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sport salute

Sport: l’elisir di lunga vita e del risparmio

Sport: l’elisir di lunga vita! Chi fa sport vive di più e fa risparmiare alla sanità.

Che lo sport facesse bene al fisico è cosa nota, ma che fosse anche una fonte primaria di risparmio sulla sanità pubblica, forse non ci avevamo pensato. A dirlo è uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association nel quale si sono analizzati i dati su oltre 26 mila soggetti maggiorenni, metà dei quali con malattie cardiovascolari. Il risultato è che coloro i quali hanno praticato sport regolarmente hanno riportato un rischio molto più basso di ricovero, di accessi al pronto soccorso e di prescrizione di farmaci.

Ne parliamo con il dott. Carlon Roberto Responsabile Cardiologia Riabilitativa, Ospedale di Cittadella Ulss 15.

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Dott. Carlon, partiamo dalle ultime letture dell’Oms. Dati statistici affermano che se ci muovessimo un po’ di più i costi sanitari diminuirebbero. Secondo Lei facciamo veramente poca attività fisica?  

Che si faccia poca attività fisica, purtroppo, è un dato di fatto. Al giorno d’oggi solo una minoranza della popolazione italiana pratica regolarmente esercizio fisico.
Il quadro che emerge, infatti, dal terzo Atlante italiano delle malattie cardiovascolari (popolazione di età compresa tra i 35 e i 74 anni), è quello di una elevata prevalenza di inattività fisica nel tempo libero, in entrambi i sessi, ma in particolare nelle donne, per le quali nell’ultima indagine è stato registrato il 41,6% di inattività fisica rispetto al 32,3% rilevato negli uomini.

Dati simili sono stati rilevati dall’Istat: oltre 24 milioni, pari al 42% della popolazione di tre anni e più, si dichiarano completamente sedentari: ricordo che si definisce sedentario chi in una settimana non svolge, neppure nel tempo libero, alcuna attività fisica moderata o intensa per almeno 10 minuti al giorno.

Perché l’attività fisica porta così grandi benefici al cuore? 

L’attività fisica può essere paragonata ad un farmaco per i suoi innumerevoli effetti biologici positivi, sia diretti che indiretti.
L’esercizio fisico regolare di tipo aerobico è in grado di migliorare la totalità dei fattori di rischio cardiovascolare modificabili.

Diversamente dai farmaci che normalmente sono specifici per singolo fattore di rischio (antipertensivi, antidiabetici, ipolipemizzanti, eccetera), l’esercizio fisico ha effetti favorevoli su più fattori di rischio contemporaneamente. Esiste, infine, tutta una serie di azioni positive sul sistema neurovegetativo, sul tono venoso periferico, sulla capacità di pompa del cuore, ecc.

Un beneficio rilevante ad esempio, è quello sulle cellule endoteliali, cioè quelle cellule che tappezzano internamente le nostre arterie e che sono fondamentali per mantenere l’integrità del nostro sistema vascolare; l’esercizio fisico attraverso un meccanismo di “massaggio” esercitato dall’aumento del flusso di sangue lungo le pareti del vaso (in termine tecnico si chiama “shear stress”) stimola la produzione di sostanze dotate di azione vaso-dilatante (ad es. l’ossido nitrico) e con spiccate proprietà anti-aterogene, in grado di prevenire lo sviluppo dell’aterosclerosi.

Senza discriminare nessuna attività fisica, per un cuore sano qual’è lo sport più adatto, anche per fasce d’età? 

Tutte le raccomandazioni internazionali sono concordi su una quota di attività fisica standard sia in prevenzione primaria (nel soggetto sano) che secondaria (nei soggetti con malattia vascolare), che si attesta sui 30 min./giorno di attività fisica moderata (o 150 min./settimana) o di 75 min./settimana di attività fisica più intensa.

Sono molti gli sport adatti, soprattutto quelli aerobici.
In quest’ultimi, infatti, il gesto tecnico è ciclico (camminare, correre, pedalare, nuotare) e la forza muscolare impiegata generalmente non è elevata. Si tratta d’attività nelle quali i muscoli, quando l’intensità dello sforzo è lieve-moderata (inferiore al 50-60% del massimale), utilizzano in prevalenza l’energia liberata dai lipidi, mentre per intensità superiori, il carburante preferenziale è rappresentato dai carboidrati (glicogeno).

Esse sono caratterizzate da un aumento delle pulsazioni cardiache proporzionale all’intensità dello sforzo associate ad una prevalente vasodilatazione periferica, con conseguente modesto, o nessun, aumento della pressione arteriosa media.

Le attività aerobiche sono ideali sia ai fini di una prevenzione primaria che secondaria delle patologie cardiovascolari, anche in considerazione del fatto che la loro “prescrizione” risulta più facile di altre, potendo essere “dosata” su parametri semplici ed affidabili quali, ad esempio, la frequenza cardiaca.
Ogni programma di attività fisica strutturata non deve prescindere, comunque, da una valutazione medica preliminare.

Concludendo, nel sano (ma anche in molti cardiopatici dopo attenta valutazione e selezione da parte del cardiologo) sono consigliati: cammino a passo sostenuto, trekking, jogging, corsa, ciclismo, nuoto, sci di fondo, canottaggio e varie attività in palestra (cyclette, tappeto scorrevole, aerobica, step, aquagym ecc.…).
A questi sport può essere associata un’attività di potenziamento muscolare almeno due volte a settimana, preferibilmente sotto la guida di personale esperto.

Nella salute del cuore quanto incide la pressione alta, diabete, obesità e fumo? 

Incidono pesantemente. Sono, infatti, tutti fattori che vengono considerati assieme alla famigliarità ed alla sedentarietà, i principali “fattori di rischio cardiovascolare”.
Più ne abbiamo e più siamo a rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare.

Pertanto tutte le linee guida nazionali ed internazionali attuali sulla prevenzione cardiovascolare, raccomandano nel singolo soggetto la valutazione del “rischio cardiovascolare globale”.

Attraverso la ricerca sono state, infatti, elaborate delle “carte di rischio” (quelle europee denominate Score oppure quelle italiane del Progetto Cuore) che permettono di stimare la probabilità di avere un evento cardiovascolare nei successivi 10 anni.

Prima di trattare un paziente iperteso, un obeso o un paziente con il colesterolo alto, il medico deve valutare il rischio globale di quel soggetto: tanto più alto sarà il rischio e tanto più aggressivo dovrà essere il trattamento. Faccio un esempio pratico: non esiste un valore ottimale di colesterolo nel sangue che sia uguale per tutti; l’obiettivo dipenderà non solo dal valore di partenza del colesterolo ma anche dal rischio globale.

Così ad esempio se il paziente è a basso-moderato rischio, l’obiettivo da raggiungere sarà un colesterolo LDL (quello “cattivo”) inferiore a 115 mg/dl; per un soggetto ad alto rischio sarà inferiore a 100 mg/dl mentre per un soggetto ad altissimo rischio sarà inferiore a 70 mg/dl.

Invecchiare in buona salute. Quali sono i segreti? 

Le malattie cardiovascolari sono strettamente connesse allo stile di vita, in particolar modo all’uso di tabacco, alle scorrette abitudini alimentari, alla sedentarietà e allo stress psicosociale, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che tre quarti della mortalità cardiovascolare globale può essere prevenuta mediante l’attuazione di adeguate modifiche dello stile di vita.

L’American Heart Association ha sviluppato dei criteri, soprannominati “Life’s Simple 7”, che definiscono la salute cardiovascolare ideale e sono: astensione dal fumo, regolare attività fisica, dieta sana, mantenimento del peso normale, controllo del colesterolo, della pressione arteriosa e della glicemia.

D’altra parte che lo stile di vita sia importante è noto da oltre 2000 anni. Infatti Ippocrate, nel suo “Regime”, raccomandava: “…
Non si può mantenersi in salute basandosi soltanto sul tipo di alimentazione, ma a questa bisogna affiancare anche degli esercizi fisici”.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


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