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Endometriosi: il dolore in rosa

Chiara Bonan herz bauch wohlfühlen A colloquio con Laura Favretti, primario di ginecologia dell’ospedale di Cittadella, Ulss 15 Alta Padovana.   L’endometriosi è una patologia che può incidere in maniera fondamentale con la vita di tutti i giorni, arrivando a diminuire la produttività della donna e trasformandosi in un pensiero fisso oltre che in un ostacolo reale per un’eventuale gravidanza. Il principale sintomo, riferito dal 65% dei soggetti, è il dolore. Un male che arriva in corrispondenza con il ciclo mestruale, dell’ovulazione, talvolta anche della defecazione e dei rapporti sessuali e può estendersi a tutto il mese, diventando un insopportabile dolore cronico. Non se ne parla spesso, e capita di sentirlo liquidare, da profani e non, come disturbo “psichico”: niente di più sbagliato, come ci ha spiegato la dottoressa Laura Favretti, che dirige il reparto di ostetricia e ginecologia del presidio ospedaliero di Cittadella.   Dottoressa Favretti, cos’è l’endometriosi? “L’endometriosi è la presenza di endometrio, un tessuto che normalmente riveste la cavità dell’utero, al di fuori di essa, in sedi anomale. Può localizzarsi nelle ovaie, dove assume l’aspetto di una cisti che per il suo contenuto di sangue denso viene definita cisti cioccolato; sul peritoneo, che riveste la cavità addominale e gli organi in essa contenuti; può anche interessare l’intestino, tra cui il retto è uno dei tratti più frequentemente coinvolto, la vescica, la vagina, i legamenti posteriori di sostegno dell’utero e anche sedi extraaddominali”. Quali conseguenze comportano questi tessuti che proliferano in sedi anomale? “I focolai di endometriosi sanguinano in risposta agli stimoli ormonali e creano una reazione infiammatoria con formazione di tessuto cicatriziale, con aderenze che attaccano gli organi e li infiltrano. I focolai di endometriosi possono produrre anche una loro innervazione e tutto questo comporta dolore”. Quando si presenta il dolore? “All’inizio può essere associato alla mestruazione o all’ovulazione, ma tende ad aumentare nel tempo, con la progressione della malattia, estendendosi ai periodi fuori del ciclo, ai rapporti, alla defecazione, alla minzione, per poi diventare un dolore pelvico cronico. Il principale sintomo di questa malattia è proprio il dolore, che viene riferito dal 65 % della donne che hanno una endometriosi. Il dolore spesso si associa a stanchezza ed inefficienza”. Quante donne soffrono di questo disturbo? “176 milioni di donne nel mondo soffrono di endometriosi, indipendentemente dalla loro razza o condizione socio-economica. Si calcola che ne soffra una percentuale compresa tra il 6% e il 10% in età fertile, e che 2/3 di queste abbia meno di 30 anni”. Oltre al dolore ci sono altri sintomi che possono far pensare ad un’endometriosi accelerando la diagnosi? “Purtroppo la severità dei sintomi non riflette la “quantità” della malattia. Molti non realizzano che i sintomi presenti possono essere segnale di endometriosi e questa mancanza di consapevolezza fa sì che la diagnosi e perciò il trattamento siano tardivi. Il ritardo medio dall’inizio dei sintomi alla diagnosi si aggira sui 7-10 anni e spesso la diagnosi finale avviene dopo aver consultato molti specialisti: la presenza di un dolore cronico invalidante e la difficoltà di evidenziare con i comuni mezzi diagnostici questi focolai fanno sì che spesso queste donne non siano credute e che si definisca psicogeno un dolore con origini ben diverse.” Quindi va a finire che la donna è costretta a convivere per quasi un decennio con dolori che influenzano in modo determinante la qualità della vita, venendo anche bollata come “problematica”? “Sì, assolutamente: il 73% delle donne ritiene di non essere creduta, e addirittura il 41% di non essere creduta nemmeno dai medici. Il dolore, che rimane il sintomo dominante in questa patologia, ha un grande impatto sulla qualità di vita delle donne, con una riduzione delle attività lavorative, ma anche di quelle non lavorative, come lo studio, l’attività fisica e la cura della famiglia. Il 92% delle donne ritiene che le loro vite siano dominate dai sintomi della malattia! Il dolore purtroppo è un sintomo difficile da quantificare e da misurare con i normali strumenti diagnostici, come gli esami del sangue e le indagini strumentali, e quando il paziente non è creduto alla malattia viene negata la voce con cui esprimersi.  Qual è la corretta procedura diagnostica? “Il primo passo verso la diagnosi è di credere alla donna che riferisce dolore, anche se dal punto di vista clinico non si trovano dati patologici. La diagnosi è possibile solo se la malattia viene sospettata: una accurata storia del decorso del dolore, della sua insorgenza e della sua evoluzione nel tempo permetteranno di cercare con la visita e con strumenti come ecografia o risonanza magnetica la presenza dei focolai nelle zone dove più frequentemente si localizzano. Possiamo dire che la diagnosi di questa malattia è prima di tutto clinica. Talvolta si rende comunque necessario ricorrere ad un esame invasivo, come la laparoscopia, che permette di vedere gli impianti nella cavità addominale e di confermare con l’esame istologico la loro natura. Una volta posta il sospetto o la diagnosi della malattia è necessario trattarla, perché il dolore è un sintomo molto invalidante e non si può vivere con il dolore”. Esiste un trattamento definitivo? “Non esistono attualmente terapie che curino definitivamente l’endometriosi, né terapie che arrestino il progredire della malattia. Le cure mediche ormonali consistono nell’induzione di una menopausa chimica o di un’assenza di sanguinamento e curano il sintomo dolore nel 60-70% dei casi: alla sospensione del trattamento il sintomo si ripresenta. L’unica possibilità di eliminare la malattia è asportare chirurgicamente tutti i focolai: l’intervento è effettuabile in laparoscopia nel 90% dei casi e il rischio di recidiva, che va dal 20 al 30%, dipende dalla radicalità dell’intervento chirurgico. Le finalità della cura sono la terapia del dolore, della sterilità e delle complicanze. E’ possibile effettuare sia una terapia medica che chirurgica o entrambe o, in caso di donne che manifestano pochi sintomi, anche nessuna terapia”. Quando è necessario operare? “Se ci sono complicanze, come la stenosi (il restringimento) degli ureteri con sofferenza renale o la stenosi di un tratto dell’intestino con rischio di occlusione. I sintomi anche in questo caso possono essere dolore o difficoltà improvvise alla defecazione, feci piccole specialmente durante la mestruazione e l’ovulazione oppure non esserci del tutto.” Quali sono le cause dell’endometriosi? “Ci sono varie teorie sulle possibili cause e una di questa è la teoria della mestruazione retrograda, per cui durante il ciclo mestruale le cellule che si sfaldano attraverso le tube raggiungerebbero la cavità addominale e in particolari situazioni si impianterebbero: tale teoria spiega molte delle localizzazioni dei focolai, ma non tutte, per cui sono state fatte anche ipotesi di fattori immunitari e genetici.” L’endometriosi può interferire con il concepimento? “1/3 delle donne con endometriosi riferisce anche un problema di fertilità. La probabilità di fecondazione mensile in presenza di questa patologia va dal 2 al 10 %, contro il 15-20 % delle coppie fertili. Il rapporto tra endometriosi e fertilità non è ancora chiaro: sicuramente la malattia riduce le probabilità di procreazione sia attraverso fattori biologici, con la creazione a livello addominale di un ambiente sfavorevole alla fecondazione, sia attraverso fattori meccanici legati alle aderenze tra gli organi pelvici. Non dimentichiamo però che anche la chirurgia dell’endometriosi può avere effetti negativi sulla fertilità. Dopo un certo numero  di tentativi, in base anche all’età della donna, se non si ottiene un successo è consigliabile pensare ad una fecondazione medica assistita.” Questa patologia può essere collegata ad un rischio maggiore di cancro? “L’endometriosi rimane comunque una patologia benigna e il rischio di diventare un tumore, nel caso di una cisti ovarica, è  presente ma molto basso, per cui non è sempre necessaria l’asportazione di tutte le cisti endometriosiche, specialmente se piccole o recidivanti.” Quali sono i controlli che lei consiglia alle donne? In che fascia d’età? “L’endometriosi colpisce le donne nell’età fertile, per cui è necessario che, in presenza di sintomi dolorosi come quelli che abbiamo decritto in questo articolo, le donne si rivolgano ad una struttura che abbia esperienza con questa patologia. Ancora troppo spesso i sintomi non sono riconosciuti o sottostimati e il trattamento sia medico che chirurgico risultano incompleti. È necessario aumentare la consapevolezza delle donne sulla malattia ed aiutarle a ricevere il trattamento corretto: un supporto importante può essere fornito dalle associazioni di donne che si occupano di questo problema e che sono in grado di fornire informazioni e consigli utili.”

Chiara Bonan

Redattrice InFormaSalute

Dr.ssa Laura Favretti

Primario Ostreticia e Ginecologia – Presidio Ospedaliero di Cittadella

InForma Salute
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