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Game over

Gioco d’azzardo nei bar: c’è anche chi si ribella

Alessandro Toaldo, barista di Bassano del Grappa, ha tolto la slot machine dal suo locale.
E viene premiato per la seconda volta col riconoscimento #Slotmob della Fim Cisl vicentina e nazionale

Gioco d’azzardo nei bar: è uno dei più diffusi fattori di rischio di ludopatia o gioco patologico, il cui contrasto è un tema che sta particolarmente a cuore ad InFormaSalute Italia. Ma c’è anche chi si ribella. È il caso di Alessandro Toaldo, titolare del News Cafe in via Salvo d’Acquisto a Bassano del Grappa, conosciuto da tutti come “Peter”. Come tantissimi altri suoi colleghi, aveva installato nel suo locale una slot machine. Bevi e gioca, gioca e bevi. Clienti-giocatori fidelizzati e guadagni supplementari assicurati. Una parte al barista, una parte alla società proprietaria della slot e una parte allo Stato: et voilà, il gioco è fatto. Poi però si è accorto che qualcosa non andava per il verso giusto.

Alessandro alias Peter racconta che continuava a vedere amici e clienti nervosi per le attese vincite, che il più delle volte – ovviamente – erano perdite. E questo andazzo era diventato per lui fonte di malessere quotidiano. E così, nel 2016, ha preso il gioco per le corna: ha tolto la macchinetta mangiasoldi dal suo bar, rinunciando a quello che era un introito garantito di tutti i giorni.

Game Over. Una decisione drastica, anche se lui ritiene “di aver fatto una cosa normale”. Il clima ne ha guadagnato, l’ambiente è diventato più sereno, l’esercente ha potuto dedicarsi maggiormente alla sua professione e tutto ciò ha giovato anche agli affari. Nello stesso 2016 la svolta anti-gioco in denaro del News Cafe aveva richiamato l’attenzione del sindacato Fim Cisl di Vicenza, che sposando l’iniziativa della Fim nazionale aveva aderito alla campagna di sensibilizzazione per un consumo etico e responsabile lanciata dalla piattaforma di segnalazioni online Next#votoconilportafoglio, realizzando nel corso degli ultimi tre anni eventi specifici, in particolare sul tema del gioco d’azzardo. Ne era scaturita l’iniziativa “Non stare al gioco – punta sull’aperitivo” che ha portato al conferimento di tre distinti premi, chiamati #Slotmob, ad altrettanti pubblici esercizi della provincia di Vicenza, con una pergamena simbolica di attestazione di “Bar etico”. Evidenziando la caratteristica principale dei locali segnalati: saper fare bene e con maestria il proprio lavoro già dalla fase dell’aperitivo e soprattutto un riconoscimento ad attività “che resistono e migliorano senza il gioco in denaro”. Uno dei tre bar premiati è stato appunto il News Cafe di Bassano.

Un percorso di sensibilizzazione sul problema che però non si è concluso in quella occasione. Martedì scorso 5 febbraio la Fim vicentina ha infatti consegnato al bar di Toaldo un nuovo premio #Slotmob, con l’intervento, fra gli altri, del segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli. Assieme al titolare è stata analizzata l’evoluzione lavorativa e l’andamento della clientela dal 2016 ad oggi, ovvero da quando ha fatto una scelta ben precisa decidendo di eliminare il gioco dal suo locale.

“La Fim vicentina – dichiara al riguardo Stefano Chemello, segretario generale dei metalmeccanici della provincia berica – è determinata nell’attuare iniziative di sostegno a tutte quelle attività che decidono di dare un segno di eticità al consumo. Gli effetti del gioco si ripercuotono in tutta la società, nel mondo del lavoro e nelle famiglie. Il vero contrasto si effettua con le azioni positive ed è nostro dovere mettere sul piedistallo le buone prassi come quella esercitata da Alessandro Toaldo.” Buone prassi che l’illuminato barista bassanese racconta anche alla nostra rivista utile per la famiglia.

Dunque Alessandro, ovvero Peter, partiamo dall’inizio. Com’era strutturata la “sezione giochi” del suo locale?

A livello di gioco in denaro avevo solo una slot, quindi neanche tantissimo. Dopo per i ragazzi giovani avevo le freccette e quello era un po’ più da compagnia. Quello che però mi ha portato a fare questo cambiamento è stata la slot. Avevo amici che ci buttavano dentro soldi.

Ci arriviamo subito. Prima però una curiosità: qual è il vantaggio economico di avere delle slot in un bar? Quanto ci si guadagna?

Le percentuali adesso non me le ricordo, però tenga conto che se uno ha una slot e c’è gente che ci gioca tanto c’è un discreto introito che può permettere di pagarti l’affitto e anche le bollette.

Cosa l’ha spinto alla fine a eliminare la macchinetta?

Quello che mi ha spinto a eliminarla è stato vedere amici, con cui magari durante il mio giorno libero o in altre situazioni mi vedevo al di fuori del locale, spendere tanti soldi per una macchinetta che comunque dopo non fruttava le vincite che loro pensavano di avere. Erano nervosi, c’era una situazione sempre molto di tensione.

Lei come si sentiva?

Ho maturato questa sensazione nel corso del tempo e non mi sentivo bene. Vedere questa gente, amici o ragazzi giovani o anche padri di famiglia, non lo sopportavo più. Questa cosa provocava anche a me dell’ansia.

Senza più gioco d’azzardo nel bar com’è cambiato il lavoro?

Sicuramente a livello di serenità è diventato un locale molto più appetibile anche alle famiglie e anche gli introiti sono migliorati, essendo un locale dove la gente sta bene e ha piacere di venire.

Chi prima giocava ci torna?

Assolutamente sì, e proprio con un altro spirito.

Come giudica questo nuovo riconoscimento #Slotmob al locale?

La prima volta che me l’hanno dato sono rimasto contento e anche un po’ sorpreso. Comunque la scelta che ho fatto l’ho fatta veramente senza secondi fini, perché era una cosa mia personale. Sapendo che dopo tre anni mi è stato nuovamente conferito questo riconoscimento, vuol dire che la strada che ho percorso è stata una strada che ha fatto piacere a tanti.

Cosa si sente di dire ai suoi colleghi baristi?

Io spero che gli altri miei colleghi intraprendano questa strada perché comunque il nostro è un bellissimo lavoro e di certo non ha bisogno di questi strumenti, anche se purtroppo la situazione economica talvolta implica il fatto di avere queste macchinette. Secondo me se uno è professionale dietro al banco non ha bisogno di giochi d’azzardo. Il mio slogan è “Più professionalità e meno slot”.

Infine cosa vuole dire alle persone che sono attratte dal gioco in denaro?

Purtroppo sappiamo che l’italiano è un popolo di viaggiatori e giocatori. Io spero che chi gioca giochi meno o che non giochi affatto. Forse è un’utopia parlare di questo. Se in Italia si spendessero meno soldi buttati dentro e magari si spendesse più in libri, più in musica, ci sarebbe un po’ più di cultura.

di Alessandro Tich

Alessandro Tich

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