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cardiopatie donna

Donne di Cuori: le cardiopatie nella donna

L’infarto? Non è solo una cosa da uomini. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di mortalità tra le donne nel Veneto.

L’infarto? Non è solo, purtroppo, una cosa da uomini. Le malattie e gli eventi acuti cardiovascolari sono anzi sempre più declinati al femminile, al punto da rappresentare oggi la principale causa di mortalità tra le donne nel Veneto.

Si tratta di un dato da non sottovalutare e che “InFormaSalute”, da sempre impegnato nella promozione della cultura della prevenzione, rilancia doverosamente alla pubblica attenzione.

Ne parliamo con il dott. Fabio Chirillo, direttore della Struttura Complessa di Cardiologia dell’Ospedale di Bassano del Grappa.

Dott. Chirillo, dunque anche le donne devono stare “attente” al cuore?

Esattamente. In passato si riteneva che malattie come l’angina pectoris, l’infarto del miocardio o l’ictus colpissero, quasi esclusivamente, gli uomini. Adesso le cose sono molto cambiate. Da un lato assistiamo a un miglioramento degli stili di vita a rischio nella popolazione maschile. Gli uomini fumano di meno, controllano pressione e colesterolo e, di conseguenza, vivono di più. Altrettanto non si può dire per le donne, che sono molto attente, giustamente, alla prevenzione oncologica, ma che non pongono altrettanta attenzione alla prevenzione cardiovascolare.

Quindi il rischio cardiovascolare, per così dire, sta cambiando sesso?

I dati forniti dalla Regione Veneto sono significativi. Tra il 1995 e il 2006 l’età media delle donne venete è aumentata da 82 a 84 anni. Due anni di vita in più guadagnati in dieci anni sono un successo clamoroso! Ma per gli uomini è stato un doppio successo: l’età media nei maschi è salita da 73 a 77 anni.

Perché è successo questo?
Perché la mortalità per malattie ischemiche del cuore, nello stesso periodo, è calata del 35% negli uomini e del 18%, ovvero la metà, nelle donne. Nel Veneto, nel 2006, la principale causa di morte nell’uomo sono stati i tumori, nella misura del 37,2 %. Ciò è un prezzo da pagare al fatto che si vive più a lungo e…non siamo immortali.

Nelle donne venete la prima causa di morte è rappresentata invece dalle malattie cardiovascolari: il 44,5%, quasi 20 punti percentuali in più rispetto ai tumori (25,7%) che rappresentano la seconda causa di mortalità. Uno studio ha inoltre dimostrato che se l’infarto avviene tra i 50 ed i 70 anni, la mortalità nella donna è decisamente superiore rispetto agli uomini. Stiamo quindi vivendo un periodo in cui la mortalità femminile è condizionata pesantemente dalle malattie cardiovascolari, probabilmente perché, negli anni scorsi, non si è fatta sufficiente prevenzione.

Perché sul rischio di cardiopatie nella donna non c’è ancora una piena consapevolezza a livello generale?

I motivi sono tanti. Nella donna le manifestazioni di queste patologie sono spesso atipiche rispetto all’uomo e, in quanto tali, fuorvianti. Il medico deve stare molto attento prima di attribuire a “stress” o “ansia” alcuni sintomi come la comparsa di dolore al petto o mancanza di respiro durante sforzo. Inoltre alcuni esami, che vengono comunemente utilizzati per la diagnosi, come l’elettrocardiogramma o la prova da sforzo, sono spesso di difficile interpretazione nelle donne, in quanto possono essere presenti anche in donne perfettamente sane delle alterazioni del segnale elettrocardiografico (sia a riposo che sotto sforzo) che possono simulare una ischemia miocardica. Esiste, quindi, una differenza di genere anche per gli esami strumentali cardiovascolari, in quanto la specificità dei test è nettamente differente tra donna e uomo.

La diagnosi di cardiopatia ischemica nelle donne è quindi più difficile che negli uomini?

Assolutamente sì. Oltre alla diversa sintomatologia e alla diversa interpretazione degli esami strumentali, esistono delle forme di cardiopatia che sono quasi esclusivo appannaggio del genere femminile. Ad esempio, all’origine dell’infarto nella maggior parte dei casi c’è la formazione negli anni all’interno della arteria coronaria di una placca aterosclerotica che a un certo punto si spacca per cui il sangue, venendo a contatto con i componenti della placca, si coagula, forma un tappo e chiude il vaso.

Questo è il meccanismo tipico dell’infarto.
Nella donna conosciamo almeno altri due meccanismi con cui si può manifestare l’infarto; il primo è uno slaminamento della parete della coronaria per cui il sangue si fa strada nella parete del vaso e lo chiude (dissezione coronarica, più frequente in giovani donne in età fertile senza fattori di rischio), mentre il secondo ha un nome bizzarro: si chiama sindrome “tako-tsubo” e prende il nome da una trappola a forma di pallone usata dai pescatori giapponesi per catturare i polipi. La donna accusa dolore al torace, l’ECG simula l’infarto in atto ed il ventricolo sinistro presenta un’alterazione della cinetica con un’aumentata contrattilità delle basi e l’assenza di contrazione all’apice, assumendo la forma “ad asso di picche” tipica della sindrome “tako-tsubo”.

Tuttavia la situazione coronarica è normale nel senso che non c’è una aterosclerosi ostruttiva. La sindrome “tako-tsubo” colpisce in più del 90% dei casi le donne e – anche se non se ne conosce ancora esattamente la genesi – per il 70% è scatenata da un forte stress o shock emotivo. In genere, vi è una completa regressione spontanea di tutte le alterazioni, anche se sono stati riportati alcuni casi mortali. Si tratta di quello che una volta, nel linguaggio comune, si chiamava “crepacuore”.

A cosa è dovuto questo sensibile aumento del rischio cardiovascolare delle donne rispetto al passato?

Sta cambiando lo stile di vita della donna. Se è giovane, frequentemente è fumatrice. Se fuma e prende anche la pillola, la donna si espone ad un rischio elevato di malattie cardiovascolari (trombosi, ictus, infarto), anche in giovane età. Durante l’età fertile gli estrogeni fungono da fattore di protezione contro i tradizionali fattori di rischio cardiovascolare, come l’ipertensione o l’ipercolesterolemia.

Ma quando la donna entra in menopausa questo “ombrello” protettivo viene a cadere e il rischio cardiovascolare diventa uguale o superiore a quello dell’uomo. Per questo, ad esempio, a parità di valore di colesterolo, un trattamento va iniziato in menopausa, mentre spesso non è indicato se la donna ha ancora le mestruazioni.

Un altro importante fattore di rischio legato agli stili di vita è rappresentato dal fatto che la donna anziana, generalmente, si muove poco e spesso è obesa, diabetica, ipertesa e ha il colesterolo alto. Molte pazienti da noi attualmente seguite presentano queste caratteristiche. Quando la donna entra in menopausa cambia assolutamente il suo profilo di rischio cardiovascolare e necessita di una prevenzione accurata.

Quali consigli dare dunque per una efficace prevenzione?

Il consiglio è sempre quello di tenere sotto controllo i fattori di rischio. Se si fuma, smettere di fumare; controllare la pressione arteriosa e il colesterolo. È importante muoversi, svolgendo un’attività fisica moderata e regolare. Se la donna è in sovrappeso deve dimagrire. I fattori di rischio vanno corretti, altrimenti si pagano. Ad esempio, a parità di altri fattori di rischio, il diabete aumenta la probabilità di morire di malattie cardiovascolari di 2/3 volte nell’uomo e di 7/8 volte nella donna. Bisogna quindi adottare gli opportuni stili di vita e, se del caso, assumere un adeguato trattamento farmacologico.

La paziente a rischio sarà valutata in prima battuta dal medico di medicina generale che potrà a sua volta richiedere la valutazione dello specialista. È importante ricordare che la malattia cardiovascolare, nella donna, è attualmente il killer numero uno. Da anni vengono promosse delle validissime campagne di prevenzione contro i tumori femminili, mentre non vedo ancora un’analoga attenzione sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari nelle donne.

di Alessandro Tich

Alessandro Tich

Condirettore


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