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L’Urologia è “techno”

Alessandro Tich

Intervista al dr. Antonio Celia, nuovo primario di Urologia dell’Ospedale San Bassiano

 

La Struttura Complessa di Urologia dell’Ospedale di Bassano del Grappa ha un nuovo primario. Si tratta del dr. Antonio Celia, che già svolgeva l’incarico di direttore facente funzioni del reparto ospedaliero.
42 anni, laureato in Medicina e Chirurgia nel 1996 all’Università di Roma “La Sapienza” e specializzatosi in Urologia nel 2002 all’Università di Modena e Reggio Emilia, dal 2005 è entrato a far parte della squadra di urologi dell’ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa.
Ora il dr. Celia prende ufficialmente l’impegnativo testimone del precedente primario di Urologia dr. Guglielmo Breda. “Una scelta – sottolinea il direttore generale dell’Ulss n.3, Valerio Alberti – che segue il criterio di “continuità” nella gestione di un Reparto importante e conosciuto come quello dell’Urologia di Bassano, portato a livelli di elevata qualificazione dal dr. Breda, ma anche quello della “innovazione”, proprio della chirurgia robotica e laparoscopica e, in genere, mininvasiva.”
Risale infatti a settembre 2011 la notizia dei primi due interventi di ablazione percutanea di un tumore renale attraverso la crioterapia tac-guidata, eseguiti al San Bassiano, su pazienti dimessi dopo sole 48 ore.
Ed era stato proprio Antonio Celia, insieme ai radiologi interventisti, a descrivere questa nuova tecnica mininvasiva, che ha proiettato la struttura ospedaliera di Bassano tra i centri di eccellenza nel campo del trattamento dei tumori renali e prostatici.
L’Ospedale San Bassiano, infatti, era diventato l’unico centro del Triveneto nel quale i tumori della prostata e del rene potevano essere eliminati, alternativamente, con la laparoscopia e il robot chirurgico Da Vinci – e quindi attraverso piccole aperture – o con la  crioterapia percutanea o laparoscopica, e cioè inserendo degli aghi attraverso la cute del paziente.
Un esempio di applicazione della “chirurgia tecnologica mininvasiva” che, come ci conferma il neo-nominato primario, rappresenta il vero biglietto da visita della struttura.
– Dr. Celia, come commenta innanzitutto la sua nomina a primario?
– “La scelta che è stata fatta mantiene viva la storia di Bassano dedicata alla chirurgia mininvasiva. Come più volte detto in precedenti interviste, a Bassano nel 1991 è stata eseguita la prima nefrectomia laparoscopica in Italia. Questo approccio chirurgico è nato proprio qui e a distanza di poco più di 20 anni mi ritrovo a gestire l’Urologia puntando sulla chirurgia mininvasiva. Il che dimostra che quello non è stato un momento isolato.”
– Quale tipo di chirurgia mininvasiva contraddistingue l’Urologia di Bassano?
– “Eseguiamo prevalentemente chirurgia mininvasiva tecnologicamente evoluta, una evoluzione di strumenti e strategie che stressano sempre meno i pazienti. Questo tipo di chirurgia comporta perdite ematiche non significative, un rapido recupero post operatorio, un rapido ritorno alle normali attività di vita e migliori risultati estetici.
L’espressione principale di questa chirurgia tecnologica è la chirurgia robotica, indicata per il trattamento di patologie oncologiche o funzionali. La qualità della chirurgia robotica è ottimizzata dall’impiego di strumenti, inseriti nell’addome attraverso dei forellini, che permettono una visione del campo di intervento da 15 a 20 volte superiore rispetto all’occhio umano e una libertà di movimento degli strumenti simile alla libertà del movimento delle mani. Tutto questo permette di associare la qualità chirurgica mini invasiva della laparoscopia e la libertà di movimento della chirurgia tradizionale.
La chirurgia robotica consente di trattare tutte le patologie oncologiche, benché non sostituisca totalmente la chirurgia tradizionale.”
– La chirurgia robotica ha comunque dei costi non indifferenti…
– “Il robot chirurgico è uno strumento costoso. Tuttavia bisogna pensare non solo ai costi reali legati alla procedura ma anche ai costi indiretti che vengono risparmiati sul piano socio-economico con il migliore e più veloce recupero del paziente. La chirurgia tecnologica pone attenzione sui costi indiretti.”
– Altri esempi di Urologia “tecnologica”?
– “A Bassano rientra nel campo dell’alta tecnologia anche l’uso di “ac. esaminolevulinato”, un farmaco che ci dà la possibilità di “colorare” i tumori all’interno della vescica, attraverso un sistema ottico che sfrutta la fotodinamica. In questo modo evidenzia la neoplasia come l’evidenziatore su un foglio di carta. Nel caso di una serie di neoplasie della vescica, come il “carcinoma in situ”, l’impiego dell’ac. esaminolevulinato ci permette di individuare la malattia prima che questa diventi aggressiva e di salvare quindi il paziente da una storia clinica impegnativa.
Un altro esempio di alta tecnologia è la chirurgia laparoscopica “single port – single site”, eseguita attraverso un unico mini-accesso.
Nel primo caso, attraverso un solo foro nell’addome, si introducono gli strumenti necessari all’intervento. Nel “single site”, o sede unica, nella sede di un unico taglio si inseriscono più “trocar”, che sono dei tubini attraverso i quali vengono introdotti gli strumenti per l’operazione. E’ un’evoluzione che porta a una chirurgia sempre più minivasiva, di qualità e sicura per il paziente, però non indicata in tutte le patologie.
Infine un’altra evoluzione si presenta nell’impiego di strumenti laparoscopici miniaturizzati, di 3 mm, che permettono di eseguire molte procedure laparoscopiche di qualità e con risultati estetici impressionanti.
Un altro aspetto importante della chirurgia tecnologica è il trattamento dei tumori renali o dell’alta via escretrice.”
– Ovvero?

– “Se il tumore si trova nel rene, è difficile da evidenziare. Ma l’utilizzo di uno strumento, chiamato “ureterorenoscopio flessibile”, ci permette di salire in alto e di vedere le aree tumorali, che possono essere trattate con il laser. Questa possibilità non è applicabile a tutte le neoplasie, ma fino a poco tempo fa una malattia anche superficiale comportava l’asportazione di tutto il rene. Così invece riusciamo ad essere conservativi, e demolitivi solo quando è necessario.”
– Ci siamo già occupati in questa rivista della crioterapia urologica. Ma parlando di chirurgia tecnologica non possiamo non citarla di nuovo…
– “Certamente. La crioterapia rappresenta un’altra alternativa importante, che si applica al trattamento dei tumori sia del rene che della prostata nei pazienti non candidabili a una chirurgia maggiore. Per la neoplasia renale la crioterapia può essere effettuata o con un approccio laparoscopico assistito oppure con una puntura percutanea Tac-guidata.
E’ una metodica che ha il vantaggio di non manipolare molto gli organi e di concentrare, attraverso gli aghi, l’effetto del ghiaccio sulla neoplasia, le cui cellule maligne vengono neutralizzate dall’azione del congelamento. L’intervento Tac-guidato, in particolare, non richiede anestesia totale e la possibilità di congelare la malattia è un approccio estremamente mininvasivo. In 24 ore il paziente va a casa.”
– Possiamo quindi dire che l’Urologia di Bassano è sempre più “techno”?
– “La chirurgia tecnologica mininvasiva è la chirurgia che noi eseguiamo giornalmente, applicata prevalentemente in ambito oncologico, ma utilizzata anche per patologie benigne come le diverse patologie funzionali e la calcolosi.
La chirurgia tecnologica trova applicazione anche in uroginecologia per le incontinenze, con protesi e strumenti evoluti più sicuri e con meno problemi di infezione e di rigetto. Tutte evoluzioni che fanno parte del nostro pacchetto tecnologico, che anche a livello di day surgery rappresentano un progresso non indifferente.”
– In conclusione, qual è l’approccio del paziente nei confronti della chirurgia minivasiva?
– “E’ importante offrire al paziente “le tre P”: Professionalità, Progresso tecnologico e Programmazione.
Se aggiungiamo l’importanza di un’adeguata informazione del paziente sull’applicazione della chirurgia mininvasiva, chiudiamo il cerchio.
Il paziente va educato a capire cosa vuol dire essere operato con chirurgia mininvasiva, e cioè che andare a casa pochi giorni dopo l’intervento non vuol dire “essere abbandonato”, ma si tratta anzi di chirurgia di qualità, precisa e affidabile, con stress operatorio ridotto al minimo. Questo ci permette oggi di poter affrontare un ricovero più breve, mediamente di 3 o 4 giorni, che viene accettato dal paziente. Grazie alla chirurgia robotica, ad esempio, la degenza media attuale per una prostatectomia è di 4 giorni con notevole abbattimento dei costi sociali.
Il nostro è un centro di riferimento per la chirurgia mini-invasiva e in particolare per la chirurgia robotica.”

Alessandro Tich

Condirettore

Dr. Antonio Celia

Primario di Urologia dell’Ospedale di Bassano

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