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infezioni gravidanza

Malattie infettive in gravidanza

Il vero “antidoto resta sempre la prevenzione”.

All’interno dell’Ospedale Spallanzani di Roma è operativa la struttura che si occupa di infezioni contratte in gravidanza e di screening per donne che intendono intraprendere in tutta sicurezza il percorso della maternità.

La prevenzione pre-concezionale e prenatale può evitare danni devastanti per la donna quali aborto, morte del feto o nascita di neonati con danni anatomici.

Parla la Responsabile del Centro per la Prevenzione e Cura delle Infezioni in Gravidanza dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, dott.ssa Giuseppina Liuzzi.

Dott.ssa Liuzzi le donne in gravidanza senza immunità naturale e senza copertura vaccinale sono in aumento.  Quali rischi si corrono?

Contrarre un’infezione in gravidanza può significare un rischio di malattia nel nascituro. Le infezioni acquisite dalla madre durante la gravidanza possono, infatti, ripercuotersi sul feto o sul neonato determinando quadri clinici d’intensità e durata variabili.

La frequenza delle infezioni e la gravità dei quadri clinici cui i neonati possono andare incontro, rendono quindi necessaria un’adeguata prevenzione nelle donne in gravidanza, una diagnosi precoce della malattia e un opportuno trattamento della madre, del feto o del neonato ove ciò sia possibile. Un ruolo importante nella prevenzione spetta per esempio al vaccino della Rosolia.

La Rosolia, infatti, è un’infezione che, se contratta dalla madre e trasmessa al feto, può causare aborto o danni fetali molto gravi, come ridotto sviluppo, sordità, malformazioni cardiache, cecità. La probabilità di trasmettere il virus al feto varia in base all’epoca gestazionale, così come la gravità del danno fetale che si rischia.

Il pericolo per il bambino, in particolare, si riduce con il progredire della gravidanza. La Rosolia in gravidanza si può prevenire con un semplice esame del sangue, eseguito prima di iniziare la gravidanza, per sciogliere ogni dubbio: se dall’esame risulta che la donna non presenta anticorpi nei confronti della Rosolia potrà vaccinarsi almeno un mese prima di iniziare la gravidanza.

Quali sono le infezioni che risultano essere pericolose per la mamma e per il feto?

Vi sono infezioni che possono passare inosservate nella mamma come l’infezione da Citomegalovirus, la rosolia, talvolta la toxoplasmosi e dare poi problemi nel feto e nel neonato e altre che invece possono essere pericolose per la madre e successivamente anche per il neonato (infezione da HBV, HCV, HIV, sifilide).

Non sottovaluterei comunque nessuna infezione, compresa l’influenza e per tale motivo viene consigliata la vaccinazione nel secondo–terzo trimestre.

Quando la gestante contrae un’infezione, il feto è sempre compromesso e/o infetto?

No, non sempre per fortuna. All’infezione materna può conseguire la nascita di un bambino non infetto, di un bambino con infezione ma apparentemente sano oppure di un bambino con manifestazioni cliniche più o meno gravi.  
Inoltre c’è da dire che le conseguenze dell’infezione possono essere molto diverse a seconda dell’epoca gestazionale.

Le infezioni contratte nel primo trimestre di gravidanza sono quelle che comportano i maggiori rischi di aborto e di malformazioni, perché è durante questo periodo che avviene l’embriogenesi, ossia lo sviluppo degli organi fetali.

È possibile stabilire l’epoca in cui è avvenuto il contatto con l’agente patogeno, mediante la ricerca e l’analisi degli anticorpi materni; per indagare invece sulle condizioni di salute del feto si ricorre all’amniocentesi, che permette di eseguire la ricerca del DNA del microrganismo responsabile dell’infezione.  

Se non c’è traccia dell’agente patogeno nel liquido amniotico, si può scongiurare l’infezione fetale; ma anche nei casi in cui venga accertata l’infezione fetale non sempre ci sono conseguenze negative per il bambino.

Attraverso l’ecografia è possibile monitorare la situazione fetale e individuare eventuali malformazioni del feto, se queste sono diagnosticabili con gli ultrasuoni.

Tuttavia alcuni tipi di infezione, ad esempio quelle della retina causate da microrganismi come il toxoplasma, non sono rilevabili dall’ecografia pur potendo causare serie patologie al neonato.

Come funziona il suo ambulatorio e che servizi vengono offerti?

Scopo principale del nostro Ambulatorio è l’individuazione dell’infezione materna e la riduzione e/o eliminazione delle possibili conseguenze fetali. L’obiettivo è stato fin da subito quello di fornire un servizio dedicato con una presa in carico globale del problema.

Il primo approccio è basato su un counselling per elaborare e valutare il rischio fetale in relazione all’epoca gestazionale del contagio e successivamente viene effettuata una valutazione, laddove possibile, delle eventuali opzioni terapeutiche.

Il valore aggiunto del servizio così erogato è duplice: permette di fornire una risposta alla popolazione femminile, ma anche di creare rapporti consolidati con altri specialisti che, in conseguenza di un servizio efficace, indirizzano verso lo stesso sempre più nuove donne in gravidanza.

Il Centro per la prevenzione e la cura delle infezioni in gravidanza vede impegnato personale sanitario che ha posto in primo piano l’umanizzazione dell’assistenza, per essere sempre più vicine a quelle che sono le esigenze delle donne in gravidanza.  

Una donna in gravidanza con problematiche infettivologiche può rivolgersi al nostro Centro prenotando una “visita infettivologica in gravidanza” attraverso il CUP, oppure rivolgendosi direttamente presso i nostri sportelli con tempi di attesa che sono solitamente brevi.   

Cortesemente, dott.ssa Liuzzi, un po’ di numeri. Quanti pazienti in media seguite, qual è la frequenza di situazioni a rischio o addirittura compromesse e quante situazioni avete con il vostro intervento “salvato”?

Nel corso dei primi sei mesi del 2017 sono state praticate presso il nostro Centro più di mille visite, in particolare circa 480 prime visite e circa 530 visite di controllo.

Il nostro Centro funziona anche grazie all’eccellente lavoro dei nostri laboratori che consentono l’esecuzione di esami in grado di fornire risposte adeguate alle nostre esigenze.  

Il motivo di richiesta di visita più frequente è l’infezione da citomegalovirus, ma anche toxoplasma, rosolia, sifilide ed HIV. Lo scorso anno abbiamo anche effettuato molte visite di screening per l’infezione da virus Zika, in donne proveniente da zone ad alto rischio.  

Esiste anche un percorso dedicato alle donne HIV positive dove, oltre a prevenire la trasmissione verticale dell’HIV, vengono analizzati i potenziali effetti dell’infezione sulla gravidanza e sulle condizioni di salute del nascituro e l’impatto della gravidanza sulle condizioni di salute della donna stessa.

Nel corso dell’ultimo anno abbiamo seguito circa 40 donne HIV positive in gravidanza e non abbiamo avuto nessun caso di trasmissione dell’infezione ai neonati.

Quello che può davvero salvare le vite umane, anche in questo caso, è la prevenzione, giocare d’anticipo, individuare già prima della gravidanza infezioni che possono essere rischiose e, laddove possibile, intervenire in maniera tempestiva.

Per esempio grazie ad uno screening preconcezionale o nel primo trimestre di gravidanza, può essere accertata l’infezione da HIV nella donna ed in questo modo intervenire tempestivamente con una serie di interventi (terapia antiretrovirale nella donna, allattamento artificiale, profilassi antiretrovirale nel neonato) mirati ad evitare la trasmissione madre-figlio dell’HIV e consentire quindi la nascita di un bimbo sano.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


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