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Dal microscopio allo schermo

Presentato l’innovativo progetto “Telepatologia in Area Vasta provinciale” che coinvolge le Ulss 3 di Bassano-Asiago, Ulss 4 Alto Vicentino e Ulss 6 Vicenza

 

Alessandro Tich

Dal microscopio allo schermo: per gli specialisti di Anatomia Patologica, una rivoluzione tecnologica ma soprattutto culturale.

E’ il grande passo compiuto dal progetto “Telepatologia in Area Vasta provinciale”, che vede riunite l’Ulss n.3 (capofila del progetto), l’Ulss n. 4 Alto Vicentino e l’Ulss n. 6 Vicenza nel comune obiettivo di ottimizzare la collaborazione e l’efficienza delle rispettive Strutture di Anatomia Patologica.

Grazie a una particolare infrastruttura informatica è stato infatti attivato un sistema di “teleconsulenza” reciproca per la diagnosi sui campioni cito-istologici prelevati dai pazienti delle tre Aziende Socio Sanitarie.

La rivoluzione sta nel fatto che l’anatomo-patologo, per esaminare il reperto di tessuto umano, utilizza un computer come se utilizzasse un microscopio: attraverso un’apparecchiatura di avanzata tecnologia che cattura le immagini del “vetrino” e le digitalizza. L’immagine digitale viene quindi vista – ingrandita su uno schermo – dagli altri patologi delle Ulss partner del progetto, collegati in rete. In questo modo il campione da esaminare è a disposizione, in contemporanea, di più specialisti anatomo-patologi che possono attivare una consulenza online per la diagnosi.

“L’Anatomia Patologica – spiega alla conferenza stampa di presentazione il dr. Alessandro Poletti, direttore della Struttura Complessa di Anatomia Patologica dell’Ulss n. 3 – è una branca della diagnostica presente in tutti gli ospedali. Tutti pensano che la nostra attività sia quella di fare le autopsie, e basta. Non è vero. Gli esami autoptici rappresentano il 5% del nostro lavoro. Per il restante 95% noi guardiamo dei vetrini con tessuti vivi. Un vetrino è un pezzo di vetro con una sezione di tessuto, che viene colorata per evidenziarla a scopo diagnostico perché le fibre del nostro corpo non hanno colore. Guardiamo quindi i tessuti tolti dal corpo umano – dai chirurghi, dagli endoscopisti, a volte anche dai radiologi – e vediamo cosa c’è.”

“Noi guardiamo tutti gli organi, di tutto il corpo umano – continua il dr. Poletti -. Da noi passa tutto. E siccome la patologia umana è molto vasta, con varie sotto-specializzazioni, spesso dobbiamo consultarci, sia all’interno del nostro gruppo di lavoro che all’esterno con altri gruppi di anatomo-patologi, e ci facciamo un’opinione. Il problema, fino ad oggi, era quello di cercare un’opinione in un’altra struttura, coi relativi tempi tecnici. Ora invece possiamo avere un vetrino a Bassano e metterlo dentro la strumentazione della Telepatologia, che è un microscopio con la funzione di scanner. Il vetrino diventa un “file” e viene visto, via computer, dalle altre Anatomie Patologiche. In questo modo 25-30 patologi possono dare un’opinione. Si migliora così la qualità diagnostica, si diminuisce il rischio clinico e si diminuiscono i tempi di refertazione per alcune diagnosi complesse. La diagnosi in rete permette anche di svolgere attività didattica, con programmi di formazione continua per il personale medico e biologo a livello provinciale.”

Tra gli altri vantaggi della “telediagnosi” digitale: l’ottimizzazione delle analisi per la “target therapy” del carcinoma mammario, la diminuzione delle ricerche speciali non necessarie e  l’utilizzazione ottimale delle specifiche capacità dei patologi, senza più tempo perso in lunghi studi di casi rari o complessi.

Il progetto della Telepatologia nasce grazie a un bando della Regione Veneto, riguardante le partnership pubblico-privato per l’innovazione in campo sanitario, nell’ambito del cosiddetto PRIHTA (Programma per la Ricerca, Innovazione e Health Technology Assessment – Valutazione Tecnologica in Sanità), coordinato dalla Segreteria Regionale alla Sanità.

La parte pubblica del progetto è costituita dalle tre Aziende Ulss aderenti – con una spesa di 15mila euro l’anno, per 5 anni, a carico dell’Ulss n. 4 e di 18mila euro l’anno, per 5 anni, a carico delle Ulss n. 3 e n. 6 -, mentre la componente privata è rappresentata dall’azienda Menarini Diagnostics che ha messo a disposizione la tecnologia per la digitalizzazione e condivisione informatica delle immagini. Nella valutazione dei progetti partecipanti al bando regionale, la Telepatologia per l’Area Vasta vicentina è arrivata prima in graduatoria.

“Un sistema regionale non può esistere senza innovazione – rimarca la dott.ssa Teresa Gasparetto, referente per la Ricerca e Innovazione della Segreteria alla Sanità della Regione Veneto e responsabile del programma PRIHTA -. L’aspetto della “rete” è molto importante. Noi premiamo i progetti che dimostrano di saper mettere in rete più attori del sistema sanitario regionale.”

E diversi di questi attori sono presenti alla presentazione del progetto all’Ospedale di Bassano alla quale partecipano, tra gli altri, il dr. Alfonso Visonà, direttore dell’Anatomia Patologia dell’Ulss n. 4; il dr. Antonio Perasole, direttore facente funzioni dell’Anatomia Patologica dell’Ulss n. 6 e il dr. Giampaolo Stopazzolo, direttore di Area Vasta per le tecnologie informative sanitarie.

“E’ un progetto che guarda al futuro – commenta il dott. Valerio Alberti, Direttore Generale dell’Ulss n.3 -. Ci si connette e si possono condividere le competenze in un bacino più ampio. Il fatto di scambiarci queste competenze è un vantaggio per il cittadino, per il professionista e per la crescita della formazione. E’ un bel segnale, alla luce di quelle che saranno le riorganizzazioni ospedaliere a livello nazionale e regionale.”

Alessandro Tich

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