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Luca Russo: Un anno dopo

Intervista a Simone Russo, padre di Luca Russo, vittima di un attentato.

E’ già passato un anno da quella data del 17 agosto, quando il giovane ingegnere di Bassano Del Grappa morì nel vile attentato sulla Rambla di Barcellona, rivendicato dall’Isis e che contò 15 morti e un centinaio di feriti. Con lui, la fidanzata Marta Scomazzon che riportò ferite ma riuscì a salvarsi e a far ritorno a Bassano Del Grappa.

Per l’occasione, anche noi di InformaSalute Italia, già Veneto, abbiamo voluto contribuire al ricordo di Luca, come sanno fare gli editori e una redazione, con una lunga intervista. A rispondere alle nostre domande, il padre Simone. Lo incontriamo a Venezia, seduti al tavolino di un bar.

Signor Russo, qual è il primo ricordo di quel tragico evento?

Il primo ricordo è il modo in cui io sono venuto a conoscenza della morte di Luca. La cosa è davvero drammatica, mi creda. Ero appena uscito di doccia e mia moglie mi ha avvisato che la televisione stava trasmettendo un’ edizione straordinaria del tg e la notizia dell’attentato, poco dopo il fatto accaduto alle cinque del pomeriggio. Si parlava di diverse vittime probabilmente anche italiane. Io mi sentivo tranquillo perché Luca mi aveva detto che scendeva a Valencia, quindi non credevo fosse proprio a Barcellona. Ho cercato di contattarlo ma non rispondeva. Nel frattempo sono venuto a sapere, dai carabinieri, che Marta era rimasta ferita ma di Luca non si avevano notizie. Risultava disperso. Il mattino seguente ero già all’aeroporto di Treviso, con le foto di Luca e l’intenzione di andarlo a cercare negli ospedali. Va detto che a quel punto, ero già in contatto con la Farnesina.

E invece che cosa è successo?

Mentre stavo per imbarcarmi, ho letto sui display del telegiornale che un’altra vittima era stata identificata. Era Luca. Sono rimasto scioccato. Mi creda, quel viaggio verso Barcellona è stato il più lungo della mia vita. Un modo davvero spiacevole di venire a conoscenza che un tuo figlio non c’è più. Forse avrebbero potuto avvisarmi personalmente.

Qual è la prima cosa che si pensa in quei momenti?

Quando si sentono fatti del genere, non si pensa mai che possono succedere a te. Sono notizie da telegiornale. Si può rimanere colpiti quando si riflette sulle vittime innocenti ma, come detto, si pensa di essere inattaccabili, che non succeda mai alle nostre famiglie.

Quali sono i sentimenti a un anno di distanza?

E’ stato un avvenimento molto molto grande. E’ ancora molto dura da digerire. La mattina il primo “sguardo” va a Luca e alla sera è sempre Luca che occupa l’ultimo pensiero. Durante la giornata si cerca di fare mille cose per andare avanti anche se, ripeto, non è una cosa facile perché i pensieri ti vengono sempre… E la vita è cambiata totalmente: Luca non è più vicino a noi, questa è la verità.

A che punto è arrivata la magistratura spagnola?

A giorni la mia famiglia si costituirà parte civile nel processo che si terrà in Spagna. Faremo tutto quello che ci sarà da fare per rendere giustizia a nostro figlio.

A un anno di distanza, quali sono state le dimostrazioni di affetto ricevute?

Se dovessi tracciare un bilancio di quelle che sono state le dimostrazioni di affetto da parte della gente e dei politici, devo dire che c’è stato molto calore umano. Ad esempio, l’ordine degli Ingegneri di Padova ha istituito una partita di beneficenza in sua memoria. Anche il comune di Bassano con il sindaco Poletto gli ha intitolato l’aula studio della biblioteca, un posto di ritrovo per i ragazzi, frequentato anche da lui e la fidanzata Marta, dove si potrà ricordare sempre un coetaneo la cui vita è stata spezzata prematuramente. Inoltre, è stata istituita una borsa di studio con il liceo Brocchi in suo nome, per un viaggio studio all’estero rivolto ai meno abbienti. Nel quartiere di Ca’ Baroncello è stata creata un’aiuola a forma di cuore proprio dove Luca si prodigava ad aiutare i ragazzi dell’ Acr. Aspetto ora la Regione Veneto, in cui credo fortemente e che mi ha assicurato la sua vicinanza, grazie all’ interessamento del bassanese Nicola Finco. Lodevole la recente iniziativa di dedicare la biblioteca del Consiglio regionale a Valeria Solesin, anche lei vittima innocente.

Questo calore in qualche maniera vi aiuta?

Certamente! Ogni azione a favore di Luca, mi creda, per noi è un po’ come sapere che una disgrazia viene condivisa. E’ come se l’ingiustizia subìta che non possiamo denunciare a nessuno, perché ce la dobbiamo tenere dentro, fosse in qualche modo compresa dagli altri. Luca non lo possiamo riavere indietro ma almeno che questa ferita abbia un senso nella fraternità comune. L’intera comunità di Bassano si è stretta attorno a noi, anche con una fiaccolata e la partecipazione di tantissime persone molte delle quali non conoscevano nemmeno Luca o noi della famiglia, ma hanno sentito di cuore lo slancio di starci vicino. Un ringraziamento particolare al sindaco Poletto, persona straordinaria che ho visto commuoversi per il nostro Luca e starci accanto.

Recentemente si è svolta una cerimonia proprio nel luogo della sciagura. Eravate presenti?

No, per scelta non abbiamo voluto esserci davanti alle telecamere. Ci andremo, da soli, con il nostro ricordo e il nostro dolore.

Che cosa prova verso chi materialmente le ha tolto suo figlio?

Sinceramente credo che si sia trattato di “poveri diavoli”, magari emarginati, privi di ideali, indottrinati verso la religione dell’uccidere e la mattanza. Sono convinto che il perdono sia la migliore medicina verso una guarigione difficile ma che dovrà arrivare, giorno dopo giorno. Intanto, la mia famiglia allargata, grazie anche all’amore di e per mia figlia Chiara, si è riunita in un clima di sincero affetto e comprensione. Capisco che questo è un grande, primo regalo di Luca.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

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