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Fabrizio Boron

Dietro la quinta (e non solo)

Filo diretto con la Regione Veneto

Da questo numero, ogni uscita sarà contraddistinta da uno spazio dedicato a quanto, in materia di salute e sanità, viene discusso a Venezia, all’interno del Palazzo. Sarà proprio dal Ferro Fini, storica sede del Consiglio Regionale del Veneto che saranno attinte le notizie, per una maggiore divulgazione di quanto accade nella fase propositiva che precede quelle che sono le linee guida che vengono successivamente votate durante le sedute di Consiglio.

Ad occuparsi del tema sanità’ è la Quinta Commissione, presieduta da FABRIZIO BORON (Gruppo Zaia Presidente).

Presidente Boron, lei presiede la quinta commissione: si rende conto di avere una bella responsabilità?

Sicuramente, perché quando in commissione devi discutere il tema della sanità e in particolare il tema della programmazione dove vengono gettate le basi da qui a dieci o vent’anni, devi avere fermezza e convinzione di ciò che si fa e non è possibile avere tentennamenti o dubbi. Il sistema “sanità veneto” ha inoltre una responsabilità grandissima nei confronti dei cittadini, proprio perché è stato ufficialmente riconosciuto come uno dei migliori a livello europeo. Questo standard va mantenuto nel tempo ed è determinante quindi anche la velocità con cui si agisce nel prendere sempre le giuste decisioni, che in seguito verranno presentare e vagliate.

Parliamo della nuova riforma…

La riforma sanitaria del Veneto, come è noto, ha avuto mesi di discussioni in commissione con oltre 130 audizioni di tutti i soggetti portatori di interesse, senza escludere nessuno. Io personalmente ho voluto dare parola a chiunque avesse fatto richiesta di intervenire e interpellato tutti i sindaci del Veneto. Questo per avere in sede di commissione una discussione più ampia possibile, al fine di portare in consiglio una proposta più completa possibile sotto il punto di vista dei contenuti. Tutti sappiamo che la volontà del Consiglio non è stata quella di discutere i contenuti del progetto di legge ma di creare uno scontro preconcetto di parte, per cercare di rallentare questa grande nuova macchina che alla fine si è messa a viaggiare nella giusta direzione. Sono stati persi almeno sei mesi di attuazione della nuova legge e si è perso tempo per altri lavori che avrebbero, a tutt’oggi, già visto la luce e magari sono ancora in atto in commissione.

Qual è il suo parere su questa riforma epocale?

Io rispondo sempre con queste parole: “Finita l’ epoca delle leggi disegnate a collegio elettorale. E’ il tempo di dare al sistema sanitario un disegno territoriale fatto su programmazione, contenuti, razionalizzazione del sistema per una maggiore efficienza ed economia di scala che permetta investimenti nel sistema sanitario con tecnologia, infrastrutture e operatori che grazie al fatto di liberare risorse, vengono assunti per dare ciò che serve (riparto del budget.) Investire i risparmi in ambio sanitario: questo è importante, perché senza investimenti nuovi e continui non c’è crescita, non c’è eccellenza a favore dei cittadini. Un esempio tipico da citare è Padova che con tre Ulss vedeva tutte le spese moltiplicate per tre: tre gli uffici tecnici, quelli amministrativi, del personale, gli uffici legali, i diversi direttori e così via… Una Ulss unica, diventa una sola testa. Un unico direttore che dirige con la possibilità non solo di ridurre tutta questa macchina in un unico contesto con notevolissimi risparmi ma con quella di intervenire nel territorio con scelte di efficienza sanitaria, di difficile attuazione prima della riforma. Le faccio un altro esempio: il comune limitrofo di Villafranca o Vigonza, sempre in prov. Di Padova. I suoi cittadini bisognosi di cure mediche dovevano recarsi a Cittadella o a Camposampiero, mentre oggi possono andare direttamente a Padova perché più vicini, con riduzione di costi e spesso di liste d’attesa. L’Università di Cà Foscari nelle analisi economiche dello studio riguardante la nuova legge, ha indicato in maniera esplicita che la riduzione delle Ulss a bacini che vanno da 500 mila abitanti in su, avrebbe prodotto economie di scala con risparmi mediamente di 20 euro pro-capite. Se calcoliamo che Padova e la sua provincia sfiora il milione di abitanti, questo vuol dire che io posso avere ben 20 milioni di risparmi che sicuramente andrò ad investire nel sistema sanitario e le possibili migliorie per il bene della collettività. Pensi ogni anno cosa si potrebbe fare con quella cifra.

Secondo lei il cittadino comune ha capito la portata del nuovo riassetto?

Credo che il testo in se stesso e l’operatività della legge non sia immediatamente visibile al cittadino; ritengo che l’ effetto che si vedrà nel giro di qualche anno sarà “palpabile” dal cittadino stesso. I primi effetti ci sono già e possono riguardare la prenotazione della prestazione sanitaria in un unico centro e quindi in un territorio di competenza più ampio, con possibilità di scelta dei diversi ospedali. Liste d’attesa più snelle, come detto, risposte sempre più veloci e miglioramento del servizio in generale. Anche il fatto di poter comprare tecnologie di ultima generazione e liberare risorse per assumere nuovo personale con miglioramento dei servizi sanitari, sarà visibile a breve.

Quale altro atto importante manca, dal suo punto di vista, per una maggiore espansione del sistema sanitario veneto?

Che finalmente si realizzi il policlinico universitario a Padova, con suo campus, un centro di ricerca. Voglio ricordare che la nostra regione è grande nella medicina perché centinaia di anni fa è nata la facoltà di medicina che ha permesso a chiunque di fare ricerca. Di fatto abbiamo la scuola di medicina e una delle Università più famose al mondo che contribuisce a formare il “core business” della sanità, ovvero la potenzialità umana che opera nel campo, ma se non viene dato sfogo a questa potenzialità enorme che è la scuola di medicina padovana, se ne svantaggerà tutta la medicina veneta. La sfida è competere con il mondo, il fatto che noi diventiamo attrattivi anche per gli stranieri che vengono qui ai nostri corsi, a quella grande scuola in grado di formare figure di eccellenza. Un grande grande policlinico universitario, questa è la sfida del domani, un domani che avanza a grandi passi, dopo il traguardo di un sistema studiato dai luminari di tutto il mondo.

dall’inviata a Venezia, Angelica Montagna

Angelica Montagna

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