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Tumore alla mammella: i grandi passi della chirurgia

La lotta al tumore mammario

Decenni sono ormai trascorsi da quando un grande chirurgo del passato (Hasted) mutilava le donne considerando il tumore della mammella una malattia d’organo e non sistemica. “Grande chirurgo: grande intervento”; così si diceva nel secolo scorso, oppure: “massimo trattamento tollerabile”. Oggi si dice “minimo trattamento efficace”.

Come e perché è cambiato tutto?

Noi Italiani minimizziamo sempre le nostre buone qualità: a metà del secolo scorso un grande scienziato italiano, Umberto Veronesi, ha scardinato tutte le certezze degli oncologi di tutto il mondo dimostrando che asportando solo una parte del seno (la quadrantectomia) la donna malata di neoplasia mammaria sopravviveva tanto quanto una donna mutilata dalla mastectomia. Questo l’inizio. Ma la spinta delle associazioni delle donne e la passione dei chirurghi hanno fatto ancora altri miracoli.

Oggi la terapia chirurgica non è mai demolizione e basta. La ricostruzione è una indicazione tassativa e spesso non è solo la grandezza del tumore ad influenzare la decisione terapeutica, ma il rapporto tra tumore e volume mammario. Inoltre, spesso, la micro biopsia diagnostica ci permette di conoscere tutte le caratteristiche della malattia. Se la Paziente sarà sottosta a chemioterapia post-operatoria, con il suo consenso informato, tale trattamento, chiamato neoadiuvante, può precedere la chirurgia tanto da ridurre o addirittura far scomparire la malattia. L’intervento sarà così molto limitato ed il risultato cosmetico eccellente. Una donna giovane sottoposta a quadrantectomia però rischia il ritorno della malattia sulla mammella residua (la temuta recidiva) nell’arco della sua vita. La tecnologia ci viene in aiuto: in commercio esistono protesi mammarie di circa 90 misure che sostituiscono completamente la ghiandola nella forma e nella consistenza. La mammella può essere completamente svuotata e sostituita conservando areola e capezzolo (nipple sparing) .

Non si fanno più controlli e radioterapia sulla ghiandola residua perché già asportata ed a volte nella simmetrizzazione della mammella controlaterale si possono correggere alcuni difetti tanto da guadagnarci esteticamente. Ci spiega il dott Angelo Giacomazzi, dell’Euganea 6 di Camposampiero: “Certo, meglio non ammalarsi, ma approfittare delle malattie per convertirle in vantaggi è una opzione alla quale bisogna sempre pensare. Il primo obiettivo è ottenere la sensazione di sicurezza di aver eseguito un trattamento oncologico corretto, il secondo e non meno importante, è la consolazione di aver guadagnato sia in estetica, senza alterazioni posturali e soprattutto anche in serenità. La serenità è, come si sa ormai, induttrice di ormoni del benessere che, potenziando il nostro apparato immunitario, ci permettono anche di guadagnare in termini di percentuale di guarigione.

Mi occupo di te

…ma anche mi pre-occupo di te, come diceva Veronesi. Questo è ed è stato il nostro motto in tutte le 182 donne che abbiamo trattato e non solo nelle 150 che abbiamo operato nel 2017: sinceri nella diagnosi, ma ottimisti nella prognosi per fornire e recuperare tutte le armi a disposizione.

Alcuni esempi di attenzione alla Paziente malata: la mammografia è eseguita sempre ed esclusivamente da tecnici di sesso femminile. Il Personale della chirurgia è formato ed informato che questa malattia investe tutto l’essere della persona e che va trattata diversamente delle altre. Il trattamento chirurgico segue da trentadue anni i criteri di oncoplastica cioè il corretto trattamento oncologico associato al massimo rispetto dell’integrità corporea. Questo prevede sempre il rimodellamento della ghiandola in caso di quadrantectomia e la ricostruzione immediata al momento della demolizione, senza interventi intermedi come quello dell’espansore temporaneo, la sua sostituzione con protesi definitiva e l’adeguamento dell’altro seno. Ogni intervento, oltre al disagio, porta ad una depressione immunitaria che è sicuramente deleteria in una paziente portatrice di neoplasia e che a volte deve essere sottoposta a trattamenti chemioterapici. Per tale motivo optiamo sempre per un trattamento in un solo tempo. La auto riabilitazione precoce viene indotta con supporti grafici e con l’aiuto delle straordinarie testimoni di guarigione dell’Associazione donne operate al seno “Fiori di Cactus” che il giorno seguente all’intervento fanno visita a tutte la pazienti operate. Questa associazione, una delle più importanti d’Italia, collegata con quella internazionale “Europa Donna” fornisce alle operande ed alle operate tutto quello che il sistema sanitario non riesce ad erogare: parrucche, pulmini per trasporto gratuito per la radioterapia, supporto psicologico in sede e telefonico, consulenza nutrizionistico-dietetica, fisioterapica fino all’agopuntura antalgica ed alla cosmesi del viso”.

dalla Redazione

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