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Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili

In Italia 57 mila donne o bambine hanno subito l’infibulazione

Le mutilazioni genitali femminili sono state messe al bando nel 2012 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite quali violazione dei diritti umani e abuso irreversibile dell’integrità fisica di donne e bambine.

Sebbene molti Paesi abbiano approvato leggi che proibiscono la pratica delle mutilazioni delle ragazze, ancora in molti villaggi troppe sono le bambine sottoposte a questa terribile pratica; infatti, dati alla mano, è tutt’oggi una piaga che colpisce almeno 200milioni di donne e di ragazze in almeno 30 Paesi nel mondo.

Ne parliamo con il dott Aldo Morrone dall’Istituto Dermatologico San Gallicano.

Dott. Morrone quale è l’impegno dell’ospedale S. Gallicano di fronte a questo problema?

L’Istituto San Gallicano, praticamente, ha da sempre creduto che l’impegno nella ricerca clinico-sperimentale per l’acquisizione di nuove scoperte scientifiche dovesse trovare un’applicazione per tutti gli individui, in modo da poter contrastare le malattie, migliorare la salute e la dignità di ogni essere umano, così come affermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

L’Istituto ha quindi sempre rivolto la sua attenzione alle condizioni di salute non solo della popolazione italiana, ma anche delle popolazioni che vivono nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) e in particolare nei confronti delle donne. E soprattutto nell’Africa Subsahariana la presenza di donne che avevano subito una delle diverse forme di mutilazione genitale, è stata sempre molto elevata. Averle incontrate e curate nelle loro regioni di origini, ci ha spinto a creare delle vere e proprie task forces per contrastare il fenomeno e restituire loro salute e dignità.

Come si può diffondere una cultura ad hoc in paesi così remoti, dove molto spesso vengono attuate queste pratiche ai danni di bambine?

Diffondere una cultura di rispetto per il proprio corpo abbandonando questa pratica e, nel contempo, comprendere che si può farlo senza per questo tradire la propria cultura di origine, è la sfida sulla quale ci giochiamo il futuro di milioni di donne.

Questo è possibile solo lavorando insieme a loro, ascoltando i loro bisogni. Senza trascurare la necessità di coinvolgere gli uomini, che spesso sono restii nell’affrontare questa problematica assai più delle donne.

In Italia ci sono circa 57 mila donne o bambine che hanno subito l’infibulazione. Secondo Lei cosa possiamo ancora fare per migliorare questo dato?

Le donne e le bambine presenti in Italia e che hanno certamente subito una qualche forma di mutilazione genitale debbono essere e sentirsi accolte e integrate. Dobbiamo sempre di più favorire la loro partecipazione ai servizi sociali e sanitari.

In particolare per le bambine sarà opportuno che, all’interno del mondo scolastico possano trovare un’accoglienza che le aiuti ad integrarsi con le bambine italiane.

Nel caso di infibulazione, quali sarebbero i rischi sia immediati che nel lungo periodo?

Gli effetti della mutilazione genitale femminile possono essere suddivisi in due grandi categorie:
A) conseguenze fisiche;
B) conseguenze sessuali – mentali e sociali.

Le prime, possono provocare un grave danno alle bambine e alle donne e determinare una serie di traumi sulla loro salute anche molto devastanti, che dipendono dall’estensione dell’incisione, dalla capacità dell’operatore, dalla pulizia degli strumenti e dall’ambiente e dalle condizioni fisiche della bambina o della donna.

Tra le varie forme di complicanze possiamo distinguere a loro volta quelle immediate e quelle tardive.

Le immediate possono riguardare il decesso, anche se non è mai stato intrapreso uno studio sulla mortalità femminile attribuibile alla mutilazione genitale femminile, nel breve termine esiste il dolore atroce causa il taglio senza anestesia, shock.

Immediatamente dopo la procedura, la bambina può avere uno shock come conseguenza dell’improvvisa perdita di sangue, il tetano può manifestarsi conseguentemente all’impiego di strumenti non sterilizzati e alla mancanza di vaccinazione antitetanica; la frattura della clavicola, del femore o dell’omero o la dislocazione dell’articolazione femorale possono verificarsi se una forte pressione viene esercitata sulla bambina che oppone resistenza durante l’operazione, infezione (che è molto frequente) o difficoltà di guarigione.

Tra le tardive: vanno inserite le difficoltà croniche di guarigione delle ferite, la comparsa di cisti dermoidi, infezioni urinarie, dismenorrea, stenosi dell’orifizio vaginale. Da alcuni anni è stata segnalata con sempre maggiore evidenza anche la possibilità che le MGF aumentino il rischio di contrarre la malattia da HIV. In fine le complicanze non finiscono, infatti ci possono e molto spesso ci sono, conseguenze sessuali, mentali e sociali

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


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