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La responsabilità alla luce della riforma Gelli

Accedere alle cure sanitarie risulta, nella stragrande maggioranza dei casi, fondamentale e imprescindibile per tutelare la nostra salute. Vi sono però alcuni casi in cui gli errori medici determinano danni risarcibili. La materia tutt’altro che sedimentata è in continua evoluzione, come dimostra l’ultimo intervento del Legislatore con Legge 6 marzo 2017 n. 24.
Poniamo quindi alcune domande all’Avvocato Riccardo Brotto dello Studio Legale Brotto di Rossano Veneto, attivo anche in questo settore.

Innanzitutto, Avvocato, che cosa si intende col termine salute?

La salute è un diritto fondamentale riconosciuto sin dalla nostra Costituzione all’art. 32 come “diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Si tratta di un diritto primario ed assoluto che, per espressa interpretazione della Corte Costituzionale, risulta direttamente operante anche nei rapporti tra privati. Esso si compone di tre situazioni soggettive: il diritto dell’individuo all’integrità psico-fisica personale, il diritto di prestazione sanitaria e, per finire, il diritto ad un ambiente salubre.

Quali novità ha introdotto la riforma Gelli sulla responsabilità sanitaria?

Difficilmente sono riassumibili tutte nell’economia di questa intervista. La riforma costituisce il cardine di ogni azione giudiziaria in materia. Con essa il Legislatore ha infatti introdotto il c.d. doppio binario, prevedendo due diverse responsabilità: una extracontrattuale nei confronti del medico dipendente da struttura sanitaria e un’altra di tipo contrattuale verso la struttura stessa o verso il medico libero professionista.

Questo cosa comporta? Può spiegarci brevemente?

Per essere estremamente conciso ciò determina due principali conseguenze: la prima è il diverso termine di prescrizione del diritto al risarcimento, di 5 anni nei confronti del medico dipendente e di 10 nei confronti della struttura o del medico libero professionista. La seconda riguarda l’onere probatorio che seguirà la logica del sopra descritto doppio binario: il danneggiato dovrà cioè effettuare uno sforzo probatorio più gravoso nei confronti del medico dipendente rispetto che nei confronti della struttura sanitaria. Sarà quest’ultima, in parole povere, a sostenere il più delle volte il peso economico del danno, unitamente alla compagnia di assicurazione che la copre dal relativo rischio.

È quindi oggi più difficile essere risarciti per un danno alla salute?

Al contrario. La riforma rafforza la tutela del paziente danneggiato, gravando la struttura Asl o Ospedale dell’onere di provare la mancanza di responsabilità e nello stesso tempo alleggerisce la pressione sul medico che sarà, pertanto, portato a non fare ricorso alla c.d. medicina difensiva, con risvolti davvero vantaggiosi per la tutela della salute.

L’unico modo per ottenere il risarcimento è quindi la causa giudiziaria?

No. Il processo non è l’unico bensì – nella logica della riforma – l’ultimo modo per ottenere il risarcimento. Mi spiego meglio. La legge Gelli ha introdotto un filtro al fine di far approdare a processo solo le vertenze che non sono potute concludersi prima. Da una parte il danneggiato potrà efficacemente rivolgersi direttamente nei confronti dell’impresa assicuratrice della struttura sanitaria o socio-sanitaria pubblica o privata. Dall’altra è stata introdotta l’obbligatorietà di effettuare un procedimento di conciliazione obbligatoria ex art. 696 bis cpc ovvero un procedimento di mediazione. Ciò contribuisce ad abbreviare i tempi del risarcimento, evitando al danneggiato di anticipare i costi e le lungaggini di un eventuale processo. Perciò quest’ultimo rimane l’ultima ratio procedurale.

Quali consigli deve quindi seguire il paziente che voglia ottenere ristoro del danno subito?

La normativa messa a punto dal Legislatore offre indubbie tutele ma, allo stesso tempo, è composita e complessa. Il consiglio fondamentale e imprescindibile resta, quindi, sempre quello di affidarsi ad un avvocato di fiducia che accompagni il danneggiato passo passo nell’iter procedurale più idoneo alle esigenze del caso concreto.

Redazione InFormaSalute

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