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Il diabete in ospedale

Alessandro Tich A colloquio col dr. Natalino Simioni, primario di Medicina Generale dell’Ospedale di Cittadella   Nell’agenda del dr. Natalino Simioni, direttore dell’Unità Operativa Autonoma di Medicina Generale dell’Ospedale di Cittadella, non mancano di certo le cose da fare. Le aree di intervento del suo reparto sono infatti molteplici, e riguardano tutte le principali problematiche della medicina interna. Una di queste è l’epatologia, area riferita alle malattie del fegato, che fa della Medicina Generale cittadellese una struttura di riferimento per gli affetti da cirrosi epatica e per la gestione – attraverso protocolli con l’Università di Padova – dell’epatite cronica B e C fino alle liste di trapianto del fegato. Tra i principali settori di interesse – tra le numerose e anche complesse attività della struttura – anche le malattie tromboembolitiche, la diagnostica vascolare, le malattie esotiche (in aumento) e le “patologie non note”: malattie croniche, di enorme prevalenza, che il più delle volte si accompagnano a un problema acuto, che il paziente spesso non sa di avere e che è compito della Medicina Generale, attraverso un accurato studio clinico, diagnosticare. Come il diabete: patologia di grande incidenza nella popolazione, a cui la struttura dedica uno dei propri ambulatori specialistici e che rappresenta, come ci sottolinea il primario, un problema di assoluta rilevanza nella gestione generale dei ricoveri ospedalieri. – Dr. Simioni: perché, in tema di assistenza ospedaliera, è importante parlare di diabete? – “Perché il diabete è l’esempio di come una patologia di largo impatto sociale diventi un elemento che va a complicarsi in caso di ricovero in ospedale. Mediamente i ricoveri in Medicina riguardano pazienti dai 60 anni in su. La prevalenza del diabete nei pazienti in queste classi di età è del 20% dai 60 ai 70 anni e del 50% sopra gli 80 anni. Facendo una media delle età, dal 30 al 40% delle persone ricoverate nell’Alta Padovana, in area medica ma anche chirurgica, hanno ricoveri che sono complicati dal diabete.” – Perché, in caso di ricovero in ospedale, ci sono queste complicazioni? – “Oggi il paziente si ricovera in ospedale se è acuto, a seguito cioè di un episodio che ne determina il ricovero. Se il paziente è anche diabetico, il diabete in questo modo si scompensa. Questo accade nella stragrande maggioranza dei casi, anche se la malattia è normalmente controllata a casa, dal servizio di Diabetologia o dal medico di famiglia. In ospedale si rende quindi necessario il trattamento insulinico intensivo. Se non si compensa al meglio e in tempi rapidi il diabete, si ha un esito sfavorevole sulla globalità del risultato: come un ritardo del tempo di guarigione, ad esempio negli episodi infettivi come la polmonite, o come l’aumento del rischio di complicazioni di qualsiasi genere dopo un intervento chirurgico.” – Il trattamento del diabete, in pazienti ricoverati per un’altra patologia, è dunque un fattore di primaria importanza… – “Certamente. L’analisi dei dati statistici ci permette di dire, ad esempio, che i pazienti delle Unità di Terapia Intensiva hanno risultati di sopravvivenza a lungo termine migliori se il diabete è stato curato bene durante il ricovero. Nell’Alta Padovana, in tutta l’Ulss n.15, ci sono circa 30mila ricoveri all’anno. Di questi, circa 10mila ricoveri riguardano pazienti affetti da diabete. Per riuscire a migliorare il trattamento del diabete in questa ampia fascia di popolazione servirebbe un reggimento di specialisti. Per questo abbiamo raggiunto un accordo con l’Università di Padova grazie al quale organizziamo iniziative di formazione per potenziare la capacità di gestione del diabete di tutti i professionisti, medici e infermieri, dei due presidi ospedalieri dell’Alta Padovana.” – Quali iniziative, in particolare? – “Abbiamo costituito un programma di formazione che nel 2010 ha coinvolto circa 600 persone, con 22 corsi. Il compito dell’attività di formazione è stato quello di creare una task force, nei vari reparti degli ospedali di Cittadella e di Camposampiero, per la gestione del diabete: il medico ha il compito, in collaborazione con il nostro servizio di Diabetologia, di impostare il trattamento per il paziente e l’infermiere ha la delega di gestire il trattamento insulinico secondo metodi, detti “algoritmi”, che vengono applicati in base ai livelli di glicemia della persona ricoverata. La gestione della terapia insulinica intensiva, applicata in questo modo da team di medici e infermieri di tutti i reparti ospedalieri, è di enorme interesse perché permette un’attività molto più autonoma delle varie strutture ospedaliere nella gestione del diabete, migliorando di fatto la globalità dell’assistenza al paziente.” – La gestione “autonoma” del diabete nei singoli reparti ospedalieri sta dunque dando i suoi frutti? – “Senza dubbio. Abbiamo notato, nei primi mesi del 2011, una riduzione delle richieste di consulenza delle altre strutture ai nostri specialisti di Diabetologia. Il passaggio delle conoscenze sta avendo i suoi risultati e oggi molte richieste di consulenza sono più mirate, riguardano cioè solo determinati casi specifici. A grande richiesta proporremo altri due corsi di formazione in aprile. E stiamo programmando un nuovo percorso di perfezionamento nei reparti con più necessità.” – Com’è stata la risposta dei pazienti riguardo a questo nuovo sistema di gestione del diabete nei reparti? – “Da parte delle persone affette da diabete, il riscontro è stato positivo. I pazienti si sono sentiti “accolti” dall’ospedale, che era in grado di dare competenze nel rispetto delle conoscenze del paziente stesso. I pazienti, cioè, hanno avvertito che nei reparti è stata loro offerta una cura alternativa, diversa e migliore.”  – I pazienti diabetici che prima del ricovero non seguivano la terapia insulinica, dopo il ricovero cosa devono fare? – “La gestione del paziente, che prima del ricovero non era in terapia insulinica e che viene poi dimesso dall’ospedale, è un problema che dobbiamo affrontare. Sorge la necessità in questo caso di educare il paziente al trattamento del diabete proprio durante il ricovero, per continuare poi la terapia quando torna a casa. A questo scopo abbiamo attivato un servizio di consulenza infermieristica, con il quale gli infermieri del nostro Centro Antidiabetico danno istruzioni ai pazienti. E’ garantita inoltre, sempre in questi casi, la sorveglianza alla dimissione: il paziente cioè viene dotato delle prime cose che gli servono per proseguire a domicilio la terapia insulinica, soprattutto nel caso in cui la dimissione avvenga nel fine settimana.”

Redazione InFormaSalute

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