni intestinali riprendono rapidamente e può alimentarsi prima. Sono ridotti tutti quei problemi legati alle ferite, sia come entità che come frequenza delle infezioni. Il paziente, in genere, tollera meglio la degenza ospedaliera che è anche più breve, ha un migliore tono dell’umore e dopo la dimissione riprende prima le sue normali attività lavorative e non. Anche a distanza di tempo ci sono dei vantaggi, in quanto sono molto inferiori le ernie su cicatrice, i cosiddetti e molto fastidiosi laparoceli e le aderenze intestinali che spesso causano ricorrenti dolori addominali e blocchi intestinali. Ultimo, ma non meno importante, l’ottimo risultato estetico che ha ridotto drasticamente l’entità delle cicatrici di grandi dimensioni e spesso di aspetto retratto o ipertrofico.

Tale tecnica viene consigliata agli anziani?

La domanda tocca un argomento di grande attualità ed in evoluzione culturale. Infatti, quando si è cominciato ad eseguire interventi mini-invasivi complessi, l’età avanzata era considerata una potenziale controindicazione per i grandi anziani. In realtà oggi il principio si è completamente rovesciato e gli anziani, grazie ad una ottimizzazione della cura delle patologie croniche e ad un sensibile miglioramento delle tecniche di anestesia e rianimazione, sono la categoria che maggiormente trae beneficio da questa chirurgia.

Torniamo alle origini di questo tipo di tecnica. Quando è nata?

Nasce esattamente nel 1987 in Francia, grazie alla felice intuizione del Prof. Philippe Mouret, chirurgo francese. Nei primi decenni sono stati eseguiti solo interventi tecnicamente semplici. La seconda rivoluzione è stata nel nuovo secolo quando, grazie anche alla innovazione tecnologica e alla crescita culturale della classe chirurgica soprattutto ospedaliera, sono state allargate le indicazioni potendo oggi realizzare anche interventi complessi.

L’ultima domanda, dottor Antoniutti. Quali nuove frontiere si potrebbero raggiungere grazie a questa tecnica?

L’evoluzione tecnologica si è dimostrata negli ultimi anni un processo ad evoluzione tumultuosa. La proficua e costante collaborazione tra industria e professionisti è stata la chiave del successo. L’associazione della mininvasività alle tecniche robotiche e una maggiore loro fattibilità e diffusione, lo sviluppo di strumenti per la dissezione ad elevata energia e sempre più performanti, come pure la creazione di macchine sempre più sofisticate per la sezione e la sintesi dei tessuti, sono i principali ingredienti per un’ ulteriore diffusione ed implementazione di questa chirurgia nei prossimi anni. Da tenere presente anche l’evoluzione culturale con l’abitudine delle nuove generazioni di chirurghi all’utilizzo di tali tecniche. Senza dimenticare che una buona sanità, soprattutto in chirurgia, deve essere accessibile a tutti ed avere dei costi ragionevoli. La sfida principale per il futuro è, infatti, coniugare interventi di alta qualità a costi sostenibili.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile


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