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crisi di coppia

Coppie in crisi: il divorzio la migliore soluzione?

Crisi di coppia: intervista alla D.ssa Ornella Minuzzo, psicologa-psicoterapeuta-neuropsicologa, Pres. Associazione Psicologi Marosticensi.

I dati Istat registrano, nel nostro paese, un aumento dei divorziati, più che quadruplicati dal 1991, principalmente nella fascia d’età 55-64 anni. Viene da chiedersi se molte di quelle persone che prima componevano coppie felici, non avrebbero potuto evitare di separarsi, se adeguatamente seguite fin dall’inizio della crisi della coppia. Con questo articolo cerchiamo di capire quali possono essere le prime avvisaglie da non sottovalutare, da riconoscere quando ancora vi si può porre rimedio e quali siano, semmai, le strategie per uscirne vittoriosi. Abbiamo avvicinato, anche in questo caso, un’esperta che può dare utili consigli per evitare quello che comunque risulta essere un fallimento.

Quali sono le prime avvisaglie della crisi di coppia da non sottovalutare?

Le relazioni sentimentali attraversano tante fasi e, con il passare del tempo, le personalità e gli interessi delle persone cambiano.
Quando i partner incominciano a sostenere desideri e interessi propri i disaccordi sono inevitabili. I partner possono allontanarsi per diversi motivi come il darsi per scontati, il lavorare troppo, il vedersi poco o vivere una relazione a distanza…
Il più delle volte è un sommarsi di motivi che portano a una separazione graduale, arrivando al punto in cui non ci si parla più. Il contatto visivo è fondamentale e quando non ci si guarda più negli occhi come prima è possibile interpretarlo come un segnale d’allarme: Non tutte le coppie si guardano costantemente negli occhi, se però si nota una considerevole diminuzione di contatto visivo rispetto al passato, allora può essere il sintomo che qualcosa si è spento all’interno della relazione.
Altro indicatore che le cose non vanno più come prima è il pianificare il tempo libero da soli: uscite con gli amici, piccole vacanze per staccare la spina e altre occasioni in cui non si cerca più il partner, trovando delle scuse sul fatto di non avere più il tempo di stare insieme. Inoltre, può essere preoccupante quando si sta nello stesso posto ma manca l’interazione.
Poi, il sesso. Il primo indicatore di problemi di coppia riguarda quasi sempre il fare l’amore: quando ci sono problemi, la maggior parte delle persone non ha più desiderio. La cosa migliore da fare per superare il momento è ricercare la causa principale che impedisce la giusta intimità con il partner.

Generalmente quali sono le lamentele da parte della donna…

Al giorno d’oggi le donne non hanno più bisogno di un uomo per la sopravvivenza e la sicurezza ma per trarne sostegno emotivo. È importante però capire le differenze tra uomo e donna nel vivere l’appagamento emotivo. La principale causa di malessere nella donna è il senso di isolamento, la paura di essere in balia degli eventi. Per gli uomini è il contrario: un uomo si sente appagato quando si sente responsabile di se stesso e in grado di essere utile o provvedere agli altri.
Quando una donna lamenta ”Mio marito è sordo. Non sente mai quello che dico” oppure “Quando gli chiedo qualcosa, lui si mette sempre sulla difensiva” o “ È testardo…non vuole neppure prendere in considerazione quello che gli devo dire” ci sono avvisaglie che qualcosa nella coppia non sta andando per il verso giusto.

E dell’uomo?

L’uomo ha bisogno di una donna che lo accetti, lo comprenda e che gli permetta di esprimersi al meglio di sé. La principale causa di disagio negli uomini è il senso di inutilità, l’uomo che si sente necessario aumenta la sua sicurezza e determinazione.
Quando non si sente accettato, apprezzato e viene messo continuamente in discussione perde contatto con la sua determinazione e va in crisi. Sono presenti problematicità quando lui ripete: ”Lei discute ogni argomento fino alla nausea” o “ Lei trasforma tutto in una disputa”.

Si può “ravvivare” l’amore a beneficio dell’unione?

Migliorare il rapporto è sempre possibile ,lasciando perdere le opinioni disfattiste, purchè le persone siano sufficientemente motivate e applichino le tecniche appropriate.
Non è neppure indispensabile che i coniugi lavorino contemporaneamente nel rapporto.
Presa la decisione di cambiare possiamo chiederci che cosa va cambiato in primo luogo: il modo di pensare o il comportamento?
In realtà è assai più facile cambiare le azioni concrete e introdurne di nuove che cambiare il modo di pensare. Anche perché quando cambiamo le azioni le ricompense sono immediate, come l’apprezzamento del coniuge perché facciamo qualcosa che gli riesce gradita o smettiamo di fare qualcosa che lo irrita.
Altro punto importante: è più importante consolidare gli aspetti positivi o eliminare quelli negativi? Nella coppia i comportamenti negativi sono meno frequenti di quelli positivi ma hanno un peso di gran lunga maggiore sulla felicità coniugale.
Sarebbe meglio quindi dare la precedenza all’eliminazione dei comportamenti negativi o che irritano. È importante inoltre prendere consapevolezza che il solo amore non basta a creare il tessuto connettivo dell’unione coniugale, è necessario rinforzare le altre qualità che lo rendono durevole: la collaborazione, la lealtà, la fiducia reciproca, l’impegno, la fedeltà.

Crisi di coppia, istruzioni per l’uso…

Le differenze più marcate che emergono tra le coppie che durano e quelle che si separano riguardano il modo di gestire i conflitti. Le prime tendono ad usare strategie di negoziazione e di compromesso per venire incontro ai bisogni del partner. Soprattutto riescono a litigare senza svalutare o aggredire l’altro. Le seconde utilizzano modalità basate sull’aggressività verbale, sui ricatti fino ad arrivare anche alla violenza fisica. Inoltre i coniugi che riescono a far durare il rapporto non cercano di cambiare l’altro ma sono flessibili e accettano i propri e altrui cambiamenti e le piccole e grandi sfide che il diventare genitori, staccarsi dalla famiglia d’origine e invecchiare insieme comportano. Inoltre riescono a creare una complicità di coppia, a ridere delle stesse cose…

Quando, invece, è meglio che ognuno prenda la propria strada, diversa?

E’ importante rilevare come nei paesi avanzati, a partire dal secondo dopoguerra,il fenomeno del divorzio, stia assumendo sempre più vaste proporzioni, e sia andato ad investire coppie di tutte le età, anche quelle sposate da lungo tempo (nella Comunità Europea il tasso di divorzio è aumentato del 400% dal 1960 al 1985). A influenzare il rapporto di coppia e l’emergere di nuove esigenze e aspettative ci sono state trasformazioni sociali ed economiche epocali: ideologie che privilegiano la crescita individuale e la realizzazione del singolo a discapito dei valori tradizionali della famiglia, l’emancipazione femminile, la diminuzione d’importanza della religione nel regolare i rapporti di coppia, l’introduzione di una legislazione più adeguata ai tempi. Il cedimento del sodalizio, che porta al divorzio, avviene quando il clima familiare risulta privo di intesa e calore, in cui tensione e conflitto rappresentano la norma fino a condurre allo sviluppo di problemi psicologici, come depressione ed ansia, e comportamentali come aggressività e isolamento. Di conseguenza i figli che si trovano a crescere in un ambiente familiare ostile, in cui vi sono problemi irrisolti, manifestano problemi nel rendimento scolastico e difficoltà relazionali coi pari. Il conflitto tra i coniugi rappresenta un trauma per i bambini quando è frequente ed acceso ovvero quando vi sono aggressioni fisiche e/o verbali con offese, insulti e grida. I genitori che hanno una relazione tra loro difficile e conflittuale modellano indirettamente le competenze relazionali del figlio. Ciò significa che non gli  insegnano quelle abilità relazionali necessarie a costruire relazioni sane e di successo né a risolvere eventuali disaccordi. Il primo contesto in cui imparare a stare in relazione con gli altri è l’ambiente familiare.

Come spiegarlo ai figli? Con quali parole?

Le coppie con figli che decidono di separarsi, così come quelle che portano avanti negli anni una conflittualità cronica senza arrivare ad una soluzione, devono essere consapevoli degli effetti che i loro comportamenti e le loro scelte possono avere su bambini e adolescenti, non solo a breve ma anche a lungo termine. Di qui la necessità , quando si inizia l’iter della separazione, di tenere presenti i momenti critici durante i quali possono più facilmente formarsi dei “nodi” (come li definisce lo studioso Donald Winnicott) che creano sofferenze e disagi non solo nell’immediato ma anche negli anni che verranno.
Ci sono tre fattori che possono influenzare od ostacolare la capacità, da parte di ciascun componente della famiglia, di riuscire a tenere sotto controllo la situazione: il permanere del conflitto tra i partner, il variare delle risorse economiche e il modo in cui viene spiegata la “separazione”. Quando una separazione risulti particolarmente conflittuale sarebbe consigliabile avvalersi di una mediazione familiare al fine di riaprire un dialogo tra gli ex partner e creare quel contesto di collaborazione che le aule giudiziarie talvolta impediscono.

Il co-parenting

Come è risultato dagli studi effettuati sulle interazioni tra genitori separati e figli, meno depressi e ansiosi sono padri e madri e meno conflittualità vivono tra loro durante la fase di separazione, più riescono ad essere buoni genitori successivamente. E’ importante che i figli capiscano che possono contare su entrambi i genitori anche dopo la separazione.
Nei paesi dove gli affidamenti congiunti sono diffusi si usa il termine di co-parenting per indicare il mutato rapporto tra genitori: gli ex partner collaborano mutando il loro vecchio rapporto in uno nuovo: si sostengono a vicenda e aiutano i figli a mantenere un buon rapporto con l’altro genitore, discutendo insieme qualsiasi problema emerga con i figli. Naturalmente c’è la necessità di nuovi modelli sociali per continuare ad essere genitori anche al di fuori del matrimonio ma è la strada del futuro perché diverse ricerche dimostrano che l’affidamento congiunto non provoca nei figli la sensazione di “aver perso” un genitore, che sorge quando il padre o la madre se ne vanno da casa e i ragazzi lo vedono solamente per appuntamento.

Di Agelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile


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