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Nicole Orlando: sono down e sono felice.

Nicole Orlando Campionessa Mondiale Paralimpica di Atletica.

La sindrome di down non è quella disgrazia che tutti credono. Solo l’ignoranza è una disgrazia.

“Vietato dire non ce la faccio”. Chiunque pronunci una simile frase è una persona che sa il fatto suo.
Se però a pronunciarla è una ragazza affetta dalla sindrome di Down, ecco che queste parole assumono un significato di prorompente voglia di vivere e soprattutto di dichiararlo al mondo. La ragazza in questione si chiama Nicole Orlando, è di Biella in Piemonte e ha 25 anni. Segni particolari: campionessa mondiale paralimpica di atletica leggera. Con una inesauribile carica di simpatia. Che Nicole sia una forza della natura lo ha dimostrato sin da piccolina. Ha soltanto tre anni quando la mamma Roberta e il papà Giovambattista l’avviano alla pratica sportiva tesserandola per la società di ginnastica “La Marmora – Team Ability Biella”, dove viene accolta dall’ex allenatrice della nazionale di ginnastica ritmica Anna Miglietta.
Da quel momento la ginnastica sarebbe diventata il primo amore di questa atleta dallo spirito positivo che non ha mai avuto problemi a cimentarsi nelle varie discipline al fianco di bambine normodotate. Poi, crescendo, pratica anche altri sport, dal tennis tavolo al nuoto e dal tiro con l’arco al basket, fino a dedicarsi definitivamente all’atletica. E fa capire subito di che pasta è fatta. Si specializza sui 100 e 200 metri piani, nel lancio del giavellotto, nel salto in lungo e nel triathlon (lancio del peso, salto in lungo e corsa), con ottimi piazzamenti.

Nel 2013 entra a far parte della nazionale e si impone subito nelle competizioni internazionali IAADS, riservate agli atleti con trisomia 21 ovvero sindrome di Down. Agli Europei IAADS di Roma, la sua prima prova del fuoco, vince ben tre medaglie d’oro nei 100 metri, nel salto in lungo e nella staffetta 4×100. Si ripete l’anno successivo agli Open European Championships IAADS 2014 di Povoa de Varzim in Portogallo, vincendo nelle stesse tre specialità e conquistando il record del mondo nel salto in lungo, fissandolo a 2 metri e 81 centimetri. Ma è il 2015 l’anno della sua consacrazione.

Ai Campionati Mondiali IAADS che si svolgono a Bloemfontein, in Sudafrica, Nicole “fa cappotto” e conquista quattro medaglie d’oro. Primo posto nella staffetta, nel salto in lungo, nei 100 metri e nel triathlon. Non contenta, segna anche il nuovo record mondiale nel triathlon e si porta a casa pure una medaglia d’argento nei 200 metri. Il suo sorriso e la sua commozione con un orsetto di peluche in mano mentre ascolta l’inno sul gradino più alto del podio la fanno diventare all’improvviso un personaggio pubblico. Nel messaggio televisivo di fine anno agli italiani, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella la menziona tra le “donne emblema” dell’Italia assieme all’astronauta Samantha Cristoforetti, alla scienziata e direttrice del Cern Fabiola Gianotti e a Valeria Solesin, la giovane veneziana uccisa nel novembre di quell’anno nell’attacco terroristico al Bataclan di Parigi. L’Italia, tutto d’un tratto, scopre Nicole Orlando e se ne innamora.
Non solo per i suoi trionfi sportivi, ma anche e soprattutto per le sue doti umane che ne fanno davvero una ragazza speciale, impegnata tutti i giorni a dimostrare che nelle persone come lei non c’è solo la disabilità ma tanta, tantissima abilità. E dalla notorietà alla celebrità, il passo è breve. Amatissima dal pubblico e sui social (la sua pagina Facebook ha quasi 30.000 “amici”), nel 2016 è invitata sul palco di Sanremo e, pochi giorni dopo, viene scelta come una delle concorrenti dell’undicesima edizione di “Ballando con le Stelle” su Rai 1.

Ormai non la ferma più nessuno e lo stesso anno pubblica anche il suo primo libro, scritto assieme alla giornalista Alessia Cruciani, che come titolo prende appunto il suo motto: “Vietato dire non ce la faccio”. Una sfida contro la più grande corsa a ostacoli per la quale una persona affetta da sindrome di Down si deve quotidianamente allenare: quella dei pregiudizi. “La sindrome di Down – scrive Nicole – non è quella disgrazia che tutti credono. Solo l’ignoranza è una disgrazia. Invece è necessario ribaltare le prospettive e mettere da parte i luoghi comuni: per noi la vita è possibile! E non ne vogliamo una straordinaria, ci basta dimostrare quanto sia meravigliosa la nostra normalità.”

La normalità di una ragazza che sorride al cronista che le scatta col telefonino la foto che pubblichiamo in queste pagine e fa “ok” con i due pollici alzati. L’occasione per conoscerla è una serata all’Auditorium Vivaldi di San Giuseppe di Cassola, dove Nicole è la protagonista dell’evento speciale del 1° Festival della Disabilità Creativa, organizzato dal Comune assieme alla Fondazione Aida. Sopra il palco dell’Auditorium la “guest star” arrivata da Biella si mescola assieme ad altri ragazzi e ragazze come lei – tutti attori della compagnia teatrale locale Din Don Down – e, stimolata dalle domande del regista della compagnia Pippo Gentile, dialoga e interagisce con loro, scambia battute e li abbraccia, per poi rispondere anche alle domande del pubblico. Nicole si racconta e parla di tutto: dei suoi sogni, della sua tenacia, della sua adorata famiglia e anche del suo amore.

Si chiama Carmelo, è siciliano ed è un ragazzo “molto bello e romantico” che fa il poeta e le scrive bellissime lettere d’amore. Dalla platea le chiedono cosa le piace di più. Risposta: “Stare col mio cane, leggere i libri di Harry Potter, aiutare la mia famiglia a mettere a posto la casa e stare col mio ragazzo.” La campionessa di simpatia rivela anche che “sta imparando a cucinare”, con le ricette della mamma e della sorella. E lo dice a chiare lettere: “Io sono strafelice.” Perché la sindrome di Down, come scrive nel libro, è tante cose: coraggio, curiosità, indipendenza, determinazione, passione, instabilità, orgoglio, sfida, grinta, riscatto, futuro. “Voglio far vedere chi sono realmente – dichiara sul palco Nicole Orlando -. Fino in fondo al traguardo voglio far vedere chi sono e sono veramente felice.” Ed è questa, sicuramente, la sua vittoria più bella.

di Alessandro Tich

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