Alessandro Tich

Ce ne parla la dr.ssa Alessandra De Gregorio, dirigente medico presso l’Oculistica del San Bassiano

E’ una parte del nostro corpo che non vediamo, a meno che non ci guardiamo allo specchio. Non ci accorgiamo neppure della loro presenza, tanto automatico e naturale è il loro veloce e continuo movimento sincronizzato. Le usiamo per spalancare o stringere lo sguardo o per fare l’occhiolino, e sono loro che ci lanciano chiari segnali di pesantezza agli occhi quando siamo stanchi.
Sono talmente impalpabili che le percepiamo quasi come un “accessorio”, utile all’occorrenza per sottolineare l’espressione del viso e quindi il nostro stato d’animo.
Ma le palpebre, ovvero le “saracinesche” dei nostri occhi, sono molto più di un semplice – e insieme sofisticato – strumento per il linguaggio del corpo. Da loro dipende infatti la salute dell’occhio stesso: e scusate se è poco.
Lo scopriamo intervistando la dottoressa Alessandra De Gregorio, dirigente medico di 1° livello presso la Struttura Complessa di Oculistica dell’Ospedale di Bassano del Grappa – diretta dalla dr.ssa Simonetta Morselli – nella quale opera come specialista di riferimento per le patologie delle palpebre.
- Dr.ssa De Gregorio, qual è dunque la funzione delle palpebre?
-“Le palpebre svolgono la funzione protettiva dell’occhio. Creano l’ambiente umido necessario per la sopravvivenza dell’occhio. Se la palpebra non si apre e non si chiude non si ricostituisce il film lacrimale. L’occhio è quindi esposto all’aria e va incontro alla secchezza oculare, che è deleteria per i tessuti oculari. Le palpebre hanno inoltre una funzione protettiva meccanica contro gli agenti esterni. Oltre all’aspetto funzionale, è fondamentale anche quello estetico, perché la “rima palpebrale”, e cioè la forma della palpebra, determina lo sguardo e l’espressione del volto. E’ un elemento rilevante nella psicologia estetica del paziente. L’approccio più importante per la vita di relazione è il viso: non è l’occhio, ma è la palpebra che fa l’espressione.”
- Quali sono le patologie che interessano le palpebre?
-“Le patologie della palpebra possono essere innanzitutto malformative, degenerative e traumatiche. Le patologie traumatiche sono conseguenti a rotture o lacerazioni. Quelle malformative riguardano malformazioni palpebrali congenite come ad esempio la ptosi congenita, caratterizzata dall’abbassamento della palpebra. Le malattie degenerative creano invece lentamente un danno al livello dei tessuti palpebrali. Sono patologie tipiche dell’età avanzata, come ad esempio l’entropion (con la palpebra che ruota all’interno), l’ectropion (la palpebra ruota verso l’esterno) o la ptosi degenerativa. Un altro esempio è rappresentato dalla dermatocalasi, che si manifesta con le “borse” sopra e sotto gli occhi.
Altre patologie sono invece infiammatorie. Parliamo in questo caso di blefarite, che è un’infiammazione del bordo palpebrale, oppure di calazio, un granuloma delle ghiandole palpebrali che si verifica spesso nei cambi di stagione: è la conseguenza di un momento di stress immunitario o fisico e riguarda tutte le età, dai bambini agli anziani.
Un capitolo importante del quadro delle malattie è inoltre costituito dai tumori della palpebra.”
- Esistono dunque anche i tumori della palpebra?
-“Sì, e il più frequente è il basalioma. E’ un tumore maligno a diffusione solo locale (non da metastasi), che è molto frequente sulle palpebre. Io sono qui all’Ospedale di Bassano da un anno e mezzo e ho operato un’altissima percentuale di basaliomi infiltranti del bordo palpebrale. La questione di fondo, per questa patologia tumorale, è la predisposizione del tipo di pelle. Ne ho parlato col collega dermatologo dell’Ospedale, il quale mi ha riferito che nel Bassanese esiste un ceppo etnico di derivazione celtica predisposto ai tumori della pelle. Un ulteriore fattore di rischio, per i soggetti con il “fototipo” della pelle più sensibile, è l’esposizione al sole.”
- Come si curano queste patologie?
-“L’approccio alle patologie della palpebra può essere farmacologico e/o chirurgico. Nella chirurgia è importante considerare sempre contemporaneamente l’aspetto funzionale e quello estetico; in altre parole, la chirurgia della palpebra non è mai solo funzionale o solo estetica. E’ infatti una chirurgia che rispetta più le regole della chirurgia plastica che oculistica vera e propria, noi interveniamo sui tessuti molli che circondano occhio – cute, sottocute, muscoli -. In questo contesto fondamentale è il concetto di trapianto di cute, o di tessuto, per la ricostruzione. Ad esempio, nel caso dei tumori ricostruisco la palpebra asportata ricavando tessuto da un’altra parte. In particolare spesso adotto la tecnica dell’innesto libero da palpebra sana, dato che, grazie alla sua elasticità, da una palpebra normale posso prelevare fino a un centimetro di tessuto, a tutto spessore, senza arrecare danno funzionale né estetico. L’approccio chirurgico è quindi in questi casi prima demolitivo e poi estetico-ricostruttivo.”
- Ci sono patologie della palpebra che a loro volta sono collegate a patologie dell’occhio?
-“Certamente. Accade ad esempio nei casi di causticazioni oculari (contatti accidentali dell’occhio con sostanze acide o basiche tipo calce, ammoniaca ecc..), nelle quali si verifica un danno grave a livello oculare e palpebrale. Fino a qualche anno fa il destino di questi occhi era la cecità e anche la compromissione estetica; attualmente esistono moderne procedure di intervento sul segmento anteriore dell’occhio collegate al grande capitolo dell’innesto di cellule staminali. Tutto ciò può essere possibile solo dopo la ricostruzione della funzione palpebrale. Il ripristino dell’occhio danneggiato non può fare a meno della corretta ricostruzione dell’ammiccamento, e cioè del movimento spontaneo ed automatico di apertura e chiusura palpebrale.”