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innesto dentale

Innesto osseo dentale: quando in bocca manca l’osso

 innesto dentale

Innesto osseo: quando in bocca manca l’osso per l’impianto. Meglio un donatore o l’osso stesso del paziente?

L’osso umano ha una grande capacità di rigenerazione, ovvero di ricrescita. Tuttavia, molto spesso si deve ricorrere ad una vera e propria ricostruzione, con un innesto osseo che vada a sostituire la parte mancante. Questo avviene anche in bocca, in diversi casi dovuti a malattia parodontale, danni ossei, rialzo del seno mascellare o estrazioni dentali difficili, con impianti successivi che non trovano sufficiente materiale di ancoraggio. In questo articolo ci occupiamo proprio dell’innesto dell’ osso alveolare, ricordando che un volume osseo adeguato è di vitale importanza per assicurare la stabilità permanente di denti e successivi impianti. Intervista al dottor Terenzio Moschino Responsabile della struttura semplice dipartimentale chirurgia maxillo facciale ospedale di Bassano del Grappa.

Perché spesso vi è bisogno di un ulteriore intervento dopo importanti estrazioni di denti? Perché l’osso non cresce come dovrebbe?
Questo è dovuto al fatto che l’osso cresce soltanto in alcune condizioni, per esempio se vengono mantenute delle zone di perdita di osso in cui la perdita stessa è circoscritta e quindi ci sono delle pareti. Parliamo di quattro pareti attorno all’osso stesso: in questo caso si ricostituisce completamente da solo. In parole povere, più pareti mancano, meno l’osso cresce. Di qui, la necessità di un innesto osseo nel quale non ricostruisco ma riposiziono del bio materiale. Posso anche scegliere materiale del paziente stesso o di persona donatrice che ha lasciato l’osso alla banca dei tessuti di Treviso, che è la banca di riferimento per il Veneto e per il Trentino Alto Adige. Con l’innesto noi andiamo a ricostruire la porzione di osso mancante che può essere per fini estetici, per quanto riguarda la parte facciale, oppure pre-implantari per la riabilitazione e poi la protesica (dei denti).

Più precisamente, che tipo di materiali vengono usati?
Usiamo osso del paziente stesso: ci sono delle sedi che possono essere utilizzate come sedi donatrici, ad esempio la zona del mento, oppure l’angolo della mandibola. Si tratta solo di spostare quella parte di osso dalla zona donatrice a quella ricevente. E’ chiaro che questo porta a dover aprire un altro sito di intervento. Per ricostruzioni piuttosto estese, come detto, possiamo scegliere il materiale osseo dalla banca di Treviso che noi possiamo utilizzare secondo forme, dimensioni, caratteristiche individualizzate sul difetto da correggere in quel determinato paziente.

Vengono utilizzati materiali di derivazione animale?
Sicuramente… In commercio a disposizione possiamo trovare osso di derivazione animale: ovina, bovina, suina, equina. Tuttavia, trovo che vi sia grande confusione commerciale sull’ utilizzo dei bio materiali e quindi posso utilizzare l’ innesto dell’ osso come un riempitivo, quando non ho bisogno di osso vitale nel senso stretto. Ovvero, posso ricostruire la morfologia di un difetto utilizzando del biomateriale, senza bisogno che questo innesto sia strutturalmente uguale all’osso che io ho nelle zone vicine al difetto. Questo fatto comporta che se io devo utilizzare quell’osso che ho ricostruito per metterci un impianto, la durata e quindi anche poi l’estetica di quell’impianto, dipende dalla qualità dell’ osso che io ho scelto per l’innesto stesso.

Quindi, che materiale consiglia lei personalmente?
Qui dipende dall’area del difetto. Più è vasta e più ciò che devo ricostruire è grande, più sono convinto che si debba ricorrere all’osso omologo e quindi all’osso del donatore. Oppure ad osso del paziente stesso. La scelta spetta a lui.

E per quei pazienti che faticano ad accettare di avere un trapianto di donatore in bocca?
Per quei pazienti che fanno fatica ad accettare di avere un trapianto di un altra persona, come già accennato, l’osso della persona stessa.

Come ci si comporta nel resto del mondo, in caso di innesto osseo?
A questo proposito i nostri cugini americani utilizzano dei fattori di crescita che sono delle molecole geneticamente preparate. Queste, aiutano ad accelerare la guarigione dell’osso e quindi sono dei promotori della guarigione stessa.

Direi che è un fatto quasi stupefacente…
Personalmente credo sia fantastico! In questo modo ci si avvicina a quello che tutti noi vorremmo, ovvero alla ricostruzione dei tessuti, all’ingegneria tessutale e questo è un aspetto che noi seguiamo da tanto, tantissimo tempo. Purtroppo esistono dei vincoli giuridici in Italia e in Europa, per cui da una parte la manipolazione e clonazione dei fattori di crescita dal sangue e dall’altra l’utilizzo dei fattori di crescita clonati geneticamente non è permessa. Il risultato è che questo è un campo che da noi, purtroppo, è fermo.

Quanto dura un intervento di questo tipo?
La ricostruzione ossea di un singolo dente può essere fatta anche contestuale all’ inserimento dell’ impianto. Qualora l’impianto che faccia da sostituto artificiale alla radice di un dente ottenga una sufficiente stabilità nell’osso che rimane nel paziente, allora posso ricostruire la restante parte che manca con dell’innesto e questo si aggira sulla quarantina di minuti.

Cosa comporta per il paziente?
E’ una chirurgia che può essere alla portata di tutti: clinicamente è un intervento molto semplice e se gestito adeguatamente, il dolore ed il gonfiore (gestione post operatoria) è molto modesta. Potrebbe apparire in volto qualche ematoma, destinato comunque a sparire molto velocemente. In genere, se noi dobbiamo sostituire un singolo dente facciamo anche attenzione alla paura, all’ansia che comunque tutti noi tendiamo ad avere in situazioni del genere.

Come procede poi l’intervento chirurgico?
Abbiamo detto sedazione cosciente, endovenosa o per bocca, l’ anestesia va fatta localmente alla gengiva che viene delicatamente aperta e scollata per arrivare alla parte dell’osso. A questo punto sulla base del difetto che è stato individuato con la TAC, procediamo con l’innesto del materiale scelto in precedenza.

E si passa quindi ai punti di sutura?
Non ancora, perché la ricostruzione dell’osso prevede anche una ricostruzione gengivale, nel senso che il volume nuovo dell’osso ricreato è aumentato e quindi anche la gengiva deve essere allestita. Esistono delle tecniche mutuate dalla chirurgia plastica per allungare e gestire la gengiva e anche qui ricorriamo sempre più spesso alle micro-suture fatte poi con i sistemi di ingrandimento. Voglio ricordare che più un filo è sottile, più alto è il rispetto dell’irrorazione dei capillari e quindi del nutrimento del lembo sia gengivale che dell’innesto. Come vede, è meno semplice di quanto possa apparire…

Si tratta comunque di un’ operazione di routine per voi medici della maxillo facciale dell’ospedale?
Sì, in relazione ad un piano di cura che viene gestito con il dentista curante del paziente. Infatti noi richiediamo che ci sia o la presenza del dentista stesso durante la prima o seconda visita, oppure che venga stilato un piano di cura su cui noi ci inseriamo come intervento di secondo livello. La gestione della salute orale del paziente e la gestione di zone pericolose che potrebbero trasmettere germi all’innesto, come situazioni cariose e i problemi di gengive e di igiene della bocca, vanno eliminate prima che il paziente si sottoponga all’innesto.

Dopo quanto un paziente ritorna a parlare normalmente?
Anche qui dipende dall’estensione dell’innesto osseo. Se si tratta di modeste dimensioni, anche subito. Segue comunque un’alimentazione protettiva per l’innesto; alimentazione piuttosto morbida per un periodo dipendente a quanto l’alimentazione stessa causa trauma all’innesto e la zona operata.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

Dr. Terenzio Moschino

Responsabile del reparto di Chirurgia Maxillo Facciale di Bassano del Grappa

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