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Dalla penicillina all’antibiotico resistenza

Il cattivo uso degli antibiotici può produrre danni al paziente e alla collettività

Il cattivo uso degli antibiotici può produrre danni al paziente e alla collettività: le terapie possono essere inefficaci, si generano resistenze agli antibiotici e possono insorgere effetti collaterali dovuti all’uso inadeguato degli antibiotici. Nell’Unione Europea, e soprattutto nel nostro paese, il numero di pazienti infetti da batteri resistenti è in aumento, e la resistenza di questi germi agli antibiotici rappresenta una delle minacce più temibili per la salute pubblica.

Di questo grosso problema ne parliamo con Nicola Petrosillo, Direttore del Dipartimento Clinico e di Ricerca per le Malattie Infettive dell’Istituto Nazionale per le Malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS, Roma.

L’antibiotico nel secolo scorso ha contribuito a guarire molte patologie. Perché in meno di 100 anni l’antibiotico-resistenza è diventata così rilevante?

Ci sono fondamentalmente 3 aspetti che contribuiscono a questo tipo di problema. Il primo, è che spesso esiste un uso inappropriato, per scelta della molecola, per durata e per indicazione, di questi farmaci, sia negli ospedali che in comunità. Il secondo è che sin dalla loro introduzione nel secolo scorso, sono sorte resistenze agli antibiotici. Il terzo punto, è che l’uso degli antibiotici è un problema più esteso che coinvolge la veterinaria e la zootecnica, dove talora l’uso di queste sostanze e massivo e, in alcuni casi, di difficile controllo.

Secondo Lei, chi prescrive cure antibiotiche è sempre scrupoloso?

Di fronte ad un paziente febbrile il medico deve stabilire se la causa della febbre sia dovuta ad una infezione batterica, perché solo in questo caso è ipotizzabile l’uso di antibiotici. Le febbri di altra natura, ad esempio da infezione virale, non si giovano della terapia antibiotica. Somministrare antibiotici a pazienti con influenza è inutile e può essere dannoso. Il paziente deve sapere che l’antibiotico può causare eventi avversi, come allergie, intolleranze, ecc. Il nostro patrimonio di microorganismi “buoni” che convive con noi ed è indispensabile per la nostra sopravvivenza può essere pesantemente alterato da terapie antibiotiche non necessarie.

Per quale ragione c’è una percentuale abbastanza elevata di errore sulla prescrizione, dosaggio, scelta e talvolta anche nella durata dell’antibiotico?

L’uso dell’antibiotico è diventato in ambito assistenziale, in ospedale e in comunità, un uso di larga scala. C’è necessità di avere maggiori competenze nella loro prescrizione, anche attraverso percorsi educativi e formativi. Il medico che prescrive un antibiotico deve conoscerne le caratteristiche, le indicazioni, la farmacologia e gli effetti collaterali di queste molecole. Gli infettivologi devono rappresentare sempre di più gli specialisti di riferimento nella prescrizione antibiotica, fornendo alla classe medica supporto informativo e formativo adeguato.

Essendo lo Spallanzani un ospedale di eccellenza, quale sarà il Vostro impegno?

Come sempre il nostro istituto vuole dare risposte chiare e nel più breve tempo possibile. Il nostro Istituto, oltre a fornire diagnostica e assistenza adeguata a pazienti con infezioni batteriche da germi multiresistenti, sia in regime di ricovero che consulenziale, è in prima linea nella formazione medica e nella divulgazione di principi di corretta gestione delle terapie antibiotiche. Inoltre la rete infettivologica coordinata dallo Spallanzani ha proprio l’obiettivo di garantire nella nostra regione una assistenza di alto livello e uniforme a tutti i problemi infettivologici.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


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