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Ricostruzione ossea perfetta con le protesi in 3D

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Ricostruzione ossea perfetta con le protesi in 3D: nuova tecnica adottata per malformazioni e tumori ossei

L’ortopedia oncologica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE), diretta dal Dott. Roberto Biagini e con l’aiuto del dott. Carmine Zoccali, negli ultimi mesi hanno eseguito delle ricostruzione di protesi “su misura” e in titanio su malati affetti da tumore scheletrico, come ad esempio: la ricostruzione della scapola in una donna di 35 anni, di un tarso del piede in un paziente di soli 13 anni, di una ricostruzione di emibacino e femore in una signora di 60 anni o di una protesi d’anca per un caso che presentava una patologia genetica altamente deformante. Altri interventi sono in preparazione e dovrebbero essere eseguiti prossimamente (si parla di due emibacini su persone di mezza età e della ricostruzione della parte distale dell’ulna in una ragazza di 23 anni). Incontriamo il dott. Roberto Biagini, Direttore Ortopedia Oncologica, Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, Roma e il dott. Dott. Carmine Zoccali, Ortopedico oncologo, dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, Roma.

Dott. Biagini, ci potrebbe spiegare cosa causano i tumori quando aggrediscono la parte ossea in un paziente?

«L’Apparato muscolo-scheletrico è formato da ossa, tendini, muscoli, tessuto cartilagineo e tessuto adiposo; ognuna di queste strutture può essere sede di tumori che possono essere sia benigni che maligni. I tumori benigni spesso vengono semplicemente tenuti sotto controllo e operati in caso di aumento di dimensioni o in caso siano a rischio di frattura; i tumori maligni, che spesso prendono il nome di sarcomi, sono tumori estremamente aggressivi che si avvalgono di una terapia multidisciplinare, radioterapia, chemioterapia e chirurgia, diversamente combinate tra loro a seconda dei casi. Quando colpiscono un segmento osseo ne alterano la stabilità e purtroppo nella loro evoluzione possono dare metastasi a distanza, spesso polmonari. La chirurgia consiste nell’asportazione del tumore con uno strato di tessuto sano di protezione. Ciò implica necessariamente l’induzione di un danno e la relativa perdita funzionale, per cui la ricostruzione risulta essenziale per garantire una migliore qualità di vita».

I tumori muscolo-scheletrici che fasce di popolazione colpiscono prevalentemente? Risponde il dott Biagini.

«Possiamo identificare un primo picco dai 10 ai 16 anni di età durante il quale predominano tipi quali l’osteosarcoma o il sarcoma di Ewing, e un secondo picco dopo i 50 anni, dove sono più frequenti tumori quali il condrosarcoma o i sarcomi dei tessuti molli».

La tecnologia 3D viene usata per ricostruire delle protesi in titanio su malati in larga scala o solo in casi particolari? Risponde il dott Biagini.

«L’utilizzo delle stampanti tridimensionali per la produzione di protesi in titanio fatte su misura per lo specifico paziente, attualmente è riservata a casi selezionati, sia per i costi elevati da cui è gravata, sia perché nella maggioranza dei casi le protesi tradizionali sono sufficienti a garantire una buona ricostruzione. E’ comunque immaginabile che in futuro, con l’aumento dell’esperienza e con lo sviluppo della tecnica, sempre un maggior numero di pazienti possono beneficiare di questa nuova pratica».

Questa tecnica viene usata solo nei casi in cui vi sia stata la presenza di un tumore all’osso oppu-re è una pratica utilizzata anche in casi di malformazioni? Risponde il dott Biagini.

«Si tratta di una pratica estremamente versatile, che può essere applicata a qualunque ricostruzione là dove esista un deficit osseo da colmare, che esso sia secondario all’asportazione di un tumore, alla presenza di malformazioni, a traumi o a ripetuti interventi di revisione protesica».

Come è possibile ricostruire perfettamente, ed in titanio, la parte ossea consumata dal tumore, innestandola alla parte così detta sana? Risponde il dott. Zoccali, membro della nostra divisione, che si occupa specificamente di questo aspetto e dei pazienti che vanno incontro a ricostruzione con protesi su misura.

«Il tutto parte dalla tecnica chirurgica preoperatoria del paziente; da essa viene prodotto un modello tridimensionale sul quale vengono stabiliti i tagli ossei necessari per asportare la malattia con un margine di sicurezza. La perdita di sostanza è quindi stabilita prima dell’intervento e sulla base di questa viene costruita una protesi perfettamente adattabile. Vengono anche costruite delle guide di taglio che appoggiate sulla superficie dell’osso sano permettono di riprodurre perfettamente sul paziente i tagli progettati al computer. Così facendo la protesi prodotta colmerà perfet-tamente il “buco” residuo. Essa dovrà, quindi, essere solidarizzata all’osso del paziente grazie all’utilizzo di viti e placche per permetterne l’integrazione».

L’impianto avviene con intervento chirurgico. Ci può dire i tempi di convalescenza. E dopo l’intervento, quali sono le capacità e le possibilità di recupero del paziente? Vi sono particolari stili di vita da adottare? Risponde il dott Biagini.

«I tempi di convalescenza sono variabili, dipendendo da diversi fattori quali il segmento osteo-articolare interessato e l’età del paziente; variabili sono anche le possibilità di recupero dipendendo strettamente dalle strutture asportate con il tumore. Purtroppo, con l’intervento chirurgico la vita cambia, ma il nostro obiettivo è quello di farla cambiare sempre meno».

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute

Dr. Roberto Biagini

Direttore Ortopedia Oncologica, Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma

Dr. Carmine Zoccali

Ortopedico oncologo, Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma

InForma Salute
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