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A BASSANO TANTI PROGETTI PER IL SOCIALE

Intervista a Mavì Zanata assessore con deleghe al Sociale, Famiglia, Politiche per l’Integrazione, Disabilità, Pari Opportunità, Edilizia Popolare e Rapporti con Associazioni di Volontariato del comune di Bassano.

L’assessorato preposto al Sociale è uno degli assessorati più delicati e verso i quali si dovrebbero indirizzare persone non solo competenti in quel determinato ambito ma anche dalle qualità umane spiccate. La città di Bassano ci è riuscita con Mavì Zanata. Già medico di medicina generale, specializzata in terapia del dolore e cure pagliative, lavora come medico pagliativista all’ Ulss 7 Pedemontana

Lei è stata nominata assessore il 5 giugno 2019. È passato qualche tempo, quali sono le problematiche che ha trovato?

Mi preme dire, innanzitutto che nessuno di noi si sarebbe aspettato di vivere il primo periodo di nomina con un’esperienza tanto nuova, tanto forte come quella del covid 19. Come nessuno si sarebbe aspettato che questa pandemia avesse creato delle nuove esigenze rispetto alla “normalità” e quindi fin da subito ci siamo visti impegnati in una situazione a dir poco anomala rispetto alla precedente. Nessuno era preparato ad una situazione del genere e a doversi trovare di fronte a risposte da dover dare subito a quelli che sono stati bisogni molto importanti, portati soprattutto dal lockdown. Sembrava durasse poco, poi è diventata una specie di agonia, sia dal punto di vista sanitario con l’elevato numero di morti, sia sotto il punto di vista sociale, economico e culturale. Il mio assessorato si è molto impegnato e per questo ringrazio tutti i miei collaboratori intenti costantemente a capire proprio come dare le risposte più corrette e concrete visto che le persone erano chiuse in casa: questa davvero è stata una situazione del tutto nuova. Va anche detto che diversi utenti per bisogni propri confluivano comunque in assessorato, con richieste diverse e più rimarcate. Si andava su appuntamento e devo dire che mai i miei collaboratori hanno lavorato in remoto da casa ma hanno continuato in presenza e questa non è cosa di poco conto.

Quale altro problema si è presentato?

I problemi erano molti ma soprattutto ci siamo impegnati e chiesto noi per primi come fare per aiutare quelle persone che vivevano isolate in casa, soprattutto i primi mesi di chiusura. Ecco allora nascere il progetto “FACCIAMOCI COMPAGNIA” in collaborazione con l’associazione ANNI D’ARGENTO e dedicato agli anziani più fragili e più soli che soffrivano di solitudine che venivano contattati telefonicamente dai volontari dell’associazione, una sorta di telefono amico, solo che eravamo noi a chiamarli.

Oltre a questo come li avete sostenuti?

Era la protezione civile allertata inizialmente che portava a casa i pasti, le medicine, la spesa, e faceva un pò da termometro della situazione, chiedendo anche se avevano piacere di essere contattati telefonicamente per due chiacchiere. I volontari ci hanno raccontato invece di lunghissime conversazioni telefoniche che hanno anche innescato nuove amicizie. Oltre ad aver potenziato la consegna dei pasti a domicilio, abbiamo potenziato anche casa San Francesco per quanti sono senza fissa dimora. Di solito funziona dalle 17.30 alle 10 della mattina: in periodo di lockdown dove nessuno poteva uscire, la struttura è stata aperta con orario potenziato anche tutta la giornata con l’ausilio di educatori. 

Cosa ancora è stato necessario durante il lockdown?

Per esempio, abbiamo identificato anche appartamenti per l’isolamento fiduciario per chi non aveva modo, a casa, di avere uno spazio idoneo. Destinati due alloggi ad utilizzo temporaneo.

E per quanto riguarda i centri diurni che sono stati chiusi? Avete pensato a quella fascia debole?

Sì, non ci siamo dimenticati di loro, anzi. I centri diurni per non autosufficienti Casa Martina e Casa Sant’Anna sono stati chiusi per DPCM e anche qui c’è stato da chiedersi cosa potevamo fare. E allora, perché non offrire alle famiglie che ne avevano bisogno, operatori e infermieri a domicilio? Una quindicina di nuclei familiari hanno usufruito del servizio, mentre altre 18 persone sono state monitorate telefonicamente dall’ inizio dell’emergenza per poter essere pronti, semmai, ad intervenire in caso di bisogno

Parliamo dei giovani studenti…

Altro servizio ben riuscito è stato proprio il supporto per i compiti a casa dei minori da parte di volontari del servizio civile. I ragazzi erano a casa, in DAD, per quelle famiglie che non erano in grado di usare i mezzi informatici, arrivavano questi “angeli custodi”, in supporto anche dei nostri volontari. Ventidue le famiglie aiutate in questo. E devo dire che siamo riusciti a recuperare risorse regionali per acquistare computer per alcune fasce di età. In molti casi abbiamo recuperato pc non utilizzati da ditte o privati, li abbiamo sistemati e donati alle famiglie più bisognose, così anche i loro figli hanno potuto seguire le lezioni da remoto.

Ci parli dell’iniziativa “La Matita Sospesa”…

Certo, LA MATITA SOSPESA è un progetto al quale varie cartolerie del territorio hanno aderito: all’interno del negozio vi era un cestino nel quale lasciare qualche acquisto fatto in più. Alla fine quanto raccolto è stato consegnato a noi e noi ci siamo presi cura di distribuirlo alle famiglie meno abbienti.

Il covid ha provato molte persone sul piano psicologico…

Sì, abbiamo aperto uno sportello di supporto psicologico in viale Asiago a Bassano: il Centro per le Relazioni e le Famiglie. Questo perché i medici di medicina generale ci hanno segnalato l’ aquirsi di sintomi legati all’ansia, alla depressione, sia da parte di genitori quindi adulti ma anche di giovani e su questo ci stiamo ancora lavorando. E anche in questo caso, il lockdown ha giocato un ruolo fondamentale. Lo sportello a tutt’oggi offre un servizio di consulenza, in quel periodo a distanza, oggi su appuntamento per il cittadino che si trova in difficoltà a vivere questo tempo.

Per quanto riguarda il supporto economico, parliamo di soldi, quanto si è potuto stanziare?

Va fatto un distinguo perchè abbiamo distribuito stanziamenti regionali, comunali e ministeriali con progetti ben definiti: regionali ne hanno beneficiato 76 nuclei familiari per un totale 83.141 mila euro. Fondi straordinari del comune ne hanno beneficiato 569 nuclei per 170.418 euro.

Buoni spesa distribuiti con fondi del Ministero, altri fondi comunali e fondi privati (dati da varie associazioni), 1.330 nuclei familiari per un totale 502.660, parliamo sempre del 2020. L’anno precedente, nel 2019 la richiesta buoni spesa è stata di 56 nuclei familiari per un ammontare complessivo di 9.000 euro. In realtà in questo momento abbiamo tanta altre carne al fuoco… Ma ne parleremo presto.

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

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