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aborti veneto

Situazione aborti in Veneto. In calo.

In calo gli aborti nel territorio Veneto

Nuovi dati a disposizione per quanto riguarda la sanità del Veneto: nella nostra regione gli aborti sono diminuiti rispetto agli anni passati. Ad esempio, nel 2007 ci sono stati 6.454 aborti volontari, passati, dieci anni dopo a 4.752. Il picco massimo si è registrato nel 2010 con 6.736 aborti. Chi decide di interrompere la gravidanza è italiana ma anche straniera: rumena, nigeriana e cinese. Generalmente è una donna che lavora e possiede almeno un diploma. L’8% è studentessa. Abbiamo parlato dell’argomento con il dottor Fabio Chiarenza. Di lui si era occupata la nostra rivista ancora nel novembre del 2017, la cui copertina ritraeva proprio il medico in questione, impegnato in una particolare operazione che ha avuto dell’incredibile e ha salvato una vita, in un ospedale fuori dai confini del Veneto. Lo ritroviamo con il suo solito sorriso.

Intervista al dottor Fabio Chiarenza Direttore U.O.C. di Chirurgia Pediatrica Ospedale San Bortolo di Vicenza.

Dottor Chiarenza, siamo di fronte ad un dato confortante…

Le devo dire la verità che il dato cozza con quello che è il mio osservatorio personale e quello di molti altri miei colleghi Italiani. Le spiego meglio: negli ultimi anni assisto sempre meno bambini che nascono con malformazioni congenite. È pur vero che purtroppo dagli ultimi dati riportati in Italia, è in netto calo anche la natalità (ad esempio Vicenza ha raggiunto il record storico negativo) e quindi anche l’incidenza dei feti affetti da malformazioni; tuttavia questo dato isolato non giustifica il drammatico calo delle nascite di neonati affetti da difetti congeniti.

Infatti le proporzioni tra feti nati vivi e feti malformati resta sempre più o meno costante per cui se ipoteticamente nascono 10000 nati all’anno almeno 300 avranno una malformazione congenita più o meno grave. Nel nostro caso rapportando le percentuali di malformazioni alla nostra attuale natalità i dati non coincidono; infatti i neonati nati con malformazioni corregibili sono veramente pochissimi quindi meno della percentuale prevista. Quindi forse qualcosa non quadra.

Perché allora secondo lei nascono meno bambini affetti da malformazioni?

Spesso i genitori con sospette malformazioni del feto, prima ancora di rivolgersi al loro ginecologo di fiducia per lumi e/o consigli cominciano a navigare nel “mare magnum di internet” o dei “social” raccogliendo spesso informazioni sbagliate e incomplete. lo stesso ginecologo, ricontattato in seconda battuta, difficilmente riesce ad arginare le ansie dei parenti. Qui a mio avviso nasce l’equivoco. Infatti solo in centri altamente specializzati come il nostro ed altri in Veneto (dove si eseguono ecografie di II e III livello) sono presenti le figure specialistiche quali appunto il chirurgo pediatra, il neonatologo, il cardiologo pediatra, il nefrologo pediatra ed altri ancora. Queste figure inserite in un team multidisciplinare, possono aiutare il ginecologo ad effettuare una consulenza precisa e puntuale delineando con precisione la prognosi ed i potenziali rischi del piccolo sfortunato feto.

Qual è allora il punto debole?

Il punto debole dunque a mio avviso è la non corretta e precisa informazione e contemporaneamente i tempi strettissimi legati alla possibilità di effettuare l’aborto terapeutico. Il ginecologo che non ha la fortuna di essere supportato da figure “superspecialistiche” dei centri di II o III livello, spesso si trova “solo” ad affrontare una diagnosi di sospetta malformazione con i genitori che lo incalzano di domande e dubbi a volte da lui non “dipanabili”.

Tutti questi fattori possono quindi portare la coppia , magari giovane, magari al primo figlio a non portare a termine la gravidanza. Ciò può essere assolutamente comprensibile se non fosse che nel 2019, grazie agli enormi progressi della medicina e della chirurgia anche feti e neonati affetti da gravi malformazioni (renali, polmonari, gastrointestinali e persino neurologiche), possano avere delle buone prospettive di sopravvivenza e persino di qualità di vita. Purtroppo tutto questo a volte non emerge per cui, a mio avviso, la coppia non è messa in grado di effettuare una scelta consapevole e il più possibile oggettiva e quindi può trovare l’interruzione di gravidanza la scelta più semplice.

Quanto la disinformazione rientra in tutto questo?

Trovo che la disinformazione sia un dato grave e, oggigiorno, in un mondo in cui siamo bersagliati da notizie di ogni tipo, sia ancor più importante che informazioni così cruciali sulla salute del feto siano fornite da persone altamente competenti e preparate.

Quindi lei sta dicendo che i ginecologi sono disinformati e tendono a spingere all’aborto?

Assolutamente no. La scelta spetta sempre alla coppia o alla donna, ma in situazioni con sospetta e ripeto sospetta malformazione il ginecologo non può essere lasciato solo nell’informare i genitori sia per una tutela del feto ma anche del ginecologo stesso. Per ribadire quanto sia importante un parere specialistico ricordo che qualche anno fa, venne da me una coppia di origine straniera, inviati dal medico di famiglia che aveva fatto il mio nome.

Vennero per un consulto di chirurgia pediatrica, con i referti in mano che stabilivano che il loro feto sarebbe nato con una malformazione abbastanza grave al sederino. Avevano già preso appuntamento nel loro paese per abortire. Io, dopo aver visionato attentamente tutta la documentazione ed aver fatto ripetere dai nostri ginecologi un ulteriore ecografia fetale, gli spiegai con precisione la presunta malformazione del loro bambino, ma soprattutto le soluzioni che potevano essere intraprese per garantire un buona qualità di vita al loro piccolo.

Aggiungo che poiché avevo anche qualche dubbio (supportato dal parere dei nostri ginecologi) sulla presenza della malformazione stessa, li incoraggiai a proseguire, prendendomi tutta la responsabilità. Il bambino nacque. Era sano. Questo esempio non deve tuttavia creare false illusioni perché la diagnosi prenatale di II e III livello oggi si avvale di professionisti molto preparati e di strumentazioni all’avanguardia (ecografie tridimensionali, Risonanza Magnetica fetale e molto altro) per cui sono veramente rari i casi in cui il feto con presunta malformazione nasca completamente sano.

Tuttavia, se quei i genitori (e altri ancora) non fossero stati informati correttamente non si godrebbero oggi il loro bambino che ho rivisto all’età di 2 anni completamente sano. Ecco, questo è solo un esempio. Tuttavia, mi sento in colpa pensando che tanti bambini che potrebbero avere qualità di vita anche buona, seppur con malformazioni, non arrivino neppure a nascere. Io e tantissimi miei colleghi chirurghi pediatri, ottimi professionisti, pagati dal sistema sanitario nazionale per aiutare i bambini, restiamo con il “coltello spuntato”.

Mi spiego meglio: vorrei che tutti i feti affetti da difetti congeniti correggibili grazie alle nuove tecniche di cui disponiamo, potessero avere la possibilità di essere curati.

Che cosa suggerirebbe, personalmente?

Oltre ad implementare il nostro centro di Diagnosi Prenatale diretto da ottimi professionisti (veda se sia il caso di inserire il nome del primario di ginecologia dott. Giuliano Zanni ma soprattutto della responsabile della diagnosi prenatale la dott.ssa Annalisa La Rosa) abbiamo istituito presso il Reparto di Chirurgia Pediatrica di Vicenza, in maniera assolutamente gratuita, un Centro di consulenza per le malformazioni fetali.

A questo centro potranno afferire oltre ovviamente alle pazienti viste presso il nostro ospedale, anche quelle provenienti da altri centri, alle quali viene diagnosticata una malformazione fetale e che si trovano in una situazione di difficoltà e si sentono talvolta abbandonate. Lo scopo del nostro Centro è quello di fornire ai genitori informazioni il più corrette possibili, ma anche di dare loro la possibilità di parlare con uno o più esperti sulla prognosi del feto e sull’aspettativa di vita del loro futuro bimbo. Mi creda, l’ aborto è sempre un dramma, un trauma soprattutto per chi resta: la potenziale mamma e il potenziale papà.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile


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