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A proposito di prostata

Alessandro Tich Intervista al dr. Antonio Celia, primario di Urologia dell’Ospedale di Bassano Parliamoci da uomo a uomo. Quando si sente nominare la parola “prostata”, soprattutto se  abbiamo superato gli “anta”, sappiamo bene che si tratta di un argomento con cui tutti noi del genere maschile potremmo avere a che fare. Perché questa ghiandola dell’apparato urinario può bussare insistentemente alla porta della nostra salute e presentarsi in modo diverso rispetto agli anni della gioventù. Aumentando di volume e dando origine all’ipertrofia prostatica, la più diffusa patologia benigna che la riguarda. Sulla quale, e sul cui trattamento, ci rivolgiamo al dr. Antonio Celia, direttore della Struttura Complessa di Urologia dell’Ospedale di Bassano del Grappa. – Dottor Celia, parliamo dunque di ipertrofia prostatica… – “La patologia prostatica è una condizione legata all’età e colpisce prevalentemente gli uomini dai 50 anni in su. La prostata è una ghiandola posta al di sotto della vescica maschile, la cui funzione è quella di produrre il liquido prostatico, importante componente del liquido seminale che contribuisce a garantire vitalità e motilità agli spermatozoi. L’ipertrofia (o iperplasia) prostatica benigna (IPB) è un ingrossamento benigno della prostata.  Le cause della malattia non sono note: è tuttavia probabile che siano numerosi i fattori coinvolti. Data la correlazione con l’avanzare dell’età sembra ragionevole ipotizzare che la variazione dell’assetto ormonale (andropausa) riveste un ruolo importante nel favorire i cambiamenti nella struttura della ghiandola che sono alla base del suo ingrossamento. L’ipertrofia prostatica può determinare l’aumento di volume della zona centrale della ghiandola che crescendo ostruisce l’uretra, il “tubino” che permette la fuoriuscita dell’urina dalla vescica all’esterno. In alcuni casi la prostata può presentarsi compatta e fibrosa. Entrambe le condizioni possono determinare un’ostruzione dell’uretra. I disturbi che possono comparire sono una riduzione della qualità del getto o mitto urinario, uno sgocciolamento al termine della minzione (il cosiddetto “dribbling terminale”), un aumento della frequenza della minzione notturna, un aumento della frequenza della minzione diurna, una sensazione di incompleto svuotamento. I sintomi possono essere tra loro associati o presentarsi singolarmente. Di fronte a questo problema, abbiamo una fascia di pazienti che ha preso ad ammalarsi di questa malattia con maggiore frequenza rispetto alla patologia prostatica non benigna, e cioè il tumore alla prostata.” – Cosa deve fare chi manifesta questi disturbi da lei descritti? “Il paziente dovrebbe rivolgersi al proprio medico curante, che dopo una attenta anamnesi intravede gli iniziali disturbi minzionali , quindi intraprende una terapia medica per migliorare i disturbi e evitare l’evoluzione della patologia. La visita urologica può essere necessaria nei casi in cui il paziente non risponde alla terapia medica o nei casi in cui esistono dei sintomi associati non chiari al curante. Gli esami per la valutazione generale dell’assetto del paziente sono PSA, esame urine completo con urinocoltura, uroflussimetria e ecografia addominale. L’ecografia addominale non è un esame assolutamente necessario per questa patologia ma potrebbe darci informazioni dirette e indirette sull’apparato urinario. L’ecografia è un esame semplice, poco invasivo e di poco costo, che oggi migliora l’esame diretto del paziente e a volte identifica patologie spesso non benigne allo stadio iniziale. La visita urologica prevede un’esplorazione rettale della prostata e può identificare disomogeneità della superficie prostatica indicative per patologie da indagare con procedure più approfondite.” – Qual è il trattamento per la patologia? “La terapia farmacologica per migliorare i disturbi dell’ipertrofia prostatica si avvale di fitoderivati (farmaci derivati dalle piante) che sono utilizzati nella fase iniziale e possono rallentare l’evoluzione della patologia, o di farmaci di sintesi necessari qualora i disturbi si presentino in modo più conclamato. In molti casi vengono utilizzate terapie in associazione che uniscono la capacità di agire su una riduzione del volume e su una capacità di dilatare il collo vescicale e l’uretra ostruita. Quando la terapia farmacologica non è più sufficiente per ottenere una buona disostruzione, l’urologo propone la chirurgia, con tipi di intervento ormai prevalentemente mininvasivi, e quindi non più con tagli addominali. Si passa attraverso l’uretra con strumenti endoscopici e si crea un canale asportando la porzione di prostata che è causa dell’ostruzione. Tra i sistemi endoscopici utilizzati c’è innanzitutto la TURP (Resezione Transuretrale della Prostata) che rappresenta l’intervento di riferimento,      poiché il più utilizzato e il più storico, con risultati ormai noti in letteratura e con il quale si devono confrontare tutte le nuove tecniche applicate alla cura dell’ipertrofia prostatica. la TURP ha avuto nel tempo evoluzioni e migliorie tecniche e attualmente il sistema prevede l’utilizzo di una corrente bipolare (col il polo positivo e negativo ravvicinati) che migliora la sicurezza e la qualità del trattamento. Altri sistemi innovativi prevedono l’applicazione di laser (OLMIO, KTP, TULLIO ecc.). Queste fonti di energia aiutano l’urologo a rimuovere l’adenoma prostatico ostruente riducendo i rischi di sanguinamento e migliorando il recupero post-operatorio.” – Esiste un approccio chirurgico standard per l’ipertrofia prostatica? “Non esiste, secondo me, una tecnica unica come trattamento di tutte le ipertrofie prostatiche. Per esempio una prostata molto piccola è meglio gestita con una buona TURP bipolare, un grosso adenoma prostatico è meglio gestito con una enucleazione laser, un paziente in terapia con farmaci antiaggreganti (per i disturbi cardiocircolatori) potrebbe avere vantaggio da un trattamento vaporizzante con il laser (meglio con il laser a luce verde). Per “enucleazione” si intende lo scollamento dell’adenoma dal suo piano capsulare e successivamente uno strumento (morcellatore) “rosicchia” il tessuto enucleato, mentre la “vaporizzazione” riguarda lo scioglimento del tessuto prostatico a contatto con l’energia laser.” – Tutti interventi comunque meno invasivi della chirurgia tradizionale… “Questi sistemi hanno ridotto gli interventi chirurgici tradizionali per l’ipertrofia prostatica, ma quando è necessario l’intervento chirurgico “taglio e cucito” nel nostro reparto viene proposto con approccio mininvasivo ovvero laparoscopico. Anche questa opportunità offre ai pazienti un minore trauma chirurgico, minore sanguinamento e un rapido ritorno alle normali attività di vita.” – Ultimamente si fa un gran parlare del vaporizzatore “green laser”, e cioè del laser a luce verde, che a giudicare dal gran numero di articoli pubblicati su internet (se ne è occupato persino Dagospia) sembra essere diventato quasi un trattamento “di moda”. Qual è il suo pensiero al riguardo? “Il green laser funziona molto bene per prostate con volume non superiore ai 90 grammi, ma può avere una resa differente secondo la qualità dei tessuti dell’adenoma prostatico. Nel dicembre scorso il nostro reparto ha avuto nuovamente l’opportunità di testare il green laser verificandone la qualità e capacità terapeutica. La visione che ho è quella di poter offrire ai pazienti affetti da ipertrofia prostatica e candidati a un trattamento disostruttivo non un’unica procedura, ma una specifica procedura per ogni tipologia di ostruzione per avere tutte le possibili opzioni che meglio si possono adattare alle esigenze dei pazienti.”  

Alessandro Tich

Condirettore

Dr. Antonio Celia

Primario di Urologia dell’Ospedale di Bassano

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