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Tumori: terapia mininvasiva

Tumori KO grazie alla terapia mininvasiva

Tumori: terapia mininvasiva

Tumori KO grazie alla terapia mininvasiva. Nuove tecniche che permettono di annientare il tumore con un “ago”.

Guarire dai tumori, grazie alle nuove tecnologie disponibili spesso molto diverse fra loro, sempre più facile! La terapia delle malattie tumorali presenta, oggigiorno, un ampio spettro di possibili interventi: dalla classica chirurgia alla chemioterapia, dalla radioterapia agli interventi più o meno mirati sulle sedi dei tumori. Per gestire al meglio tutte queste potenzialità terapeutiche, i vari specialisti oggi lavorano in stretta collaborazione portando ognuno la propria professionalità, per garantire al singolo paziente, con la sua specifica problematica tumorale, la migliore terapia personalizzata. Questo articolo ci stupirà per i suoi contenuti alquanto innovativi e quasi impensabili. Abbiamo intervistato il Dr. Antonio Tufano che possiede un’alta professionalità in epatologia.
Intervista al dott. Antonio Tufano, Dipartimento di Medicina. S.C. Gastroenterologia dell’Ospedale di Bassano del Grappa.

Come si può procedere di fronte al tumore, oggigiorno?
Nel bagaglio terapeutico vengono sempre più spesso usate le terapie mininvasive che consistono in interventi meno aggressivi, con meno complicanze e tempi di ripresa più rapidi, spesso in sedazione e non in anestesia totale. Questi interventi vantano risultati sovrapponibili alle terapie più aggressive come la chirurgia e sono spesso possibili dove questa è controindicata (di frequente nel fegato cirrotico).

Parliamo dei tumori al fegato.
I tumori del fegato, soprattutto primitivi, sono stati tra i primi ad essere trattati con tecniche mininvasive sia perché si prestavano con facilità a questi approcci, sia perché rispondevano male alle terapie più classiche come la chemioterapia o la radioterapia. Sono passati più di trent’anni dalle prime ablazioni tumorali epatiche con iniezioni di alcol assoluto eseguite sotto guida ecografica a cui sono seguite terapie analoghe ma con l’uso di agenti fisici (termo ablazione o crio ablazione). Grazie ai miglioramenti tecnologici queste tecniche sono diventate parte integrante delle linee guida terapeutiche di molte neoplasie (nell’epatocarcinoma su cirrosi l’ablazione ecoguidata è considerata una terapia curativa al pari della resezione chirurgica e del trapianto di fegato).

Cosa offre in questo settore l’ospedale di Bassano?
Noi epatologi abbiamo da subito utilizzato le terapie mininvasive grazie alla guida ecografica che ci permette di essere autonomi, potendo così seguire il paziente lungo tutto il percorso della malattia epatica che spesso sfocia in cirrosi, fase in cui è più probabile la comparsa dei tumori epatici primitivi (in particolare l’epatocarcinoma). Da più di vent’anni eseguiamo alcolizzazione di questi tumori, tecnica valida ancora oggi per le lesioni di piccole dimensioni.

Cosa si intende per alcolizzazione?
Sotto guida ecografica si introduce un ago sottile nella lesione e vi si inietta dentro alcol assoluto che ottiene la morte delle cellule tumorali. La tecnologia ha poi offerto le procedure termo ablative, sempre basate sul posizionamento sotto guida ecografica della punta di un ago nel nodulo tumorale che viene bruciato dal calore prodotto con energie diverse.

Parliamo della radiofrequenza…
La radiofrequenza (che eseguiamo da oltre 15 anni) è ancora lo standard riconosciuto a livello internazionale ma più recentemente le microonde (le usiamo da cinque anni) ci permettono di eseguire una necrosi di dimensioni maggiori, in un tempo inferiore. Con questa tecnica possiamo intervenire su lesioni più grandi, aggredire anche i tumori secondari del fegato (metastasi) ed in casi selezionati anche tumori in organi diversi dal fegato come reni, polmoni, osso ecc. ecc.

Cosa ci dice invece della crioterapia?
Negli ultimi anni anche la radiologia ha introdotto nuove tecniche mininvasive in particolare la crioterapia (distrugge le lesioni con il freddo sempre attraverso l’introduzione di “aghi”) che è impiegata con successo nei tumori del rene e del polmone (sotto guida TAC).

Come si integrano queste terapie con quelle più tradizionali?
Da molti anni, settimanalmente, teniamo una riunione multidisciplinare in cui intervengono chirurghi, oncologi, gastroenterologi/epatologi, radiologi, anatomopatologi per discutere i casi più impegnativi e scegliere i migliori percorsi terapeutici condivisi. Questo approccio è una garanzia per i pazienti ma è anche un arricchimento per noi medici. La sinergia tra diverse professionalità ha portato all’utilizzo di nuove soluzioni terapeutiche, come gli interventi combinati di chirurgia ed ablazione nella stessa seduta operatoria (es. resezione di neoplasia del colon associata ad ablazione a microonde di metastasi epatiche). Questo, non solo in corso di chirurgia aperta ma anche in chirurgia laparoscopica, grazie alla sonda eco laparoscopica che guida il posizionamento dell’ago da microonde nella lesione.

Sappiamo che questa tecnica le sta particolarmente a cuore…
E’ vero e questo perché mi permette di sfruttare la vecchia formazione laparoscopica e l’attuale attività eco interventistica. Facevo laparoscopie diagnostiche quando i chirurghi mi prendevano in giro dicendo: “Cosa vuoi vedere da quel buchino”… Come è finita è sotto gli occhi di tutti!

Quindi l’approccio miniinvasivo in caso di tumore non è solo qualcosa di straordinario ma estremamente “comodo”…
Gli oncologi hanno capito le potenzialità dell’approccio mininvasivo, si sono create sinergie nei percorsi terapeutici di alcune neoplasie con l’associazione di queste terapie per il miglioramento dei risultati e spesso anche la riduzione dei costi. Oggi il nostro ospedale è in grado di offrire soluzioni di alto livello per queste patologie e noi gastroenterologi, in particolare, stiamo aumentando e migliorando la nostra offerta: nel 2015 sono state eseguite 49 ablazioni tumorali a microonde ed una sessantina di sedute di alcolizzazione (procedura eseguita in più sessioni, ambulatorialmente, fino a necrosi completa delle lesioni trattate). Questi numeri e la disponibilità ad eseguire queste terapie anche in sala operatoria (laparoscopia compresa) portano il nostro centro ad un alto livello di professionalità.

Cosa si può prevedere per il prossimo futuro?
Ci sarà ancora da lavorare sui tumori primitivi del fegato che forse potranno diminuire in futuro se le terapie antivirali per i virus epatitici B e C (questa di recente introduzione) ridurranno le infezioni e le conseguenti cirrosi, a patto però di contenere l’ “epidemia” di malattie legate al fegato grasso migliorando lo stile di vita che negli ultimi anni ha favorito obesità e diabete.

Vi è un aumento delle cirrosi?
No, ma l’attesa riduzione grazie alle terapie antivirali è contrastata dall’aumento del fegato grasso che, come le altre malattie croniche di fegato, porta alla cirrosi e facilita così lo sviluppo del tumore. In ogni caso noi da sempre controlliamo regolarmente i malati cronici di fegato per individuare i tumori ancora in fase precoce e di dimensioni contenute, facilmente aggredibili con le terapie mininvasive. Nelle neoplasie secondarie del fegato (o di altri organi) anche in fase non iniziale, le nostre terapie diventate sempre più efficaci, affiancandosi alle terapie tradizionali, potranno contribuire a migliorare la sopravvivenza dei pazienti senza peggiorarne la qualità di vita.

di redazione InFormaSalute

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