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infarto silente

Ipertensione: quando la pressione sale alle stelle!

A cura della redazione

Intervista al dr. Carlo Doroldi, direttore dell’U.O.  medicina interna dell’Ospedale di Camposampiero.

L’ipertensione è una vera e propria malattia ed è fra le più diffuse nei paesi industrializzati.
Per saperne di più, abbiamo avvicinato il dr. Carlo Doroldi, direttore dell’U.O. Medicina Interna dell’Ospedale di Camposampiero.

– Quando si può dire che una persona è ipertesa?
“Si può parlare di ipertensione arteriosa quando si rilevano valori persistentemente uguali o superiori a 140 mmHg per la pressione cosiddetta massima e/o uguali o superiori a 90 mmHg per la pressione cosiddetta minima. È importante che questi valori di pressione arteriosa elevati vengano confermati da più misurazioni effettuate in occasioni diverse.  Così definita, l’ipertensione arteriosa è una malattia che affligge fino al 30 % della popolazione adulta.”

– Abbiamo detto che si tratta di una vera e propria malattia. A cosa può portare una pressione troppo alta?
“Un eccessivo regime pressorio causa, alla lunga, il danneggiamento irreversibile della parete delle arterie in tutti i distretti corporei. Per questo l’ipertensione costituisce il fattore di rischio più importante per le malattie cardiovascolari (quindi scompenso cardiaco, infarto miocardico ed ictus cerebrale) e per l’insufficienza renale. Nei pazienti ipertesi, quindi, è opportuno valutare se sono già presenti danni a carico degli organi bersaglio ed anche il rischio cardiovascolare globale.”

– Quali sono i sintomi ?
“Ci tengo a sottolineare che, nella stragrande maggioranza dei casi, l’ipertensione arteriosa non causa direttamente alcun sintomo, comportandosi così come un “killer” silenzioso. Occorre quindi diagnosticarla precocemente, misurandola periodicamente in tutte le persone adulte, anche in quelle con valori normali.”

– Come e quando misurarsi la pressione?
“Un tempo la misurazione della pressione arteriosa avveniva esclusivamente nell’ambulatorio del medico; sempre più oggi, invece, ha acquisito valore anche l’automisurazione da parte del paziente, che utilizza apparecchi reperibili in commercio, affidabili e di facile utilizzo.
Il consiglio ai pazienti ipertesi in terapia farmacologica è di automisurarsi la pressione al mattino, prima di assumere la terapia, e questo 1 o 2 volte la settimana; può poi essere opportuno effettuare una misurazione quando dovessero comparire capogiri o altri sintomi che potrebbero indicare un eccessivo calo della pressione arteriosa causato dai farmaci. Ricordo infine che in alcune particolari circostanze il medico può ritenere indicata l’esecuzione del cosiddetto “Holter pressorio”: si tratta di un piccolo apparecchio in grado di misurare e registrare la pressione arteriosa più volte ogni ora nel corso di un’intera giornata.”

– Qual è la differenza fra ipertensione “essenziale” e “secondaria”?
“L’ipertensione essenziale è la forma di gran lunga più frequente ed è quella a cui ci riferiamo quando parliamo genericamente di ipertensione arteriosa.
L’ipertensione arteriosa essenziale non riconosce una causa ben definita, bensì il concorrere di numerosi fattori di rischio: principalmente la familiarità, l’eccessivo introito di sale, l’obesità, l’inattività fisica.
Parliamo invece di ipertensione secondaria quando l’elevazione della pressione arteriosa è causata da un’altra malattia, di solito a carico dei reni o delle ghiandole surrenaliche. Queste forme secondarie sono abbastanza rare; nel caso il medico le sospetti procederà ad una serie di accertamenti diagnostici specifici.”

– Se le parlo di liquirizia, aglio, sale, lei cosa mi dice?
“L’eccessivo consumo di sale (Cloruro di Sodio) costituisce un’ importante causa di aumento dei valori della pressione arteriosa. Le nostre abitudini alimentari comportano sicuramente un eccessivo uso del sale, sia nelle fasi della cottura che poi come aggiunta a tavola sugli alimenti freschi o cucinati; a questo va poi sommata la presenza di sale nei cibi confezionati, allo scopo di favorirne la conservazione. Anche l’uso cronico di liquirizia può causare ipertensione arteriosa; è quindi opportuno limitarne l’assunzione, e, nel paziente iperteso, evitarla del tutto.
Non vi sono invece evidenze scientifiche che il consumo di aglio riduca significativamente la pressione arteriosa.”

– Quindi quale comportamento è opportuno adottare?
“E’ opportuno che impariamo a limitare il nostro introito di sale, usandolo con maggior parsimonia nella preparazione dei piatti e magari utilizzando il cosiddetto “sale dietetico”, che contiene minori quantità di Cloruro di Sodio.”

– E lo stile di vita ?
“Uno stile di vita “sano” è fondamentale, sia per la prevenzione che per il trattamento dell’ipertensione arteriosa, perché è in grado di ridurre la pressione arteriosa in modo molto significativo.
Nel dettaglio vanno proposti la riduzione del sovrappeso, una dieta a ridotto contenuto di sale e di tipo mediterraneo (ricca di frutta e verdura e povera di grassi), l’esercizio fisico di tipo aerobico (tipo cammino veloce) per almeno 30’ al giorno.”

– Quando occorre intervenire con i farmaci?
“L’obiettivo della terapia è quello di portare i valori di pressione arteriosa al di sotto della soglia 140/90 mmHg, 150/90 mmHg nel caso dei pazienti ultrasessantenni. Se l’adeguamento dello stile di vita non è stato sufficiente, ecco allora che ricorriamo ai farmaci.
Oggi disponiamo di molti farmaci efficaci e, al tempo stesso, ben tollerati. Spesso vengono utilizzati in associazione tra loro: 2, 3, anche 4 farmaci, differenti per meccanismo d’azione, possono finalmente ottenere un controllo adeguato della pressione arteriosa.
Cionostante gli studi dimostrano che solo circa la metà dei pazienti ipertesi raggiunge un adeguato controllo pressorio.”

– Quali sono le cause di questo successo parziale?
“Le cause sono molteplici: molte persone non sanno di essere malate, perché non è stata fatta la diagnosi, in altre la terapia impostata non raggiunge un risultato sufficiente; c’è poi il grande problema dei pazienti che non sono costanti nell’assunzione della terapia.”

– Cosa ci riserva il futuro?
“Nel campo dell’ipertensione arteriosa disponiamo di un armamentario diagnostico e terapeutico di valore, ma ancora non riusciamo ad usarlo al meglio. E’ a partire dall’alleanza tra medico e paziente che possiamo ancora molto migliorare in tutte le fasi della partita: prevenzione, diagnosi precoce, terapia.”

Dr. Carlo Doroldi

Direttore dell’U.O. - Medicina Interna dell’Ospedale di Camposampiero.

Redazione InFormaSalute

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