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Lo scheletro fragile

Chiara Bonan

 

Ne parliamo col dr. Carlo Doroldi, primario di Medicina Interna dell’Ospedale di Camposampiero

L’osso è una componente viva e vegeta del nostro corpo: per questo può rompersi ma anche aggiustarsi, rafforzarsi e indebolirsi. E se è vero che sono gli anziani i soggetti più a rischio per le fratture e la debilitazione delle ossa, è altrettanto vero che la prevenzione più importante si fa sui bambini e sugli adolescenti. Mangiar sano, fare esercizio fisico e vivere all’aria aperta: uno stile di vita corretto nell’età giovanile permette di “costruire” una solida struttura ossea, più resistente agli attacchi del tempo e delle malattie nell’età anziana.

Ne abbiamo parlato con il dottor Carlo Doroldi, esperto di malattie del metabolismo osseo, che da circa un anno è direttore dell’U.O.A. di medicina interna dell’ospedale di Camposampiero.

 

– Cosa significa metabolismo osseo?

-“Siamo abituati a considerare il nostro scheletro solo come una sorta di impalcatura inerte, che sostiene l’edificio del corpo. Parlare di metabolismo osseo significa considerare lo scheletro come un tessuto attivo, costituito da popolazioni cellulari attive ed organizzate, in continua interrelazione reciproca e con gli altri apparati corporei, che non  cessa mai, nell’intero arco della vita, di evolvere, rimodellarsi, auto-ripararsi.”

 

– Quali sono le malattie del metabolismo osseo più diffuse?

-“Oggi preferiamo utilizzare il termine “malattie fragilizzanti dello scheletro”.

La più importante è l’osteoporosi, una malattia che interessa diffusamente tutto lo scheletro ed è caratterizzata da un progressivo impoverimento della struttura ossea, che predispone all’insorgenza di fratture non traumatiche, le cosiddette frattura da fragilità ossea.

Meno conosciute, ma egualmente importanti, sono le malattie da carente apporto di calcio e/o vitamina D, il rachitismo nel bambino e l’osteomalacia nell’adulto. Segue poi un’ampia gamma di patologie più rare, di interesse eminentemente specialistico, tra cui la malattia di Paget dell’osso, l’iperparatiroidismo e le sindromi algodistrofiche.”

 

– La fragilità ossea presenta dei sintomi? Come può una persona accorgersi in tempo di soffrire di “fragilità ossea” per iniziare per tempo a curarla?

-“La storia naturale dell’osteoporosi è quella tipica di tutte le malattie cronico-degenerative.

Innanzitutto ci sono importanti fattori di rischio, che, insieme alla predisposizione genetica, determinano lo sviluppo della patologia; segue una fase silente, priva di sintomi, che dura alcuni decenni, durante la quale si determina la progressiva fragilità dell’osso, evidenziabile solo con un apposito esame, la densitometria ossea – DXA. Infine, generalmente dopo i 60 anni, la patologia si manifesta drammaticamente con le fratture da fragilità. Giunti a questa fase di malattia conclamata occorre porre rimedio alle fratture,  correggere al meglio i fattori di rischio (al fine di limitare l’ulteriore progressione della malattia) ed, infine, utilizzare farmaci in grado di prevenire ulteriori complicanze.

Questo schema rende ragione del ruolo fondamentale della cosiddetta prevenzione primaria, quella cioè che va attuata sin dalle prime epoche della vita ed è centrata su adeguati stili di vita, al fine di prevenire o rallentare l’insorgere stesso della malattia.”

 

– L’osteoporosi riguarda soltanto le persone anziane, e in particolare le donne o può colpire anche i giovani?

-“Fatta eccezione per forme molto rare di osteoporosi giovanile, si tratta di una patologia che si manifesta con le sue complicanze dopo i 60 anni, e colpisce soprattutto le donne.

E’ però importante sapere che lo scheletro si sviluppa progressivamente nei primi vent’anni di vita: in questo periodo cruciale una alimentazione ed una attività fisica adeguate consentiranno il raggiungimento di un “picco di massa ossea” adeguato; così, con un adeguato patrimonio di massa ossea potremo affrontare con sicurezza il resto della vita, senza temere eccessivamente l’invecchiamento scheletrico.

Per questo si può paradossalmente sostenere che la vera prevenzione delle malattie fragilizzanti dello scheletro è soprattutto importante nei ragazzi e negli adolescenti!”

 

– Quali sono le attività dell’Ussl 15 (e in particolare del suo reparto) in questo settore?

-“Le malattie fragilizzanti dello scheletro coinvolgono trasversalmente molte discipline: principalmente la Medicina interna, la Geriatria, la Radiologia e l’Ortopedia, ma anche la Medicina riabilitativa,  la Ginecologia (osteoporosi post-menopausale), l’Endocrinologia (cosiddette osteoporosi secondarie), l’Oncologia (osteoporosi secondaria a terapie oncologiche).

La nostra Ulss è ben attrezzata per far fronte a queste patologie, dalla loro prevenzione, alla loro diagnosi precoce, alla corretta terapia e prevenzione delle complicanze.

Recentemente la Radiologia di Cittadella si è dotata di un densitometro a doppio raggio X (detto DXA), che permette di misurare accuratamente la densità ossea al fine di stimare il rischio di fratture da fragilità a livello di vertebre lombari e di femore.

NelleUnità operative di Medicina Interna, Geriatria e Lungodegenza, inoltre, operano specialisti qualificati in grado di fare diagnosi accurate e di prescrivere i trattamenti farmacologici più adeguati.

Da ultimo mi fa piacere citare la Radiologia di Camposampiero, che ha grande esperienza nelle tecniche interventistiche di vertebroplastica e cifoplastica: mediante l’iniezione di appositi cementi, si possono conseguire grandi risultati nel trattamento delle fratture e delle neoplasie vertebrali.

Il prossimo passo da compiere consiste nel coordinare al meglio queste molteplici attività e dar loro adeguata visibilità nei confronti della medicina generale ed anche direttamente della cittadinanza.”

 

 

 

STORIA NATURALE DELLOSTEOPOROSI

FATTORI DI RISCHIO ridotto introito di calcio, deficit di vitamina D, fumo, terapia corticosteroidea …
LESIONE (senza sintomi) rarefazione della struttura ossea
DIAGNOSI densità ossea (DXA)
CORREZIONE DEI FATTORI DI RISCHIO adeguato introito di calcio e vitamina D; abolizione del fumo; attività fisica …
COMPLICANZE fratture: vertebre, femore, polso, altre
TERAPIA DELLE COMPLICANZE chirurgia ortopedica; vertebroplastica
PREVENZIONE DELLE COMPLICANZE farmaci con azione anti-fratturativa: bisfosfonati, ranelato di stronzio, paratormone, denosumab

 

 

Chiara Bonan

Redattrice InFormaSalute

Dr. Carlo Doroldi

Direttore dell’U.O. - Medicina Interna dell’Ospedale di Camposampiero.

InForma Salute
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