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Trapianti al fegato: innovazione che allunga la vita

Due importanti innovazioni che accrescono notevolmente il trapianto di fegato.

Al Policlinico Tor Vergata è stata adottata un’importante novità sui trapianti di fegato. Nello specifico si tratta di una tecnica-apparecchio di ultimissima generazione che consente di accrescere considerevolmente gli standard di sicurezza tra espianto e trapianto e, avendo in costante controllo lo stato di salute dell’organo da trapiantare.

Fino ad oggi la tecnica clinica dei trapianti di organi si è contraddistinta per essere una procedura d’emergenza, poiché l’organo da trapiantare non puo’ “vivere” a lungo senza essere utilizzato; un limite, questo, che nel tempo ha creato non pochi problemi logistici: grazie a questa nuova tecnica di perfusione, però, sarà possibile conservare il fegato ad una temperatura simile a quella corporea per un tempo più lungo poiché, grazie alla perfusione con globuli rossi ossigenati, è possibile mantenerlo in vita fino a 24 ore.

A colloquio con il professore Giuseppe Tisone, del Policlinico Tor Vergata.

Professore Tisone, di cosa si tratta nello specifico?

Si tratta della più importante novità degli ultimi venti anni in tema di conservazione degli organi per pazienti in attesa di trapianto. Questa tecnica è stata introdotta al Tor Vergata già dal gennaio scorso nell’ambito del trapianto di fegato. Una specifica apparecchiatura, trasportabile, che prorpio grazie alla sua mobilità permetterà di iniziare la perfusione dell’organo nell’ospedale dove è presente il donatore, diminuendo così in modo considerevole il danno che l’organo subisce in questa fase e ciò grazie al contenimento della durata del periodo di ischemia fredda (ossia il periodo che intercorre dal prelievo dell’organo fino al momento della sua riperfusione durante il trapianto).

In pratica cosa fa questo apparecchio innovativo?

Abbiamo sostanzialmente imitato ciò che accade all’interno del corpo umano. Grazie a questa tecnica rivoluzionaria, il fegato, subito dopo l’espianto, viene conservato ad una temperatura simile a quella corporea e monitorato al fine di poter stabilire, con un elevato margine di accuratezza, se sia o meno utilizzabile, garantendo al paziente alti livelli di sicurezza ed affidabilità e, nel contempo, riducendo il numero di organi che, altrimenti, verrebbero impropriamente scartati perché provenienti da donatori cosiddetti marginali e apparentemente non idonei al trapianto.

Fino ad oggi come si conservava un organo?

Il metodo convenzionale di conservazione degli organi utilizza il raffreddamento dell’organo stesso a 4°C, mantenendolo “vivo” per un tempo massimo di dieci ore. Tenendo presente che nel caso di un donatore marginale questo deve essere ridotto al minimo indispensabile, non più di sei ore, senza contare i possibili danni cui va naturalmente incontro un organo prelevato.

Questo rivoluzionario dispositivo può, invece, mantenere il normale funzionamento di un organo per un periodo di 24 ore, grazie alla perfusione con globuli rossi ossigenati, infusione di farmaci idonei, come se fosse ancora inserito all’interno del corpo umano. Il fegato prelevato ed inserito nella macchina da perfusione sarà conservato e ne saranno monitorati gli indici di vitalità epatica dal momento del prelievo fino a quello del trapianto nelle sale operatorie del Policlinico Tor Vergata.

Questa tecnica è solo per il trapianto di fegato?

Il nostro obiettivo è quello di ampliare il numero di organi che possano essere trapiantati utilizzando questo tipo di tecnica. Uno dei problemi, allo stato attuale, è che spesso la domanda supera l’offerta. E, a complicare le cose, era proprio la conservabilità degli organi per il tempo necessario a eseguire il trapianto.

Quanti trapianti in media riuscite a fare nel Policlinico Tor Vergata?

Nel 2016 sono stati eseguiti al Policlinico Tor Vergata 39 trapianti di fegato e 25 nel 2017, con una diminuzione degli indici di non accettazione dell’organo in sede di prelievo. L’utilizzo di questa apparecchiatura onsentirà non solo di aumentare il numero di organi da utilizzare per il trapianto, ma anche di migliorarne la funzionalità con una conseguente riduzione sia dei rischi per il ricevente che delle complicanze post-operatorie

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


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