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Demenza: un po’ di Chiarezza

L’Italia è un paese che invecchia!

Questa frase, sempre più gettonata fra gli argomenti di conversazione, sintetizza un fenomeno reale. Sono sempre meno i giovani sotto i 15 anni e sempre di più gli adulti che superano i 65, con un rispettivo aumento dei casi di malattie croniche e degenerative legate all’età. Fra queste, la demenza è stata definita nel rapporto OMS e ADI (Alzheimer’s Disease International) del 2016 “una priorità mondiale di salute pubblica”.

In Italia si stima che siano più di 1 milione le persone affette da demenza ma, nonostante la vastità di questo fenomeno, è improbabile che chi non ha conosciuto questa problematica da vicino abbia un’idea chiara di cosa si intende per demenza.

Etichette confuse

Comunemente, quando si parla di demenza, si usano etichette “tutto compreso” in modo confuso come “Alzheimer”, “demenza senile” o, addirittura, “Parkinson”. Nell’immaginario collettivo emerge l’idea stereotipica dell’anziano che va incontro ad un graduale sgretolamento dei propri ricordi, che perde la coerenza nel pensiero e nel comportamento, che passa dal non ricordare qualche nome a non riconoscere anche le persone più care.

Questa immagine è per certi versi rappresentativa, ma risulta riduttiva ed imprecisa se si considera la variabilità delle manifestazioni di questa condizione.

Sintomi variabili

E’ davvero solo la memoria ad essere intaccata dalla malattia? Oppure vengono danneggiate altre funzioni cognitive? Se sì, quali sono? È un problema che riguarda solo gli anziani?

In primo luogo, nonostante un disturbo di memoria venga sempre osservato ad un certo punto del decadimento cognitivo, la modalità di esordio può variare, ne consegue che, non per tutte le forme di demenza questo sintomo costituisce la prima manifestazione. Anche l’età all’esordio è variabile.

Sebbene l’età avanzata costituisca il primo fattore di rischio per lo sviluppo di demenza, con una prevalenza dell’8% tra gli ultrassessantacinquenni che sale al 20% dopo gli 80 anni, in alcuni casi vi può essere un esordio più precoce.

L’Alzheimer e la perdita di memoria

L’interdipendenza comunemente percepita tra demenza e smemoratezza deriva dalla tendenza a far coincidere la demenza con la malattia di Alzheimer che, coprendo il 60% dei casi diagnosticati, costituisce in effetti la più comune tra le forme di demenza. In questo caso, primi segni della malattia sono proprio legati al malfunzionamento della memoria e, nello specifico, della capacità di immagazzinare nuove informazioni, con evidenti difficoltà a ricordare dove si è lasciato un oggetto, un appuntamento importante o eventi avvenuti di recente. Il quadro tende poi a peggiorare progressivamente ed emergono difficoltà a carico dell’attenzione, dell’orientamento, delle capacità di organizzazione del pensiero e del comportamento. In fasi più avanzate di malattia vengono meno anche la capacità di esprimersi attraverso il linguaggio e le abilità visuo-percettive.

Nel restante 40% dei casi, però, i primi sintomi non interessano la memoria e anche il decorso della malattia può seguire un andamento differente.

La demenza a corpi di Lewy

La demenza a corpi di Lewy, la più frequente demenza su base degenerativa dopo l’Alzheimer, ad esempio, comporta un precoce deterioramento delle capacità attentive e di organizzazione del comportamento. Si accompagnano sintomi francamente psichiatrici quali deliri, allucinazioni visive e sonno agitato, disturbato da incubi molto vividi.

Il decorso della malattia è spesso fluttuante ma rapido e, dopo i primi sintomi cognitivi, i pazienti sembrano rallentati, mostrano rigidità nel movimento e possono manifestare tremori a gambe e braccia. I sintomi iniziali di un decadimento cognitivo, possono occorrere prima del raggiungimento dell’età senile, come nel caso di un’altra classe di demenze su base degenerativa: le demenze frontotemporali. Sebbene si manifesti meno frequentemente delle altre forme descritte, la demenza fontotemporale, nelle sue varianti, esordisce generalmente intorno ai 50 anni.

Le demenze frontotemporali

Il deficit sicuramente più invalidante e precoce, in questo caso, è legato alla perdita della capacità di mantenere un comportamento adeguato nei vari contesti in cui l’individuo agisce, determinando lo sgretolamento della personalità e della condotta sociale. La persona colpita può risultare indifferente rispetto a tutto (apatia), oppure mostrare eccessiva disinibizione, aggressività e una generale sregolatezza nel comportamento. A livello cognitivo, nelle fasi iniziali si osservano deficit prevalentemente a carico del linguaggio e dell’efficienza nell’organizzazione del comportamento, sono risparmiate la memoria e le funzioni visuo-spaziali.

Colpendo soggetti giovani, spesso ancora in età lavorativa, la demenza frontotemporale è causa di grave disabilità sociale e relazionale, con importanti ripercussioni all’interno del nucleo familiare.

Le cause del deterioramento delle strutture cerebrali

Malattia di Alzheimer, Malattia a corpi di Lewy e demenze frontotemporali sono tutte il risultato di un deterioramento delle strutture cerebrali che ha la caratteristica di essere progressivo e legato all’accumularsi di sostanze che disturbano la normale attività cellulare nel cervello.

Anche il mancato apporto di ossigeno può determinare la compromissione delle cellule cerebrali come si osserva nei casi di ictus; Ne consegue che anche ripetuti eventi vascolari possono determinare un quadro sintomatologico di demenza. In effetti, considerando tutti i casi di demenza, la demenza vascolare è la seconda per frequenza coprendo all’incirca il 15% dei casi totali. Il quadro cognitivo è simile a quello della malattia di Alzheimer, con spiccate difficoltà a carico dell’attenzione, dell’organizzazione del comportamento e un sensibile rallentamento del pensiero e del movimento.

La progressione della malattia tipicamente non segue un andamento continuo, come nella maggior parte delle demenze su base degenerativa, ma piuttosto il peggioramento è a gradini. E’ anche possibile, e frequente, osservare quadri misti, in cui è difficile stabilire la diagnosi a causa della comprensenza di sintomi caratteristici di patologie diverse.

Non solo difficoltà cognitive

In tutte le condizioni descritte, però, le difficoltà cognitive coesistono spesso con disturbi emotivi e comportamentali quali la depressione, l’ansia, l’irritabilità oppure l’apatia. Tutte queste problematiche determinano un drastico calo dell’autonomia della persona nella vita quotidiana che necessita di assistenza e supervisione continua. In Italia, si stima che le persone direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza di questi pazienti siano circa 3 milioni.

La malattia di Parkinson

Un discorso differente va fatto per la malattia di Parkinson. Anche se comunemente si tende a pensare che anche questa malattia sia una forma di demenza, in realtà, solamente nel 20% dei casi i malati di Parkinson arrivano a sviluppare una franca demenza.

In tutti gli altri casi, nonostante siano comuni difficoltà attentive, organizzative e rallentamento ideomotorio, queste non raggiungono gravità tali da compromettere significativamente il funzionamento cognitivo globale della persona.

I sintomi più invalidanti coinvolgono la fluidità e rapidità dei movimenti, ma possono generalmente essere controllati con una adeguata terapia farmacologica.

Età e sintomi variabili

Riassumendo, nonostante tipicamente la demenza sia una condizione che interessa l’età senile, in alcuni casi può presentarsi anche precocemente. I sintomi cognitivi iniziali possono essere legati al malfunzionamento della memoria, ma esistono delle forme di demenza le cui prime manifestazioni sono legate alla comparsa di fenomeni allucinatori, oppure a modificazioni del comportamento.

dalla Redazione

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Dr. ssa Anna Scalco

Dottoressa in Psicologia-Neuroscienze

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