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L’universo del laboratorio di analisi

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L’universo del laboratorio di analisi: un’attività strategica

I Laboratori di analisi all’interno delle Ulss rappresentano un’area della sanità importantissima perché tutto, o quasi, passa per questo canale. I laboratori sono sottoposti da sempre a significative evoluzioni in conseguenza dei continui progressi tecnologici, ma anche di richieste di maggiore efficienza. Le indagini di laboratorio rappresentano degli utilissimi test dal carattere qualitativo o quantitativo volti a dimostrare, diagnosticare, monitorare stati di malattia o predisposizioni a stati di malattia e come tali assumono un preciso ruolo nell’ambito dell’iter diagnostico. I test, o gruppi di test, sono di estremo aiuto nel processo decisionale clinico atteso che circa il 60-70% delle decisioni più importanti per quanto riguarda ricoveri, dimissioni e terapie sono basate principalmente su risultati degli esami di laboratorio. Ne parliamo col dr. Gianfranco Biasio, responsabile facente funzione del servizio.

Dott. Biasio ci inquadra il vostro servizio di Medicina di Laboratorio?

«Il laboratorio della Ulss 15, con una produzione di circa 3.900.000 test/anno (di cui il 31% per interni, provenienti dai due presidi ospedalieri, e il 69 % per esterni) serve una popolazione di quasi 260.000 abitanti con forte attrazione per alcune aree limitrofe al territorio dell’Ulss 15 (Miranese, Bassanese…). La lavorazione in routine è stata consolidata presso il laboratorio analisi di Cittadella, ancora nel 2009, lasciando il Laboratorio del P.O. di Camposampiero solo per urgenze del presidio di Camposampiero. Questo consolidamento ha permesso di razionalizzare, ma anche risparmiare nel tempo, del personale tecnico e laureato. Attualmente il personale ammonta a più di 80 dipendenti (laureati, tecnici, amministrativi ed infermieri). Il 90% delle prestazioni erogate viene refertata in giornata. L’utenza esterna è servita da 12 punti prelievo. In particolare i due punti prelievo del PO di Cittadella e di Camposampiero sono aperti dal lunedì al sabato dalle ore 7.00 alle ore 9.00 e mediamente registrano una affluenza di circa 450/500 utenti. L’accesso è diretto senza prenotazione. Il Laboratorio svolge attività di diagnostica per i degenti dei vari reparti dei due ospedali e per gli utenti esterni sia in regime privato che convenzionato. La diagnostica presente nel laboratorio riguarda i settori di chimica clinica, immunometria, ematologia, coagulazione, sierologia, autoimmunità, microscopia clinica, allergologia e microbiologia».

Quanto è importante il vostro lavoro nel processo decisionale clinico?

«L’affermazione che il 60-70% delle decisioni cliniche richiedono informazioni di medicina di laboratorio è ormai presente anche in documenti di programmazione sanitaria (UK e Italia) anche se è difficile provarne il peso. Il dato di laboratorio è parte integrante del processo decisionale clinico risultando difficile scorporarlo dagli altri strumenti decisionali (anamnesi, esame obiettivo, indagini strumentali, etc.). E’ inoltre del tutto evidente che la medicina di laboratorio è trasversale a tutta la clinica, spaziando dall’urgenza-emergenza alla lungodegenza, dalla medicina interna alla chirurgia e alle varie specialistiche. E’ perciò inevitabile che il suo peso vari in modo considerevole a seconda della disciplina clinica. Ad esempio, nella diagnosi differenziale del dolore toracico (circa il 10% dei motivi di accesso ai Pronti Soccorsi) le informazioni di laboratorio sono necessarie nel 100% dei casi (la misura delle traponine, marcatore precoce, sensibile e specifico è determinante nell’escludere o confermare il sospetto di una Sindrome Coronarica Acuta nei confronti di un soggetto con dolore toracico ed ECG non diagnostico)».

Quali sono le finalità principale delle analisi di laboratorio e come è cambiato nel tempo il lavoro nel laboratorio analisi?

«La Medicina di laboratorio è una disciplina ancora giovane; all’esordio i pochi esami che si facevano erano eseguiti in reparto ed erano a carico del personale infermieristico. E’ dagli anni ‘60-70 che prende forma la medicina di laboratorio con una evoluzione avvenuta in poche decadi, grazie all’incredibile sviluppo delle tecnologie, sia a quelle direttamente correlate alle metodiche di analisi sia a quelle collegate all’uso sempre più pervasivo dell’informatica, cambiando così il rapporto tra il laboratorio e la clinica. All’inizio i test di laboratorio erano semplici, soprattutto di chimica clinica (glicemia, transaminasi…) e sostanzialmente usati per monitorare lo stato di una determinata malattia.; con gli anni la disponibilità in tempo reale dei risultati ha modificato in modo significativo la gestione del paziente critico e ha supportato la nascita della medicina d’urgenza. Lo sviluppo di test diagnostici efficienti ed efficaci ha modificato i percorsi diagnostico-terapeutici migliorando gli esiti della salute; un esempio è data dall’’introduzione degli anticorpi transglutaminasi che ha rivoluzionato la diagnostica della malattia celiaca. L’identificazione di fattori di rischio biochimico di malattia, a partire dal colesterolo nel caso delle patologie aterosclerotiche, ha portato a prendere conoscenza del legame tra stili di vita e sviluppo di patologie quali la cardiopatia e lo strike. Le conoscenze su fattori di rischio molecolari, come nel caso di BRCA1 e 2 nei carcinomi della mammella e ovaio permettono una sorveglianza di questi soggetti specie se appartenenti a famiglie con membri già colpiti da queste patologie, suggerendo pertanto terapie preventive. Un ultimo esempio di come la medicina di laboratorio sia evoluta sta nella possibilità di valutare attraverso la farmacogenetica la metabolizzazione di farmaci (es. Warfarin…), permettendo così di personalizzare le dosi del farmaco ed evitare effetti avversi».

Si sottolinea recentemente il concetto di in appropriatezza delle richieste, anche come fattore di lievitazione della spesa; ne è coinvolto anche il Laboratorio?

«L’evidenza che i costi del laboratorio clinico, pur ammontando a solo il 2% della spesa complessiva del sistema sanitari, rappresentino un problema e siano oggetto di interventi per contenerli e ridurli, si è recentemente arricchita del concetto di appropriatezza. I costi per analisi di laboratorio richiesti in modo inappropriato, sia per esigenze di medicina difensiva, per pressioni da parte dei pazienti, che per altri numerosi motivi, non sono rilevanti in se’ ma per le ricadute, oltre che economiche, che hanno sugli esiti del paziente. Modeste variazioni nei valori degli esami di laboratorio, in particolare se richiesti in numero elevato e non guidati da un preciso quesito diagnostico, possono comportare, a caduta, nuove richieste degli stessi esami di laboratorio ma anche richieste di diagnostica di imaging, altre indagini diagnostiche, visite specialistiche e persino ricoveri impropri. Inoltre possono determinare ricadute psicologiche negative sui pazienti dovute all’ansia e al timore provocato da quella che potremmo definire “sindrome da asterisco”. Pertanto il buon uso dei test di laboratorio e le sue finalità consiste nel chiedere il test giusto per aiutare il processo diagnostico dopo la formulazione di un corretto quesito diagnostico».

Come viene fatta la raccolta – conservazione dei campioni da analizzare? Ci possono essere errori in questa fase?

«La domanda è opportuna per sottolineare una volta di più che gli errori in laboratorio ormai sono prevalentemente di tipo pre-analitico e di tipo post-analitico. Si stima infatti che solo il 30% sia legato ad errori analitici, mentre il restante 70% è legato ai pre e post analitici. Essendo certificati come laboratorio abbiamo l’obbligo di definire procedure per tutta l’attività di laboratorio, in primis relativamente alle modalità di prelievo, trasporto e conservazione dei campioni biologici. Il controllo del processo ci permette di registrare le non conformità e di conseguenza mettere in atto le azioni correttive necessarie ad assicurare al paziente un dato accurato».

Il referto finale una volta prodotto dove e come è reperibile da parte dell’utenza esterna?

«Il referto, dopo che è stato firmato digitalmente, può essere ritirato direttamente alle casse del CUP aziendale oppure in modalità on-line. L’utente, dalla propria abitazione, ha la possibilità di scaricarsi il file relativo al referto, in formato pdf, inserendo un codice identificativo (PIN), assegnato all’utente in fase di accettazione della richiesta di esami. L’accoppiamento di questo codice con il numero della prenotazione identifica in modo univoco la richiesta di referto on line, e se l’utente è in regola con il pagamento del ticket, può scaricare direttamente il proprio referto di analisi. Rimangono attualmente esclusi da questo servizio i referti che contengono allegati (esami eseguiti in service presso altri laboratori) per i quali è necessario recarsi al Cup aziendale».

Per fare il suo lavoro che percorso di studio bisogna fare?

«Per fare il lavoro di Dirigente di Medicina di laboratorio è necessaria o una laurea in Medicina e Chirurgia qualora il posto sia per Dirigente Medico o una laurea in Biologia qualora il posto sia per dirigente biologo; per entrambi è comunque richiesta una specialità (patologia clinica, microbiologia e virologia od equipollenti). Per quanto riguarda questo posto dirigenziale, negli ultimi anni si segnala una “crisi vocazionale” nel senso che sono pochi coloro che vogliono intraprendere queste scuole specialistiche, mentre la crisi non colpisce per ora il personale tecnico. Probabilmente in questa crisi pesa l’evoluzione organizzativa che da qualche anno investe i laboratori con la tendenza a consolidare l’attività in poche sedi, riducendo di fatto anche le previsioni di organico».

di Redazione InFormaSalute

Dr. Gianfranco Biasio

Responsabile del laboratorio della Ulss 15

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