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Dietro la quinta… E non solo

758 MILIONI PER DISABILITA’ E NON AUTOSUFFICIENZA

Parliamo di un fondo con una cifra non da poco, che sicuramente fa della Regione Veneto una regione assai virtuosa. Ammonta infatti a 758 milioni di euro, (precisamente 758.233.410 euro) il fondo adottato dalla Giunta regionale, da destinare per la disabilità e la non autosufficienza. A proporlo, l’assessore al sociale Manuela Lanzarin che da sempre ha dimostrato grande sensibilità alle tematiche del sociale, al di là della sua carica istituzionale. Il provvedimento di riparto per l’anno in corso è stato passato al setaccio, come da prassi, dalla Quinta Commissione del Consiglio regionale, che ha dato parere favorevole il 22 novembre scorso.

  Ripartizioni:

  • Assistenza in regime residenziale a favore di persone non autosufficienza 467.458.110,00 euro
  • Assistenza in regime residenziale per persone con disabilità 63.222.900
  • Assistenza in regime semiresidenziale a favore di persone con disabilità 87.181.200
  • Assistenza in regime domiciliare a favore di persone con disabilità e di persone non autosufficienti 108.051.500
  • Concorso copertura rette per la residenzialità in strutture socio-sanitarie persone non autosufficienti parzialmente esenti dalla compartecipazione 7.400.000
  • Rimborso maggiori spese sanitarie ospiti non autosufficienti dei centri servizi che non beneficiano impegnativa di residenzialità ma inseriti nella lista attesa Registro Unico Residenzialità 6.387.500
  • Attivazione ricoveri temporanei di sollievo a sostegno famiglie di affetti da SLA 832.200
  • Quote di rilievo sanitario media entità disabili ultra 65enni (anziani non autosufficienti) provenienti da altre ULSS accolti in data anteriore al 01/01/2004 700.000
  • Servizio di telesoccorso-telecontrollo 5.500.000 euro
  • Razionalizzazione e contenimento spese SSN di cui all’Intesa Stato-Regioni 11.500.000

Piena soddisfazione è stata espressa dall’assessore Manuela Lanzarin.

Assessore Lanzarin, una cifra importante per l’area disabilità e non autosufficienza…

Sicuramente! Devo aggiungere che il fondo, che assomma tutte le risorse a disposizione quest’anno della Regione per i diversi interventi è aumentato rispetto allo scorso anno e oltre a garantire le linee di spesa consolidate ha consentito il finanziamento di ulteriori priorità della programmazione regionale per oltre 5,4 milioni di euro.

In base a quale criterio vengono suddivise le ripartizioni?

Il Fondo unico regionale è stato creato per assicurare una certa elasticità e osmosi nei capitoli della spesa sociale per le persone non autosufficienti ma le sue risorse non sono allocate arbitrariamente. Il Fondo viene ripartito in base ai bisogni e alle specifiche leggi adottate negli anni dalla Regione Veneto a tutela degli anziani e delle persone con disabilità. Circa due terzi del Fondo sono impegnati nel pagare la quota della retta avente rilievo sanitario di oltre 24.000, persone anziane accolte nei centri di servizio per non autosufficienti e che hanno i requisiti per ricevere l’impegnativa di cura. Un quinto è riservato a chi è in condizione di disabilità (persone che frequentano i centri diurni o sono accolte in istituti residenziali), il 14 per cento è dedicato agli assegni di domiciliarità per chi è assistito in famiglia.

Quali sono le novità consentite da questi 5,4 milioni?

Le novità riguardano la ripartizione che quest’anno vede 1.500.000 euro per le persone affette da sclerosi laterale amiotrofica (SLA), destinatarie di un assegno domiciliare specifico (fino a 2 mila euro al mese); ancora, 1.227.000 euro per riequilibrare le rette dei centri diurni per persone con disabilità, in modo di garantire omogeneità di prestazioni e di risorse ai diversi territori (per attuare la prima fase di applicazione della DGR n. 740/2015). A questi vanno aggiunti 1.500.000 euro per la residenzialità per le persone anziane; 1.201.000 euro per sostenere lo sviluppo dei progetti sperimentali in regime di semi residenzialità, per dare continuità alla DGR 739/2015, anche al fine di riqualificare il ruolo dei centri diurni e 6.387.500 euro per finanziare le mini quote per le persone anziane che non hanno ancora l’impegnativa per la residenzialità in case di riposo.

E quali per il servizio di telesoccorso e telecontrollo a domicilio?

Nel piano non sono stati dimenticati. Anche quest’anno vi è un finanziamento dalla Regione Veneto con 5,5 milioni di euro, anche se abbiamo rilevato differenze significative nei livelli di adesione al servizio da parte della popolazione tra i vari ambiti territoriali. La Giunta regionale ha quindi stabilito che dal 1° gennaio 2018 i comuni non potranno più richiedere una quota di partecipazione agli utenti del servizio. La gestione dell’attivazione, della variazione e della disdetta del telesoccorso-telecontrollo sarà affidata ai distretti delle ULSS, auspicabilmente con l’appoggio informativo delle farmacie. In questo modo tutti gli aventi diritto potranno accedere gratuitamente a questo servizio, utile ausilio e presidio per le politiche di domiciliarità.

Quale altro tassello potrebbe mancare per una Regione ancora più efficiente?

Il Veneto conta circa 240 mila persone non autosufficienti ma il sistema sociosanitario regionale riesce ad offrire servizi e assistenza a circa un terzo (84 mila persone). Ai servizi offerti dalla Regione si aggiungono quelli degli enti locali, del volontariato, le risorse delle famiglie che si attrezzano in proprio e assumono una badante: sono oltre 31.500 le assistenti familiari regolarmente assunte nella nostra regione, per una spesa complessiva valutata nell’ordine di circa 10 miliardi l’anno. Di fronte al progressivo invecchiamento della popolazione appare quindi indispensabile attivare nuove risposte, di tipo innovativo. In questo senso è stata approvata la Legge regionale sull’invecchiamento attivo, legge che dovrà trovare applicazione in un concetto di rete attraverso la collaborazione delle varie parti sociali e delle comunità, il cohousing (alloggi con servizi comuni) e le reti dell’associazionismo. Dall’altro è necessario aprire al territorio i servizi residenziali già esistenti, come gli ambulatori, le palestre, le mense e gli spazi ricreativi degli Istituti pubblici di assistenza e beneficienza, case di riposo, centri residenziali. Inoltre, il 2018, sarà caratterizzato dal confronto con il territorio finalizzato all’approvazione della legge sulla riforma degli Ipab, che andrà approvata entro l’anno.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

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