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Ecografia Intestinale

Mal di pancia: decifrarlo con l’ecografia intestinale

Ecografia Intestinale

Mal di pancia: come decifrarlo con l’ecografia intestinale. Diagnosi veloce con esame semplice, non invasivo.

Mal di pancia, dolori addominali ricorrenti, diarrea cronica, pancia gonfia ed altri disturbi digestivi sono molto frequenti e spesso di difficile definizione. Non infrequentemente vengono diagnosticati come colon irritabile (che la gente chiama comunemente “colite”), ma possono essere sostenuti anche da patologie intestinali organiche (cioè malattie con alterazioni anatomiche come l’infiammazione) o non essere di pertinenza intestinale.
Intervista al dott. Antonio Tufano, dipartimento di Medicina. S.C. Gastroenterologia. Ospedale di Bassano del Grappa

Come si comporta lo specialista in queste situazioni?
Bisogna distinguere i disturbi che fanno subito pensare ad un organo preciso, come la diarrea all’intestino, da altri che sono meno precisi come origine, in particolare il dolore. In relazione al dolore addominale i pazienti, ma spesso anche i medici, si chiedono quale organo dentro l’addome possa essere la causa del disturbo. Per la mia esperienza questo non è il primo quesito da porsi, infatti mi capita spesso di accertare che il dolore è della parete addominale e non di un organo interno. La causa è raramente muscolare, molto più spesso nervosa: l’irritazione di un nervo che esce dalla colonna vertebrale, soprattutto a livello dorsale basso, porta il dolore lungo il suo decorso che arriva fino al centro dell’addome. Per far capire come funziona questo meccanismo faccio riferimento a quello che succede se si irrita il nervo sciatico: il dolore arriva fino al piede! Se non prendiamo in considerazione la possibilità che il dolore sia di parete e non endoaddominale rischiamo di eseguire più esami, costosi ed invasivi, che in caso di dolore di parete risulteranno negativi, aggiungendo ansia e frustrazione nei pazienti.

La prima domanda da porsi è se il dolore è di parete o endoaddominale. Ma nel caso di un disturbo tipicamente intestinale come la diarrea?
In questo caso dobbiamo distinguere per prima cosa se si tratta di un disturbo organico (es. una malattia infiammatoria intestinale) o funzionale (la sindrome dell’intestino irritabile). Qui la clinica, cioè il tipo e l’intensità dei disturbi ci aiuta poco perché le due forme sono spesso indistinguibili. Gli esami del sangue e delle feci possono darci un primo orientamento. Se però la diagnosi non è chiara, si tende frequentemente a chiedere una colonscopia che può essere accettabile nelle età più avanzate, dove può avere una valenza di screening per i tumori del colon retto ma nelle prime decadi di vita, specie nei ragazzi, è spesso eccessiva ed andrebbe eseguita in modo più mirato.

Qui dovrebbe entrare in campo l’ecografia intestinale, eppure è risaputo che l’intestino non è un organo che si presta allo studio ecografico. È corretto?
In passato gli organi che spesso contengono gas, come l’intestino, o come il polmone, venivano considerati inadatti allo studio ecografico (il gas non permette il passaggio degli echi) ma oggi si è visto che anche questi organi, in particolari situazioni sono valutabili ecograficamente. L’intestino si studia male se contiene gas, ma in questo caso è spesso normale, mentre se si ammala di solito espelle il gas dal suo lume e diventa facilmente esplorabile. A me piace dire che quando non si vede “niente” non c’è niente di importante, mentre quando si vede “qualcosa” c’è qualcosa di importante (vedi figure 1 e 2).

Quindi possiamo affermare che eseguire l’ecografia intestinale è qualcosa di facile…
Non proprio e questo è evidenziato dal fatto che pochi si cimentano in questa diagnostica. Va però fatta una precisazione: fare l’ecografia intestinale non vuol dire riconoscere un tratto di intestino patologico in corso di una ecografia addominale (cosa che riesce alla gran parte degli ecografisti) ma eseguire uno studio intestinale completo quando c’è l’indicazione specifica (ragionevole sospetto clinico di patologia intestinale organica) ed escludere la presenza di alterazioni intestinali organiche nei casi di patologia intestinale funzionale o di patologie di altri organi intra-addominali (da riconoscere!) o ancora, cause non intra-addominali dei sintomi lamentati dal paziente (oltre a riconoscere le eventuali alterazioni intestinali organiche presenti). Dire che c’è qualcosa di patologico quando la si vede, è più facile di essere sicuri che non ci sia niente di patologico, quando non si è visto niente! In gastroenterologia da molti anni eseguiamo l’ecografia intestinale, come parte integrante dell’iter diagnostico delle patologie addominali.

Ci sta dicendo che si può usare l’ecografia intestinale al posto della colonscopia per lo screening del tumore?
Assolutamente no! L’ecografia non è adatta per evidenziare i piccoli tumori sulla superficie della mucosa aggettanti nel lume, in casi particolari questo lo si può chiedere alla colon-tac (ma resta alla sola colonscopia la possibilità di eseguire i prelievi bioptici e la diagnosi istologica!). Per contro, se eseguiamo lo studio ecografico per un sintomo come il dolore, se questo è sostenuto da un tumore, è molto probabile che non sia piccolo e confinato alla mucosa: in questo caso la possibilità di essere visibile in ecografia è alta.

Come si può usare al meglio questo esame nell’iter diagnostico delle patologie addominali?
Non va chiesta per alterazioni banali o di breve durata, per non intasare inutilmente la lista d’attesa. È utile quando vogliamo fare una diagnosi differenziale tra patologia della parete addominale ed organi interni, fra intestinale e non intestinale, una diagnosi differenziale tra patologia intestinale funzionale e patologia organica. Una volta diagnosticata una patologia organica, cosa che riesce bene all’ecografia con lo stesso livello di efficienza della TAC o della risonanza magnetica (vedi fig. 3), possiamo preferire l’ecografia nel seguire periodicamente soprattutto i pazienti con patologie croniche.

Si riferisce alle malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn e la retto colite ulcerosa?
Certo, queste patologie sono spesso capricciose nel tempo, potendo avere lunghe fasi di quiescenza e frequenti riacutizzazioni. Il Crohn in particolare può complicarsi con stenosi, fistole (vedi fig. 4) o ascessi. Sono malattie facili da seguire con l’ecografia intestinale che può essere fatta senza bisogno di particolare preparazione, non presenta rischi (i raggi x della tac!), è veloce e poco costosa (a differenza della risonanza magnetica) e può evitare almeno in parte i controlli endoscopici (invasivi!) o per contro indicarne la necessità quando opportuni. Non bisogna poi dimenticare che l’endoscopia esplora solo il colon ed eventualmente l’ultimo tratto di intestino tenue, mentre con le tecniche di immagine, ecografia compresa, si possono esplorare tutti i tratti intestinali, a partire dallo stomaco.

È utile anche nell’addome acuto?
Sicuramente, in particolare nell’appendicite acuta dei bambini dove in mani esperte raggiunge una alta percentuale di diagnosi. Oggi anche nei pronto soccorso l’ecografo è indispensabile.

di Angelica Montagna

Leggi anche: Gastrite o Colite?

Angelica Montagna

Direttore Responsabile


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