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Il fattore RH negativo nella donna in gravidanza

Il fattore RH negativo nella donna in gravidanza

Esami da fare e necessarie accortezze

Appartenere al gruppo sanguigno Rh negativo, per una donna che abbia voglia di diventare madre e il cui compagno sia Rh positivo, può rappresentare un problema. Risolvibile, certamente, ma che richiede attenzione e profilassi. Facciamo chiarezza su questo punto, porgendo delle domande mirate all’esperta.

Intervista alla Dottoressa Amanda Diamantini Direttore Medicina trasfusionale Ulss 3 Bassano Del Grappa.

Innanzitutto, cosa si intende per Rh?

I termini “Rh positivo” ed “Rh negativo” si riferiscono alla presenza o all’assenza sulla superficie dei globuli rossi di una sostanza chiamata D. Chi ha la sostanza D (circa l’ 85% delle persone) appartiene al gruppo sanguigno Rh positivo, chi non ha tale sostanza appartiene al gruppo sanguigno Rh negativo ( circa il 15 % delle persone).

Le persone Rh negative, che quindi non hanno questa sostanza , se vengono a contatto con globuli rossi Rh positivi , possono formare anticorpi contro la sostanza D che riconoscono come estranea, cioè si formano anticorpi anti-D che “attaccano e rompono i globuli rossi Rh positivi”. Le condizioni di cui sopra, cioè gli eventi “immunizzanti” sono essenzialmente due: le trasfusioni di sangue e la gravidanza. La mamma Rh negativa , con patner Rh positivo, ha dal 50% al 100% di probabilità di avere un figlio Rh positivo cioè “ incompatibile” per il fattore Rh , però normalmente il sangue del feto ed il sangue della mamma non entrano in contatto, perché la placenta è fatta in modo tale che non entrano in circolo materno cellule ma solo molecole molto piccole .

Nel corso del terzo trimestre della gravidanza e al parto , sono possibili le emorragie feto materne, cioè un po’ di sangue del bambino attraversa la placenta , in questo modo la mamma si può ” immunizzare” cioè forma anticorpi anti-D. Tale probabilità di immunizzazione viene stimata intorno al 16% se non si fa alcuna profilassi, intorno al 1.8% se si fa la consueta profilassi postpartum e cala al 0.1% se si fa la profilassi anche in gravidanza.

Cosa fare quindi, in caso di gravidanza , per una Rh negativa?

Per conoscere se la futura mamma ha sviluppato anticorpi contro il fattore Rh positivo, la donna dovrà sottoporsi a quello che viene chiamato test di Coombs indiretto.

E come si procede, dopo l’esito?

Se il test dà esito negativo si esegue l’immunoprofilassi entro 72 ore dal parto di un bambino Rh positivo .Attualmente si tende a profilassare tutte le mamme Rh negative con parner Rh positivo alla 28 ° settimana di gravidanza senza conoscere il gruppo del bambino.

Parliamo dell’anemia fetale…

Se la mamma è immunizzata ed il bambino è Rh positivo, gli anticorpi della gravida passano attraverso la placenta e vanno ad emolizzare, cioè a rompere,i globuli rossi del bambino. Il danno dipende dalla quantità di globuli rossi emolizzati e questo dipende dalla quantità di anticorpi che sono passati attraverso la placenta. Ecco perché si parla di anemia, o più precisamente di “malattia emolitica fetale-neonatale”. In questo caso si devono intensificare i controlli. A volte, molto raramente, si arriva a fare delle vere e proprie trasfusioni di sangue al feto , nella maggior parte dei casi , invece, il bambino viene monitorato nel suo accrescimento e, al momento della nascita , se necessario, viene trasfuso. Mi sento di rassicurare le mamme, perché, oggi, essere Rh negative non costituisce più un grave problema. L’importante è fare i dovuti controlli in gravidanza.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

Dr.ssa Armanda Diamantini

Direttore del Centro Trasfusionale dell’ Ospedale di Bassano del Grappa, polo di reclutamento per le donazioni di midollo osseo per l’Ulss 3

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