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Contro l’ictus solo il tempo

Paola Mazzocchin   La parola al dr. Giuseppe Didonè, primario di Neurologia dell’Ospedale di Cittadella Quando si parla di ictus le parole d’ordine sono: tempo ed efficacia della cura. In Italia l’ictus rappresenta la terza causa di morte e la prima causa assoluta di disabilità. Ma oggi si può fare molto, specie se si interviene nella fase iniziale della malattia. Il ricovero tempestivo in strutture specializzate (Centri Ictus) garantisce al paziente assistenza immediata e il trattamento più appropriato, da effettuare, quando indicato, entro 3 ore dalla comparsa dei sintomi. Cosa si deve fare in caso di sospetto di ictus? Come si può riconoscere e come si cura? Ne abbiamo parlato con il dr. Giuseppe Didonè, direttore dell’Unità Operativa di Neurologia dell’Ospedale di Cittadella. – Dr. Didonè, come si riconosce un ictus?                                                                           -“Oggi la maggior parte dei pazienti accede ai servizi ospedalieri già in presenza di sintomi, non sempre facili da riconoscere per un non addetto ai lavori. I campanelli d’allarme sono diversi: improvvisa difficoltà nel parlare, debolezza del braccio e della gamba destri o sinistri. La persona sta bene e dopo poco tempo avverte questi disturbi, evidenti e di solito ben colti dal paziente. In questi casi bisogna intervenire subito, chiamando il 118 e raggiungendo tempestivamente l’Ospedale. A Cittadella è operativa da un anno una struttura specializzata per la diagnosi, la cura e il trattamento della malattia. E’ il Centro Ictus, una unità di terapia semi-intensiva, attualmente dotata di 8 letti, che risponde alle esigenze dei territori di Cittadella e Camposampiero.” – Cos’è precisamente l’ictus?                                                                                                   -“E’ la perdita della circolazione sanguigna cerebrale in determinate aree, causata dall’improvvisa chiusura o rottura di un vaso cerebrale che quindi non può più nutrire e ossigenare le cellule nervose. Il danno che ne consegue è la perdita di alcune funzioni del cervello.” – Perché il tempo di intervento  è fondamentale in caso di ictus? -“Perché il cervello è un organo estremamente delicato: una persona che rimane senza ossigeno al cervello, anche per pochi minuti, può avere danni irreversibili. Per questo, chi è colpito da ictus dovrebbe arrivare in Ospedale entro 3 ore dalla comparsa dei disturbi. Per intervenire con la terapia più appropriata è fondamentale conoscere l’orario di inizio dei sintomi.” – Come si cura? -“La terapia prevede la somministrazione di farmaci trombolitici, in grado di sciogliere il trombo, cioè il coagulo di sangue che blocca le arterie, come spesso avviene nell’infarto del cuore. La “trombolisi” è una terapia molto efficace, purché applicata entro tre ore dall’esordio della patologia. Altre terapie prevedono la somministrazione di sostanze anticoagulanti e antiaggreganti per rendere il sangue più fluido ed evitare quindi l’aggregazione delle placche del sangue e del trombo. In alcuni casi, come per l’infarto del miocardio, si effettuano complessi interventi cardiaci per rimuovere il trombo.” – E’ un problema molto diffuso nel nostro territorio? -“Nel territorio dell’Ulss 15 si registrano, di media, 600 ictus all’anno, di cui 50 hanno caratteristiche tali da essere trattati con trombolisi. Ricordo che l’ictus non colpisce solo gli anziani, in Italia più di 4.000 casi riguardano persone con età inferiore ai 45 anni.” – Come si può prevenire l’ictus? -“Eliminando e controllando i fattori di rischio, come ipertensione arteriosa, diabete, fumo, sedentarietà, sovrappeso, alimentazione scorretta e ricca di grassi. Oggi la capacità di diagnosi è molto elevata e si risolve rapidamente attraverso esami specifici con neuroimmagini che vengono effettuati in ambulatorio.” – Com’è organizzato il Centro Ictus di Cittadella? -“Come già detto, è attivo da un anno all’interno dell’Ospedale di Cittadella un Centro Ictus che risponde alle esigenze dei territori di Cittadella e Camposampiero. E’ il frutto di un grande impegno e di un lavoro sinergico che vede impegnati insieme alla Neurologia, il sistema di emergenza del 118, i professionisti del Pronto Soccorso, la Radiologia, la Cardiologia e la Chirurgia Vascolare, allertati tempestivamente per poter seguire il paziente e farlo arrivare quanto prima al Centro Ictus, secondo quanto stabilito da precisi criteri regionali. Per un’organizzazione di qualità bisogna riunire le forze, fare rete anche con il supporto dei medici di base per una maggiore sensibilizzazione e informazione continua alla popolazione su questa patologia contro cui il tempo d’intervento gioca un ruolo fondamentale.”

Redazione InFormaSalute

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