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Dott. Chiarenza: “Sono credente. Sono aiutato ad aiutare.”

Dott. Chiarenza, luminare del San Bortolo, salva neonato in ospedale fuori regione con tecniche mininvasive.

A volte i miracoli esistono. Come esistono microscopici strumenti usati in corpicini dal peso di appena un chilo. Ed esistono medici super preparati ai quali va tutta la gratitudine di chi assiste ad una vita salvata.Uno di questi miracoli è accaduto per mano del Dott. Salvatore Fabio Chiarenza, luminare che dirige l’Unità Operativa Complessa della Chirurgia Pediatrica dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, chiamato in soccorso in un altro ospedale extraregionale.

Il piccolo, se non operato subito, rischiava di morire perché affetto da una malattia che colpisce un bambino su 3.500; la cosiddetta “atresia esofagea completa” che insorge tra la terza e la quinta settimana di vita dal concepimento. Si tratta di una malformazione dell’esofago e della trachea che impedisce il piccolo di alimentarsi, poiché quanto ingerito potrebbe passare direttamente nei polmoni. L’atresia esofagea fa parte delle malformazioni rare insorte nella vita fetale e talvolta scoperte solo alla nascita.

Purtroppo se non prontamente diagnosticate e trattate, possono essere letali o gravemente invalidanti. E’ per questo che l’arrivo del medico vicentino è stato atteso con trepidazione. Quattro ore di intervento coadiuvato da un’equipe di tutto rispetto, durante le quali la tensione è salita, sia per il fatto che la vita del nascituro dipendeva dall’esito dell’operazione ma anche per la difficoltà oggettiva nell’operare su un corpo di tali dimensioni con tecniche così innovative. Di questo ci racconta il Dott. Chiarenza che abbiamo avvicinato, cercando di capire se egli stesso si renda conto del valore del suo operato.

Ci parli innanzitutto dell’atresia esofagea sulla quale Lei è intervenuto…

L’atresia esofagea è una malformazione congenita che crea un’ interruzione dell’esofago, quel tubicino che collega la bocca allo stomaco. In questa grave malformazione, la parte prossimale dell’esofago è a fondo cieco mentre la sua parte distale è collegata erroneamente e direttamente alle vie aeree (trachea). Di conseguenza il neonato non può né alimentarsi né respirare correttamente.

L’intervento che è molto delicato, consiste nello staccare l’esofago distale dalle vie aeree e ricollegarlo all’esofago prossimale che è a fondo cieco (quindi bloccato). Tale malformazione viene fortunatamente operata in tutte le principali chirurgie pediatriche ma la particolarità di questo intervento è che viene da noi effettuato con tecniche mininvasive (toracoscopia), cioè l’incisione e l’apertura del torace del neonato viene sostituita da 3 buchini di 3 mm e l’intervento viene effettuato completamente per via toracoscopica con gli ovvi benefici, non solo estetici.

Lei è stato chiamato ad operare in un altro ospedale. Era la prima volta?

No, vengo chiamato spesso in ospedali di tutta Italia e talvolta anche all’estero (Svizzera) da colleghi e amici che stanno implementando e vogliono migliorare queste tecniche chirurgiche mininvasive sul bambino. Io assieme alla mia validissima equipe di medici e infermieri mi dedico già da molti anni allo sviluppo di tecniche innovative di chirurgia mininvasiva.

Grazie ai mezzi ed alle strumentazioni messe a disposizione nel mio reparto, abbiamo raggiunto degli standard operativi mininvasivi molto elevati riconosciuti non solo in ambito nazionale ma anche all’estero. Infatti la Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale di Vicenza appare tra i principali centri europei fondatori della Società Europea di Chirurgia Mininvasiva Pediatrica (ESPES) ed io stesso ho l’onore di ricoprire il ruolo di presidente della Società Italiana di Videochirurgia Infantile.

Questo tipo di chirurgia richiede delle “skills” particolari, un’ elevata esperienza che soprattutto nel campo neonatale (e fetale) è assai rara. Infatti la ridotte dimensioni e l’ estrema fragilità del paziente pediatrico ha lasciato i chirurghi pediatri purtroppo ancora abbastanza indietro in questo campo. Pensi che negli ospedali, in genere, la chirurgia mini invasiva che riguarda l’adulto è molto diffusa mentre nei bambini ma soprattutto nei neonati, arriva a coprire circa il 3% delle strutture sanitarie europee. Ancora troppo poco.

Quali nazioni sono più avanti in questo campo?

Alti livelli nel campo della chirurgia mininvasiva neonatale in genere si possono trovare qui all’ospedale di Vicenza, (considerato un’eccellenza internazionale), dove ci siamo mossi già a partire dai primi anni 2000 (trattando le prime malformazioni complesse neonatali come ad esempio l’ernia diaframmatica, le malformazioni urologiche e renali, le malformazioni gastrointestinali e quelle polmonari). Assieme a noi anche altri ospedali europei Nizza, Parigi, Londra, poi Barcellona, la Polonia, l’ Olanda e via via anche altre realtà italiane e dell’est Europa.

Cosa la spinge a fare interventi così importanti e non sempre facili, rischiosi?

La grande passione per un lavoro che ho avuto la fortuna di poter realizzare e sicuramente anche la fede! In certi momenti il peso delle responsabilità è talmente grande che nelle scelte vengo supportato proprio dalla mia grande fede. Io sono molto credente e sono convinto di essere aiutato nell’aiutare gli altri. Trovo che salvare giovani vite umane, sia un privilegio ma come detto, anche una grande responsabilità. L’unico rischio possibile è che a vedere tanta sofferenza, ci si dimentichi delle cose belle. Ma poi il “grazie” che mi arriva dai genitori in attesa fuori dalla sala operatoria, è una soddisfazione impagabile, che davvero non ha prezzo. Come pure vedere quei piccoli esseri crescere e diventare belli, forti, persone gioiose.

Quali sono le prossime frontiere alle quali aspirare?

Sicuramente la Chirurgia Fetale di “nuova generazione” cioè la laparoscopia in utero effettuata dai chirurghi pediatri sui feti affetti da spina bifida. Va detto innanzitutto che Vicenza è già Centro Regionale per la Diagnosi e la Cura della Spina Bifida di cui ho incaricato come responsabile organizzativo il dottor Francesco Battaglino: pensi che molti aborti voluti riguardano proprio questa patologia molto invalidante. Io, assieme ai miei collaboratori e a tutta la comunità di chirurghi pediatri, stiamo portando avanti un’ importante battaglia per cercare di ridurre l’interruzione di gravidanza per patologie malformative sulle quali si può intervenire alla nascita.

A Vicenza accogliamo da tutta Italia gestanti che scelgono di tenere nel proprio utero la creatura malata perché possa essere operata appena venuta alla luce con le più innovative tecniche mininvasive. A tutt’oggi purtroppo una delle patologie che non trova grandi successi alla nascita è proprio la spina bifida. Sono invece molto incoraggianti i risultati della chirurgia Fetale (cioè in utero) in due centri pilota, uno a Boston e un altro a Barcellona, dove ho intenzione di recarmi per valutare la fattibilità di un progetto congiunto, assieme alla Direzione dell’ospedale e ai colleghi che dirigono l’unità di Ostetricia e Ginecologia (dott. Giuliano Zanni), di Pediatria (dott. Massimo Bellettato) e di Anestesia e Rianimazione (dott. Raffaele Bonato).

Grandi passi, sempre proiettati in avanti… Ma che cos’è per lei la vita?

E’ un dono stupendo di cui non ci rendiamo conto. Umanamente forse non riusciamo a capirne la profondità. Abbiamo tutti l’obbligo di preservarla, come fosse un’oasi d’acqua nel deserto arido, senza sprecarne nemmeno una goccia.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile


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