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Donare il sangue dal cordone ombelicale

Donare il sangue dal cordone ombelicale: un gesto di grande solidarietà per chi è malato

Il sangue contenuto nel cordone ombelicale (SCO) rappresenta una preziosa sorgente di cellule staminali cosiddette “emopoietiche”, ovvero di quegli elementi che sono in grado di generare le cellule del sangue come i globuli bianchi, i globuli rossi e le piastrine.

Tali cellule sono utilizzate per la cura di molte malattie ematologiche come le leucemie ed i linfomi o malattie genetiche come l’anemia mediterranea. Altre fonti di tali cellule staminali emopoietiche sono il midollo osseo ed il sangue periferico.

Intervista alla dottoressa Armanda Diamantini direttore del Centro Trasfusionale dell’ Ospedale di Bassano del Grappa

Dottoressa, quali sono le peculiarità della donazione del sangue cordonale rispetto alla donazione del midollo osseo e/o delle cellule staminali?

Innanzitutto il grado di compatibilità richiesto con il paziente è inferiore, c’è minor rischio di una grave reazione post-trapianto che si chiama GVHD e soprattutto la disponibilità è immediata. Le cellule staminali del cordone, rispetto a quelle del sangue periferico non sono ancora esperte a riconoscere il “non self”, vale a dire tutto ciò che è estraneo al nostro organismo.

La conseguenza è che attecchiscono meglio.

Esistono degli svantaggi?

Sì, ce ne sono alcuni: in primo luogo il minor numero di tali cellule da cui dipende l’attecchimento più tardivo, anche se qualitativamente migliore. Bisogna considerare che il cordone ombelicale se non utilizzato come fonte di cellule staminali viene comunemente eliminato, come la placenta e gli annessi e quindi gettato nei comuni rifiuti sanitari.

Verrebbe spontaneo chiedersi: perché non utilizzarlo?

Esatto ed ecco il motivo per cui sono sorte le Banche di SCO, cioè strutture pubbliche operanti nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale che conservano le unità donate e che rispondono a precisi requisiti di qualità per pazienti italiani e stranieri che attraverso la ricerca nel registro nazionale dei donatori di midollo osseo, possono essere sottoposti ad una terapia con reale possibilità di guarigione.

Ci parli di queste Banche speciali…

Questo tipo speciale di “banca” conserva anche il SCO per uso dedicato, ovvero in tutti quei casi in cui esso può essere utilizzato per un membro della famiglia affetto da una malattia curabile con le cellule staminali emopoietiche. O ancora, nel caso in cui nella famiglia stessa vi sia un elevato rischio di malattie genetiche che potrebbero riguardare futuri figli. Queste prestazioni, a fronte della presentazione di motivata documentazione clinica, sono offerte dalle Banche senza alcun onere economico per il paziente.

Sappiamo però che in Italia non è consentita la conservazione del sangue cordonale ad uso autologo e/o intrafamiliare…

È vero, a meno che non ci sia la condizione precedentemente esposta (donazione dedicata), in quanto non ci sono evidenze scientifiche e non rappresenta un livello essenziale di assistenza. La normativa vigente consente però l’esportazione delle unità raccolte ad uso autologo verso Banche private all’estero. In tale caso, tutti i costi relativi a questa procedura sono a carico della coppia richiedente.

Come avviene il reclutamento delle mamme donatrici?

Attualmente avviene soprattutto durante i corsi preparto nei quali vengono date alle gravide delucidazioni in merito.

Come fare, quindi, in caso di volontà di donare il proprio cordono ombelicale?

Per donare il sangue cordonale, bisogna successivamente prendere appuntamento presso il Centro Trasfusionale dove si sottoscrive il consenso informato da parte di entrambi i genitori, si compila un apposito questionario per rilevare lo stato di salute dei genitori e l’andamento della gravidanza. Il SCO è un prodotto biologico di origine umana e può trasmettere malattie infettive come l’epatite B, l’epatite C, l’AIDS e la sifilide oltre ad altri possibili agenti infettivi.

Per tale ragione il questionario contiene anche domande relative al comportamento sessuale dei due genitori. Il questionario viene valutato da personale sanitario adeguatamente formato che deciderà l’idoneità della coppia alla donazione durante un colloquio con la coppia stessa, nel corso del quale il personale sanitario dovrà rilevare se ci siano delle controindicazioni alla donazione del sangue cordonale, al fine di escludere la presenza di qualsiasi elemento predisponente a condizioni di rischio per la mamma e per il suo bambino al momento del parto.

Dopo questa prima fase di reclutamento delle mamme donatrici, a quale fase si passa?

A quella della donazione vera e propria al momento del parto. L’ostetrica che assiste la mamma donatrice, entro breve tempo dalla nascita del bambino, svuota il contenuto del cordone ombelicale in una sacca. Tale operazione richiede pochi minuti ma in nessun modo deve interferire con l’assistenza alla mamma ed al bambino. Possono esserci condizioni ostetriche che non permettono la donazione. Successivamente la sacca con il sangue cordonale viene portata in Centro Trasfusionale dove viene pesata, etichettata in modo definitivo, confezionata ed inviata prima possibile alla Banca di riferimento. Se la sacca non raggiunge il peso minimo per l’idoneità alla trasfusione, viene comunque inviata alla Banca ed utilizzata a scopo di ricerca, in tal senso i genitori ci autorizzano con le loro firme sul consenso informato.

Una volta che la sacca arriva alla Banca, come si procede?

La sacca di SCO viene sottoposta ad una serie di controlli per definire le caratteristiche del sangue raccolto e stabilirne l’idoneità alla conservazione ed all’uso terapeutico. Vengono bancate esclusivamente le unità cordonali che rispondono ai requisiti di qualità e sicurezza definiti dalle leggi vigenti, con l’obiettivo di offrire unità sicure ed efficaci. Se valutata idonea, l’unità di SCO donata viene congelata secondo procedure che ne garantiscono la vitalità a lungo termine e conservata a temperature bassissime, in azoto liquido (-196°C)in contenitori costantemente monitorati tramite sistemi di registrazione e di allarme. Se una delle donazioni bancate risultasse compatibile con un paziente sia nazionale che internazionale, essa verrebbe inviata ed utilizzata per il trapianto, naturalmente una volta scongelata.

La raccolta del SCO è indolore?

Assolutamente sì! Indolore, sicura, e non invasiva per la mamma e per il bambino.
C’è la soddisfazione di compiere un grande atto di solidarietà visto che è possibile salvare la vita di un bambino o di un adulto.
L’unità conservata, se ancora non utilizzata per altri pazienti, è disponibile in caso di bisogno per il bambino che l’ha donata o per altri familiari HLA compatibili.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

Dr.ssa Armanda Diamantini

Direttore del Centro Trasfusionale dell’ Ospedale di Bassano del Grappa, polo di reclutamento per le donazioni di midollo osseo per l’Ulss 3

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