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Notti in apnea

Paola Mazzocchin Parla il dr. Giuseppe Idotta, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia dell’Ospedale di Cittadella Russamento e apnee respiratorie. Sono i principali disturbi respiratori del sonno. Una patologia emergente di cui non si parla molto, nota come “Sindrome delle apnee notturne (nel sonno)”. Affrontiamo l’argomento con il direttore di Pneumologia dell’Ospedale di Cittadella, il dr. Giuseppe Idotta.  – Dr. Idotta, la sindrome delle apnee notturne nel sonno è un fenomeno in continua crescita. Che incidenza ha nella popolazione del nostro territorio? – “L’incidenza di questa sindrome è del 4% nei soggetti normopeso, colpisce prevalentemente uomini tra i 30 e 65 anni ed è strettamente legata all’aumento del peso corporeo. Questa malattia non va sottovalutata perché può avere pesanti ripercussioni a livello cardiovascolare, portando, nei casi più gravi, all’ictus cerebrale o all’infarto miocardico. Chi soffre di apnee notturne ha un rischio stimato da 3,5 ad 8 volte superiore di incidenti stradali, professionali e domestici a causa della ipersonnolenza diurna conseguente al cattivo riposo provocato dalle apnee e dal russamento. Il Centro per lo studio dei disturbi del respiro nel sonno di Cittadella è un importante punto di riferimento a livello regionale per lo studio di questa malattia: ad esso infatti arrivano pazienti di altre Ulss in cui non è possibile diagnosticarla. I pazienti residenti nell’Ulss 15 attualmente in trattamento domiciliare per disturbi del respiro nel sonno sono 150. ” – A cosa è dovuta questa patologia? -“La sindrome delle apnee notturne nel sonno è caratterizzata da episodi di ostruzione delle vie aeree superiori, che può essere parziale (ipopnea) o completa (apnea) e che impedisce il passaggio dell’aria. L’apnea si verifica quando i tessuti molli a livello della faringe, come la lingua e il palato molle, si rilassano temporaneamente, restringendo o chiudendo completamente le vie aeree. Le apnee causano una diminuzione dell’ossigeno nel sangue. Quando questi episodi si ripetono inducono uno sforzo respiratorio e portano ad una alterazione della frequenza cardiaca, all’aumento della pressione arteriosa e ad un sonno frammentato, quindi scadente.” – Quali sono i sintomi? -“I sintomi si presentano sia di notte che di giorno. Durante la notte il paziente presenta russamento abituale (almeno da sei mesi, in tutte le posizioni), pause respiratorie nel sonno (di solito riferite dal partner), risvegli con sensazione di soffocamento, sonno agitato, talora sudorazione eccessiva. Di giorno il paziente riferisce, variamente rappresentati, sensazione di sonno non ristoratore, facile stancabilità, sonnolenza diurna, impotenza sessuale, cefalea al risveglio, disturbi di memoria, di concentrazione, di attenzione, e a volte depressione.” – Quali sono i principali fattori di rischio? -“ E’ una patologia in aumento, dovuta anche al peggioramento delle abitudini alimentari. Sovrappeso e obesità sono i fattori di rischio più significativi. Il 40% degli obesi con indice di massa corporea superiore a 30 è affetto da sindrome della apnee notturne. Altri fattori di rischio sono il sesso maschile (i maschi sono colpiti da 2 a 3 volte più delle femmine), alcune alterazioni anatomiche delle vie aeree (es. malformazioni mandibolari), infiammazione e ipertrofia delle tonsille, dell’ugola, del palato, dei turbinati, e la disposizione del grasso nel collo (collo delle camicie di taglia superiore a 43).” -Quali sono le cure praticate dal Centro per i disturbi del respiro nel sonno di Cittadella? -“E’ indispensabile fare prima una diagnosi precisa della malattia. Ai pazienti che accedono al nostro Centro per sospetta sindrome delle apnee notturne viene consegnato un pulsossimetro, uno strumento da portare a casa per una notte che è in grado di registrare in continuo, per almeno 7 ore consecutive, la saturazione dell’ossigeno nel sangue. In base al risultato ottenuto con questo esame a domicilio si esclude o si conferma il sospetto di malattia. In caso di conferma il paziente viene invitato ad eseguire indagini più approfondite in ambiente ospedaliero in regime di day hospital notturno. In tal caso il paziente esegue o un monitoraggio cardio-respiratorio (MCR) o una polisonnografia completa (PSG). Una volta fatta la diagnosi, esistono sostanzialmente due tipi di terapia: medica e chirurgica. Se il paziente è in sovrappeso la terapia prevede una dieta per il calo di peso, fondamentale per migliorare i sintomi. E’ necessaria una corretta alimentazione, evitando l’uso di alcolici, specie alla sera. È utile che il paziente si abitui a dormire su un fianco invece che supino. Il paziente non dovrebbe assumere sonniferi. La terapia medica più efficace per risolvere le apnee, sia nei pazienti obesi che normopeso, è la terapia ventilatoria secondo modalità CPAP.” -Cos’è la ventilazione CPAP? -“Consiste nell’utilizzo durante la notte di un apparecchio specifico per ventilazione a pressione positiva con maschera nasale, collegata ad un ventilatore in grado di fornire un flusso d’aria continuo all’interno delle vie respiratorie. In pratica la pressione positiva costante dell’aria immessa dal circuito nella maschera nasale tiene aperte le vie respiratorie: si risolvono così sia le apnee che il russamento. La pressione di lavoro del ventilatore viene fissata in base alla gravità  delle apnee. Una legge regionale prevede la concessione gratuita di questo ventilatore alle persone affette da sindrome delle apnee nel sonno purché con un reddito ISEE cumulativo annuo inferiore a 10.329,13 euro. Chi ha un reddito superiore a questa cifra deve provvedere personalmente all’acquisto/noleggio del ventilatore presso ditte specializzate del settore.” -Si tratta di una terapia efficace? -“E’ l’unico trattamento efficace riconosciuto in grado di far scomparire i sintomi. Ci sono anche i cosiddetti “Oral Appliances”, dispositivi/protesi semirigidi in silicone che vengono inseriti in bocca ogni volta che il paziente va a dormire: servono a mantenere più aperte le vie aeree. Possono essere utili nei pazienti che non tollerano la maschera nasale per terapia CPAP, o in quelli non candidabili a terapia chirurgica. In una piccola percentuale di pazienti (5-8%) viene proposto l’intervento chirurgico ORL (dalla tonsillectomia alla uvulo-palato-faringo plastica, alla chirurgia del setto nasale) con l’obiettivo di migliorare la ventilazione attraverso le vie aeree ed il naso e di correggere le condizioni anatomiche che provocano il russamento”.

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