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Tumore dell’endometrio. Vincere è possibile!

Per le donne segnali da non sottovalutare

Quando parliamo di endometrio, qualcuno potrebbe ancora chiedersi a quale parte anatomica appartenga. Il termine è di derivazione greca e si compone fondamentalmente da due parole: endo (dentro) + metrio (utero). Si tratta  della mucosa che riveste l’utero al suo interno. Vi possono essere alcune  malattie legate all’endometrio ma oggi parliamo della più temuta, ovvero del cancro. I tumori dell’endometrio, in Italia, sono al sesto posto tra i tumori più diagnosticati alle donne con 7.700 nuovi casi all’anno. Per una panoramica più esaustiva incontriamo il Dottor Massimo Segato coautore del libro “L’ho fatto per le donne” edito Mondadori e uscito a metà Settembre.

Intervista al Dott. Massimo Segato vice primario Ginecologia Ostetricia ospedale di Valdagno – Ulss n. 8

Dottore che cos’è il cancro dell’endometrio ?

Le cellule del tumore dell’endometrio le troviamo  nella mucosa intorno alla cavità uterina. Posso tranquillizzare le donne dicendo che fra i tumori dell’apparato genitale, sebbene sia il più frequente è quello con la mortalità più bassa soprattutto se diagnosticato in tempo. L’ incidenza è di 10 casi su 100.000 donne.

Ci sono dei sintomi? A quali segnali deve stare attenta una donna?

Sì, ci sono e sono molto chiari. Parliamo di sangue vaginale diverso dalle mestruazioni che compare fra un ciclo e l’altro oppure in momenti in cui non dovrebbe comparire più, perché la donna è in menopausa. A volte si tratta anche soltanto di qualche traccia che si intravede negli slip. Altri sintomi riguardano maleodoranti perdite vaginali, dolori al momento dell’atto sessuale, dolori pelvici, alla schiena, difficoltà e dolore ad urinare. A volte perdita di peso inspiegabile. In questo caso non bisogna perdere tempo e rivolgersi al proprio ginecologo.

Esistono delle cause che possono scatenare il cancro dell’endometrio?

Più che di cause io parlerei di fattori di rischio che potrebbe essere il  menarca precoce, (prime mestruazioni molto presto), o al contrario menopausa tardiva, diabete e obesità, ipertensione, aver assunto estrogeni per lungo tempo, o fattori ambientali (interferenti endocrini). Il fatto di non aver avuto gravidanze e utilizzo per lungo tempo del farmaco Una delle cause è anche l’aver assunto Tamoxifene, farmaco usato in casi di tumore mammario. Ancora, fra le cause cito la sindrome dell’ovaio policistico, per uno squilibrio ormonale a favore degli estrogeni. La pillola anticoncezionale, contrariamente a quanto si possa pensare, è invece un fattore protettivo.

Come procederà il medico per una corretta diagnosi?

Spesso ci sono donne che si sentono sicure perché ogni tanto si sottopongono al Pap test, magari con chiamata a screening gratuito e l’esito è negativo. Io ricordo che per questo tipo di tumore, non è sufficiente il Pap test. Per individuarlo bisogna ricorrere all’ecografia transvaginale (almeno una volta l’anno con la visita dal ginecologo) che ci permette di valutare lo spessore dell’endometrio, o un’isteroscopia oppure  entrambe se il caso lo richiede. Ricordo che per isteroscopia intendo quell’esame ambulatoriale o in sala operatoria, eseguito con uno strumento sottile con la punta a telecamera e una piccola ansa con il quale poter osservare chiaramente l’interno dell’utero e prelevare un micro campione nel punto esatto desiderato. Si procederà con l’analisi del campione e poi si studierà la strada da intraprendere a seconda della risposta e degli stadi della malattia.

Quali sono gli stadi in questo caso?

La classificazione che viene data dipende dalla diffusione della neoplasia  nell’organismo: nel primo stadio il tumore interessa il corpo dell’utero.
Nel secondo, il tumore ha già invaso la cervice senza intaccare aree al di fuori dell’utero.
Nel terzo stadio il tumore si è diffuso anche oltre all’utero pur rimanendo in zona pelvica.
Nel quarto ha raggiunto retto, vescica, linfonodi pelvici, polmoni, ossa… E poi c’è il graving  (tipo istologico del tumore.)

Quali sono le fasi successive per la paziente malata?

Direi che gli “strumenti” a disposizione anche in questo caso, come già detto a seconda dello stadio della malattia e del quadro generale dello stato di salute della paziente, sono la chirurgia, la chemioterapia, la radioterapia e la terapia ormonale. Per le giovani pazienti desiderose di gravidanza si preferisce salvare l’organo. Nelle donne più adulte questo problema non sussiste e quindi spesso si decide assieme di intervenire in maniera decisa. Se al primo stadio, e la neoplasia non ha superato la metà dello spesso endometriale, non c’è alcun bisogno di chemioterapia o radioterapia.

In conclusione dottore, lei ha visto molte donne guarire. Vi è il pericolo che ci si senta “meno femminili”?

Guardi, questo è soltanto un problema mentale. Certo, ci sono donne più o meno forti. Alcune hanno bisogno di essere coccolate dai propri cari, rassicurate sulla loro bellezza e femminilità, di supporto psicologico. Altre sono fortissime con una carica energetica stupefacente e sono loro a dare forza ai familiari che vedono preoccupati. Io dico sempre che tutto parte dalla testa, spesso anche l’esito della guarigione! Ricordo una paziente in particolare, operata qui a Valdagno circa un anno fa. In quel caso avevamo asportato tutto l’apparato uterino con annessi. Al momento della sua dimissione ospedaliera, l’avevamo vista truccarsi, farsi bella, indossando le sue scarpe con i tacchi. Ci aveva ringraziato, commossa, dicendo che non se ne stava andando con qualcosa in meno ma con un prezioso bagaglio di esperienza in più che le avrebbe permesso di vedere la vita con occhi del tutto nuovi.

Voglio anche aggiungere che con il Primario Dottor Giovanni Martini facciamo molto spesso questo tipo di intervento, con tecnica laparoscopica, senza quindi tagliare ma praticando quattro invisibili incisioni sull’addome. La paziente ha quindi una visione reale del suo corpo che non è cambiato per nulla. C’è una grande preparazione professionale alla base, una grossa esperienza alle spalle. Il reparto con i nostri collaboratori viene apprezzato spesso per le “doti umane” che mi creda sono indispensabili per momenti delicati della vita come in questo caso. Un giorno, se me lo permetteranno, magari renderemo pubbliche quelle frasi, quelle lettere che ci vengono lasciate spontaneamente e che ci spronano a dare sempre il meglio per un benessere generale della paziente e dei suoi familiari.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile


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