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Tumori al Viso: Come Recuperare il proprio Aspetto

Intervista al Dottor Terenzio Moschino, Responsabile del reparto di Chirurgia Maxillo Facciale dell’ospedale di Bassano del Grappa.

Ci sono tumori che possono lasciare il segno, non fosse altro che per la zona interessata. Stiamo parlando di viso e collo. E’ cosa nota che la chirurgia abbia fatto passi da gigante e che in quei passi tutti noi, chi più, chi meno, confidiamo. Possiamo dire, a tutt’oggi che sempre più di quel tipo di interventi in sala operatoria, non rimanga traccia. Certo, stiamo parlando di alta chirurgia, fatta da chirurghi di alto profilo, sempre più sensibili al valore estetico che contraddistingue non solo l’aspetto fisico ma anche la valenza psicologica della percezione di se stessi nella società. Ci siamo recati all’ospedale di Bassano Del Grappa e abbiamo avvicinato il Dottor Moschino da sempre chirurgo sopraffine e molto attento a ridonare l’autentica bellezza di viso e collo, dopo essere intervenuto sulla neoplasia.

Dottore quanto è importante dopo l’asportazione delle neoplasie, intervenire anche sull’estetica di viso e collo?

Stiamo parlando dell’ auto immagine, quindi di tutta una serie di valenze psicologiche che il paziente dà alle aree del viso che lo contraddistinguono, rispetto agli altri. Ecco perché, io personalmente, cerco di intervenire nella maniera migliore.

Quanto sono frequenti i tumori al viso?

I carcinomi della pelle sono in notevole aumento. Si è detto che un certo farmaco in passato, poteva esserne la causa o anche che le cattivi abitudini di esposizioni solari durante la giovinezza si riaffacciassero a tarda età.

Qual è il principale obiettivo in sala operatoria?

L’obiettivo principale del chirurgo è, e deve essere l’asportazione radicale della neoplasia. Questo è l’obiettivo principale! Secondariamente ci si pone il problema della ricostruzione dell’area estetica interessata. Bisogna tenere presente la necessità di asportare anche zone intorno alla lesione, a quelle isole di neoplasia anche apparentemente lontane. Questo può implicare il sacrificio di regioni esteticamente e funzionalmente rilevanti, soprattutto nelle neoplasie cosiddette multifocali, non localizzate in una singola zona ma dal punto di vista cellulare microscopico, ben oltre il visibile.

A questo punto è comunque necessario che il chirurgo sia particolarmente attento anche al piano estetico…

Qualsiasi asportazione viene fatta con esame istologico in contemporanea per poter garantire che la stessa sia completa e in questo caso si deve disporre dei più sofisticati strumenti di ricostruzione. Noi utilizziamo micro-strumenti usati anche in oculistica: micro-bisturi, micro-suture attraverso validi sistemi di ingrandimenti ottici.

Quali sono le neoplasie del viso più frequenti?

La maggior parte delle neoplasie sono queste: basaliomi e spinaliomi, come pure le neoplasie legate alle cellule melanocitarie che sono i melanomi.

Come si interviene in questi casi?

Il paziente arriva inviato dal medico di base o su invio del dermatologo. Se proviene da quest’ultimo, di solito la diagnosi è già fatta. Viene valutata la situazione generale del paziente e se le condizioni lo permettono, si opera in sedazione totale. Attraverso sistemi di ingrandimenti, si identifica la zona di confine di margine della neoplasia e a seconda poi del tipo di biopsia, ci si estende di mezzo centimetro o un centimetro nella cute sana attorno. E lo stesso dicasi in profondità, facendo attenzione che soprattutto nel viso, ci sono strutture muscolari e il nervo facciale.

Che funzionalità ha il nervo facciale?

E’ molto importante. Immaginiamo una specie di ramificazione di un albero che parte da sotto l’orecchio, si divide in 5 o 6 branche che fanno muovere la fronte, palpebra e labbro superiore e inferiore, compresa tutta la regione del mento. Questo è importante perché se non conosciamo la struttura o la conosciamo male, possiamo andare a ledere il nervo stesso.

Cosa potrebbe accadere in questo caso?

Se andiamo a ledere la regione accidentalmente oppure intenzionalmente perché infiltrata dalla neoplasia, il paziente ha un deficit estetico dato da ipo-mobilità che vuol dire la fronte spianata, l’ occhio paralizzato aperto o in casi estremi, tutta la metà del viso viene paralizzata e quindi deviata verso l’altra parte del viso dove la muscolatura funziona ed è sana. Il paziente si trova ad avere un viso asimmetrico, completamente spostato dall’altra parte.

Cosa si può fare per ovviare a questo?

L’ obiettivo principale resta sempre e comunque la radicalità della malattia, con il primo obiettivo che è l’asportazione completa della neoplasia. In questi casi quando è particolarmente profonda e si estende in zone in cui decorre il nervo facciale, si fa uso del neuro-stimolatore che durante la fase chirurgica ci permette di seguire il percorso del nervo che viene identificato e preservato se sano.

Quanto è importante la prevenzione?

Anche in questo caso è fondamentale. Fare attenzione a quelle insolite “crosticine” che in genere sanguinano e che non guariscono nell’ arco di una o due settimane oppure a quelle strane tumefazioni o piccole protuberanze mai viste prima. Senza allarmismi, naturalmente.

Parliamo degli interventi migliorativi…

Se parliamo della ricostruzione di un difetto non parliamo propriamente di chirurgia estetica. Quella è tutta un’atra cosa. E’ ridare al paziente la propria immagine. Questo lo si può fare attraverso l’ attenta manipolazione dei lembi di ricostruzione. In questo caso, il difetto può essere ricostruito attraverso delle zone di cute nella vicinanza della neoplasia. Oppure preso da zone lontane in cui vi è un eccesso di cute che viene adeguatamente preparato e ruotato per poter raggiungere il luogo dove manca il tessuto asportato dalla neoplasia.

Si tratta sempre di cute del viso?

In genere parliamo di lembi liberi che si va a prelevare nella zona di asporto. Ciò non vale per le grosse lesioni, che superano i quattro centimetri e dove andiamo a prelevare cute da altre parti del corpo. In questo caso, il problema è che assistiamo a “discromie” ovvero zone di cambio colore, quello che noi chiamiamo volgarmente “effetto piastrella”. Una sorta di “taccone nel viso” che si vede. I lembi liberi che si prelevano nella zona coscia o braccio, si utilizzano generalmente nelle neoplasie del cuoio capelluto, perché a differenza della faccia e del collo, il cuoio capelluto non è estensibile. Per quanto riguarda poi l’ ingegneria genetica nel ricostruire zone di cute, c’è sempre la banca dei tessuti di Treviso che può rifornire tessuto cutaneo per l’ innesto, nonostante si preferisca utilizzare l’innesto di cute prelevato dal paziente stesso.

Quali sono i tempi di guarigione?

Parliamo di quattro, sei mesi. L’ obiettivo è che il pazienti o chi lo guarda, non riconosca più la zona in cui è stata asportata la neoplasia. Questo è davvero un grande passo avanti!

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

Dr. Terenzio Moschino

Responsabile del reparto di Chirurgia Maxillo Facciale di Bassano del Grappa

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