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    Marzo 2018

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“Dottore, mi fa male qui”

Alessandro Tich A colloquio col dottor Vittorio Bernardi, responsabile dell’ambulatorio di Terapia Antalgica dell’Ospedale “San Bassiano”  “Dottore, mi fa male qui”.  Il dolore è il sintomo più ricorrente di un problema di salute: a volte è un campanello d’allarme che ci avverte che qualcosa non funziona e bisogna correre ai ripari, altre volte rappresenta invece una vera e propria patologia a se stante, che si aggiunge al problema da cui è originato.  Ce lo conferma il dottor Vittorio Bernardi, medico chirurgo specializzato in anestesia e rianimazione, con un incarico di elevata specializzazione in terapia del dolore. E’ il responsabile dell’ambulatorio di Terapia Antalgica dell’Ospedale “San Bassiano” ed è inoltre il coordinatore del comitato aziendale per la realizzazione del progetto “Azienda Ulss 3 senza dolore”. – Dottor Bernardi, quali sono i compiti di questo comitato?  – “Il comitato ha iniziato a lavorare nel 2006, con il sostegno della direzione dell’Ulss, organizzando otto edizioni di un corso – “La gestione delle persone con dolore”- che ha formato circa 800 operatori dell’Azienda Sanitaria. Questa attività di formazione ha contribuito a introdurre il concetto della “misurazione del dolore”, con la quale il dolore viene misurato come uno dei parametri vitali. Abbiamo anche elaborato delle raccomandazioni per la gestione dei pazienti con dolore post-operatorio oppure cronico e delle linee guida dirette ai responsabili e al personale delle varie strutture ospedaliere, che dispongono di una persona di riferimento medico e infermieristico nella gestione del dolore. Attualmente stiamo elaborando con i referenti di struttura dei protocolli farmacologici sempre per la gestione del dolore.” – Di cosa si occupa, in particolare, l’ambulatorio di Terapia Antalgica? – “L’ambulatorio di Terapia Antalgica eroga varie prestazioni diagnostiche e terapeutiche sia per i pazienti che afferiscono dall’esterno che per i pazienti ricoverati. Prima di qualsiasi terapia è fondamentale la diagnosi della cosiddetta “sindrome algica” che riguarda il paziente che riferisce dolore. Viene compiuta una visita clinica con un’accurata anamnesi, e cioè la storia clinica del paziente. Bisogna quindi localizzare il dolore, misurarlo e monitorare la variazione della sua intensità anche nell’attività quotidiana per poi passare ad un esame obiettivo.” – A quali patologie sono legati principalmente i sintomi dolorosi? – “Le patologie legate al sintomo-dolore sono di varia natura, ma un dolore acuto molte volte è un fatto utile e cioè una spia che può aiutare ad evitare un danno. Un dolore cronico, di una durata maggiore ai tre mesi, invece non è più una spia utile ma è già un danno per cui si parla di malattia-dolore, che è più frequente alla nostra osservazione. Secondo un importante studio intitolato “Pain in Europe” l’Italia si colloca al terzo posto in Europa per il dolore cronico: ne soffre ben il 26% della popolazione e il 52% dei casi è riconducibile a malattie degenerative, ad esempio l’osteoartrosi che è una delle cause più frequenti, a condizioni infiammatorie come l’artrite reumatoide, ad alterazioni strutturali tipo l’osteoporosi e a sindromi funzionali.” – Quali sono i dolori più frequenti? – “I pazienti che afferiscono al nostro ambulatorio presentano principalmente lombalgie, il cosidetto mal di schiena, sciatalgie e cruralgie.  Sono frequenti anche casi di cefalea, cervicalgia e fibromialgia, che è una patologia invalidante, oltre a dolori di tipo neuropatico.” – Come si cura il dolore? – “Per quanto riguarda l’approccio terapeutico il cardine è ancora la terapia farmacologica. Abbiamo a disposizione un’ampia gamma di farmaci anche non appartenenti alla classe degli analgesici, che possono essere impiegati nella terapia del dolore. La scelta del farmaco si basa sulla corretta diagnosi, che presuppone la conoscenza della fisiopatologia del dolore, e sulle sue  caratteristiche “farmacocinetiche” e “farmacodinamiche”, e cioè  sul suo modo di agire e di comportarsi all’interno dell’organismo. E’ importante creare un rapporto di fiducia col paziente dandogli informazioni sul tipo di farmaco, sugli effetti collaterali e le strategie per evitarli o combatterli e sulla via di somministrazione più naturale. Esistono anche terapie più invasive come l’infiltrazione con anestetici locali, blocchi nervosi, mesoterapia e altro. L’agopuntura è una tecnica adiuvante, la cui utilità viene valutata caso per caso per determinati tipi di patologie. Anche la stimolazione elettrica TENS trova una sua utilità in alcune patologie come il dolore da artrosi del ginocchio o il dolore neuropatico di origine periferica.  Le tecniche più invasive vengono effettuate presso la sala operatoria del “Day Surgery” dove il paziente che è stato sottoposto ad esempio a peridurale antalgica per lombo sciatalgia da ernia discale, può essere anche osservato nell’immediato periodo post-intervento.” – C’è un età maggiormente a rischio per le patologie del dolore? – “Per il dolore l’età non ha limiti. Solo per citare qualche dato: il mal di schiena è la causa più comune della limitazione di attività nelle persone al di sotto dei 45 anni; il 25-50% degli anziani ultrasessantenni soffre di dolore che arriva a interferire con la normale attività quotidiana; per quanto riguarda le fasce d’età più giovane la maggior richiesta del nostro aiuto arriva dai soggetti affetti da cefalee.”

Redazione InFormaSalute

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