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Addio, corpo estraneo

Alessandro TichAngioplastica

Ce ne riferisce il dr. Angelo Ramondo, primario di Cardiologia dell’Ospedale di Bassano

 

“E’ la quarta rivoluzione nel trattamento delle malattie coronariche.”

Il Direttore Sanitario dell’Ulss 3 dr. Enzo Apolloni annuncia così – introducendo l’incontro con la stampa convocato dal primario dr. Angelo Ramondo – la novità che si presenta come un nuovo e assoluto fiore all’occhiello della Struttura Complessa di Cardiologia dell’Ospedale di Bassano del Grappa. Si tratta del primo intervento, nell’ambito dell’Area Vasta vicentina, di impianto di una protesi endovascolare, a livello delle arterie coronarie, completamente riassorbibile dall’organismo.

L’intervento è stato effettuato a metà febbraio dal dr. Ramondo su un paziente di 55 anni, già trattato in passato con un altro tipo di protesi, che presentava un caso di recidiva a monte della stessa.

Una “rivoluzione” resa possibile – come rileva ancora il Direttore Sanitario – dall’esperienza del dr. Ramondo, il cui curriculum può vantare “più di 1000 interventi di valvuloplastica mitralica e più di 450 sostituzioni della valvola aortica per via percutanea” e il cui nuovo risultato in ambito cardiochirurgico rappresenta “una risposta di grande qualità e competenza, messa a disposizione dei pazienti della provincia in un’ottica di Area Vasta”.

Ma in cosa consiste l’aspetto altamente innovativo dell’impianto di protesi coronarica all’Ospedale di Bassano?

“L’intervento – spiega il dr. Ramondo – rientra nel campo del trattamento del restringimento aterosclerotico delle coronarie, che fa affluire poco sangue all’interno del vaso e può essere responsabile di eventi come l’ischemia miocardica o l’infarto miocardico acuto.

Il problema viene solitamente trattato dal cardiochirurgo con l’angioplastica coronarica, che permette di dilatare il tratto coronarico ristretto mediante il gonfiaggio di un palloncino che viene inserito all’interno della coronaria, e con l’impianto nella stessa coronaria di una protesi endovascolare, che si chiama stent, che consente di rendere la dilatazione migliore e più duratura nel tempo.

Lo stent è un tubicino di metallo, ovvero una specie di “molletta” in acciaio inossidabile oppure oppure in lega cromo-cobalto, a cui è adeso un farmaco che consente di ridurre al massimo il rischio che la malattia si riformi nello stesso punto. Il limite dell’impianto dello stent medicato è che si inserisce un corpo estraneo di metallo che resta a vita nel paziente.”

“La nuova protesi endovascolare che abbiamo impiantato qui a Bassano – specifica il primario di Cardiologia – è composta di acido polilattico, una sostanza compatibile con l’organismo umano che in due anni viene completamente riassorbita. In altre parole, questa protesi in materiale biologico dopo due anni scompare completamente dall’interno del vaso. Alla protesi riassorbibile è adeso un farmaco antiproliferativo, che viene pure progressivamente riassorbito nel giro di 60 giorni. Lo stent bioassorbibile farmaco-adeso ha quindi il compito di sostenere il vaso malato, con la doppia finalità di eliminare la stenosi, e cioè il restringimento, all’interno della coronaria stessa e di mantenere tutti i benefici applicati in fase acuta. I risultati, cioè, permangono: una volta che lo stent è riassorbito dall’organismo, il vaso rimane aperto.”

“Togliendo un corpo estraneo dall’interno della coronaria – sottolinea il direttore di struttura -, il vaso riacquista le capacità funzionali fisiologiche e si eliminano fenomeni di infiammazione cronica che possono essere correlati alla presenza di un corpo estraneo nell’organismo. Inoltre, in caso di un eventuale intervento nel futuro sullo stesso paziente, ad esempio per l’impianto di un bypass coronarico, il cardiochirurgo non troverà sulla sua strada un componente metallico, che rappresenta un limite nell’esecuzione.”

Siamo quindi di fronte alla nuova frontiera del trattamento delle patologie coronariche: e, come conferma lo specialista, siamo solo agli inizi.

“Lo studio “random” internazionale sugli stent bioassorbibili, chiamato ABSORB – chiarisce il dr. Ramondo -, ha dimostrato la validità dell’utilizzo di questi stent in una fascia di pazienti selezionati. Attualmente questo tipo di impianto, per il momento, è indicato per pazienti più giovani e con lesioni coronariche non particolarmente complesse. Partendo dai pazienti selezionati, bisogna ora iniziare un percorso per applicare questa metodica più ad ampio raggio. Servono ulteriori studi per quanto riguarda le categorie più complesse e i pazienti più anziani. Da parte nostra, sottoporremo il nostro paziente con lo stent riassorbibile ad uno studio di OCT (Optical Coronaric Tomography), che ripeteremo fra uno e due anni, e vedremo quali dati emergeranno dallo studio, per analizzare con senso critico nuovi elementi per la pratica quotidiana. Già adesso è un impianto che si può fare con tranquillità e sicurezza.”

“Credo che la peculiarità di questo nuovo approccio per l’impianto di protesi endovascolare – conclude il dr. Angelo Ramondo – si fondi su quattro elementi: il completo assorbimento della protesi; l’azione del farmaco; la possibilità di dare al vaso la sua fisiologica autoregolamentazione del ciclo coronarico e l’eliminazione delle conseguenze infiammatorie. E’ una metodica di impianto effettuata per la prima volta nell’Area Vasta vicentina, ed è stato il primo passo verso la fase successiva alla diffusione dell’angioplastica con stent coronarico metallico. Devo dire grazie a tutta l’equipe di Emodinamica, e in particolare alla dr.ssa Giovanna Erente, per la grande collaborazione che ha permesso il raggiungimento di questo risultato.”

Alessandro Tich

Condirettore

Dr. Angelo Ramondo

Primario di Cardiologia Ulss 3 Bassano del Grappa

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