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Vaccinarsi: un diritto e un dovere

 

Vaccini obbligatori, un autorevole parere

A ormai sei mesi dall’entrata in vigore della nuova legge sui vaccini in Italia, che impone l’obbligatorietà di dieci vaccinazioni per la fascia di età da 0 a 16 anni, l’argomento richiama ancora grande interesse ed attenzione. Prova ne sia il folto pubblico che continua a partecipare agli incontri informativi o divulgativi sul tema in questione. C’è ancora sete di sapere, di avere risposte certe sui dubbi generati dal nuovo obbligo legislativo.

Ne abbiamo conferma alla serata della rassegna “Incontri senza censura”, organizzata dalla libreria La Bassanese all’Auditorium Vivaldi di San Giuseppe di Cassola, a condurre la quale viene chiamato lo scrivente condirettore di InFormaSalute e che ha come ospite sul palco il prof. Silvio Garattini, 89 anni splendidamente portati (non a caso il suo ultimo libro si intitola “Lunga vita”), fondatore e direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano che in oltre cinquant’anni di attività, sotto la sua direzione, ha prodotto più di 13.000 pubblicazioni scientifiche.

Il prof. Garattini è dunque una delle massime autorità italiane nel campo della medicina correlata alla farmacologia. Una materia di cui fa pienamente parte il tema vaccini.

Incontro col prof. Silvio Garattini, fondatore e direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano.

Prof. Garattini, lei sostiene che vaccinarsi è un diritto ma anche un dovere…

La vaccinazione è un effetto che riguarda l’individuo ma è anche un effetto che riguarda la comunità. Si pensi a quanto si doveva fare in termini di assistenza a tutti i poliomielitici di una volta.

Oggi, vaccinandoci, evitiamo che ci sia questo carico di lavoro e anche di spesa per occuparci dei bambini poliomielitici. E il risparmio che otteniamo lo possiamo utilizzare per tante altre cose di cui abbiamo bisogno e per le quali non abbiamo spesso le risorse disponibili.

C’è dietro un problema culturale molto importante perché noi abbiamo sempre affermato, ed è presente nella Costituzione, che abbiamo il diritto alla salute. E il diritto alla salute passa anche per il diritto a poter essere vaccinati.

Ma ci dimentichiamo molto spesso che ogni diritto si accompagna anche a delle responsabilità e a dei doveri. Perciò al diritto di avere la salute si accompagna il dovere di mantenerla. E la vaccinazione ha questo tipo di doppio effetto: risponde alla necessità della mia salute e vaccinandomi mantengo la mia salute ma anche quella degli altri. Quindi è un aspetto di solidarietà che credo dovrebbe essere molto più messo in evidenza.

Purtroppo le informazioni da questo punto di vista sono sempre molto scarse e dovrebbero essere più diffuse.

Le dieci vaccinazioni obbligatorie sono tutte giustificate?

Sono tante ma sono raggruppabili in due grandi gruppi, infatti abbiamo di fatto la necessità di fare due tipi di vaccinazione perché abbiamo il vaccino esavalente, che ne contiene sei, e un vaccino tetravalente che ne contiene quattro. Se noi ci lamentiamo del fatto che ne abbiamo dieci, potremmo andare in Francia dove l’obbligatorietà è per undici, perché hanno incluso anche il meningococco.

Erano dodici prima in Italia ma poi in molti siamo riusciti a fare in modo che la legge le riducesse a dieci e che la vaccinazione per il meningococco non fosse obbligatoria, perché per il momento non c’è un’epidemia di meningite. Ma soprattutto si tratta di un vaccino che deve essere ancora collaudato. L’importante è che non si facciano vaccinazioni per cui non abbiamo ancora una certezza di efficacia.

Cosa risponde a chi sostiene che è inutile vaccinarsi contro alcune malattie considerate “benigne” come il morbillo o la varicella, da cui si diventa immuni dopo averle contratte?

Noi abbiamo l’idea che siano delle malattie benigne, in realtà non lo sono. Quelli che seguono le informazioni sulla stampa hanno saputo che quest’anno noi in Italia, per via della mancanza di vaccinazione dei bambini ma anche degli adulti, abbiamo avuto il record negativo del maggior numero di casi di morbillo di tutta l’Europa. Tant’è vero che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci ha richiamato a una maggiore attenzione.

Su questi 2000 e più casi che abbiamo avuto ci sono stati anche dei decessi e il morbillo non è una malattia benigna, o soltanto benigna.

Ci sono molti casi di morbillo che danno luogo a immunodepressione e che danno luogo poi a delle malattie polmonari molto gravi.

Ci sono stati dei bambini che sono stati salvati soltanto per il fatto che oggi abbiamo dei nuovi sistemi per mantenere la circolazione indipendentemente dal fatto che si possa o non si possa respirare.

Ci sono dei bambini che sono anche morti, perciò bisogna un po’ sfatare l’idea che queste malattie siano benigne, perché fra l’altro queste malattie magari sono benigne se capitano su un bambino sano, ma se capitano su un bambino che ha già dei suoi problemi possono diventare molto problematiche e molto gravi. Quindi io ritengo che fin quando non ci saranno altri rimedi la vaccinazione sia ancora qualcosa di utile.

La sua è una posizione favorevole ai vaccini, ma non è acritica. Lei sostiene la necessità di una farmacovigilanza più attenta anche sui vaccini…

Oggi c’è una certa tendenza, non soltanto per i vaccini, a esaltare i benefici. Però dobbiamo tener conto che tutti i farmaci hanno la doppia valenza: danno dei benefici ma hanno con sé anche dei rischi.

Quindi dobbiamo fare in modo di continuare a valutare i rischi proprio per sapere fino a quando possiamo utilizzare un determinato farmaco. Questo vale per i vaccini, ma vale per tutti i farmaci. Oggi c’è una scarsa attenzione alla tossicità dei farmaci perché la raccolta degli effetti collaterali è basata sulle reazioni spontanee dei pazienti, riferite al medico. Noi dobbiamo invece mettere in atto quella che si chiama la “farmacovigilanza attiva”, cioè dovremmo fare delle ricerche anche per cercare quali sono gli eventuali rischi.

Ma forse, a proposito di ciò, dobbiamo dare un’informazione su uno dei rischi che più ha colpito la giusta preoccupazione dei genitori e cioè l’idea che le vaccinazioni diano luogo a disturbi mentali come quelli dell’autismo. Questa è un’informazione che viene da un lavoro che nel 2005 era stato ritenuto scientificamente valido, da parte di un medico inglese che si chiama Andrew Wakefield, il quale ha riportato in un articolo in una grande rivista internazionale che coloro che si vaccinavano avevano più frequenza di forme di autismo.

Poi però qualcuno è andato a verificare e si è scoperto che questo medico si era inventato l’informazione completamente. Le schede cliniche non erano quelle che lui riferiva, tant’è vero che è stato condannato dalla giustizia britannica, è stato radiato dall’Ordine dei Medici e poi si è scoperto che in realtà aveva scritto questo articolo perché aveva un conflitto di interessi: aveva investito dei soldi in un’organizzazione che voleva trovare dei farmaci che sostituissero i vaccini. Questo è un caso in cui è circolata molto l’informazione, ma è circolata poco la smentita. Questa idea gira ancora perché è molto difficile smontare un’idea negativa.

Esiste un “consenso informato” quando ci si va a vaccinare? Quanto il sistema sanitario è in grado di informare sui benefici ma anche sui rischi dei vaccini?

Io penso che ci sia stata certamente una carenza di informazioni. Cioè le autorità regolatorie non hanno sicuramente abbondato nel dare informazioni ai cittadini. E i cittadini hanno il diritto ad essere informati. Bisogna dare le giuste informazioni, motivazioni, spiegare perché è necessario vaccinarsi e anche spiegare che ci sono dei casi in cui il vaccino può dare degli effetti collaterali. Può dare degli effetti tipo “influenza”, effetti di tipo allergico.

Però bisogna sempre tener presente quali sono i benefici. Cioè noi tutto facciamo guardando ai benefici e ci dimentichiamo dei rischi. Anche se vaccinare un bambino ha probabilmente dei rischi che sono molto minori di portarlo in macchina. Non ci sono, come dicono gli inglesi, delle “colazioni gratuite”: si paga sempre qualcosa. Però non c’è dubbio che i benefici sono enormi e in qualche caso i benefici arrivano addirittura a sopprimere la malattia.

Quelli della mia età sono stati vaccinati contro il vaiolo. Oggi non si vaccina più contro il vaiolo perché la malattia non c’è più. Non esiste più il virus del vaiolo, se non in qualche laboratorio dove viene conservato per fare degli studi. Se riuscissimo a fare in modo che la vaccinazione della poliomielite si estendesse anche ad alcuni Paesi che per ragioni religiose non vogliono essere vaccinati, probabilmente entro un po’ di anni anche per la poliomielite non ci sarebbe più bisogno di vaccinare perché la malattia sarebbe completamente scomparsa.

Bisogna che la vaccinazione elimini il sito, e cioè l’organismo, in cui il virus o il bacillo può albergare. Se tutti siamo vaccinati il virus non ha scampo, non può mettersi da nessuna parte e quindi sparisce.

Cito una frase del suo libro: “Basta polemiche, vaccinarsi è necessario.”…

I vaccini in linea generale sono i farmaci forse migliori che conosciamo. Hanno il vantaggio di essere utilizzati solo poche volte, molti farmaci li dobbiamo invece utilizzare tutti i giorni. Hanno un costo relativamente basso, agiscono a lungo nel tempo e hanno degli effetti nella quasi totalità delle persone per cui vengono eseguiti, differentemente invece da molti farmaci che pur essendo attivi sono attivi solo su una piccola percentuale della popolazione, che con questi farmaci viene trattata. Quindi ci sono molte ragioni per vaccinare i bambini e questo lo facciamo sia per proteggerli dalle malattie sia per proteggere quelli che non sono vaccinabili per ragioni mediche. Se tutti gli altri sono vaccinati, il loro rischio di avere malattie è molto basso.

di Alessandro Tich

Alessandro Tich

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