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Aiutare la neo-mamma a stare bene dopo il parto

Caterina ZarpellonMature woman gives solace to crying adult daughter Intervista al dottor Paolo Tito, direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Ulss 3. Ogni medaglia, si dice, ha il suo rovescio. E così, anche dietro un fiocco rosa o azzurro appeso alla porta per segnalare l’arrivo di un bambino, spesso si celano ansie e paure. Sono le inquietudini di donne catapultate in una realtà completamente diversa da quella vissuta fino a poco tempo prima e terrorizzate dall’idea di non essere in grado di prendersi cura del loro bimbo. Tale malessere si manifesta più spesso di quanto si creda e copre con un velo oscuro di tristezza anche la gioia più grande, ossia quella della nascita di un figlio. I dati forniti dal dottor Paolo Tito, direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Ulss 3, confermano che almeno il dieci per cento delle popolazione femminile, nelle settimane immediatamente successive al termine della gravidanza, soffre di quella che viene definita “depressione post partum”: un disturbo dell’umore che viene avvertito soprattutto dopo la nascita del primo figlio e che si presenta, a seconda dei casi, in forme più o meno gravi e acute. Ancora più alta è poi la percentuale di neo mamme colpite dal cosiddetto “baby blues”, una patologia simile alla depressione post partum ma più lieve e i cui sintomi solitamente spariscono entro pochi giorni. Dott. Tito, come si inquadrano questi problemi e come possono essere affrontati clinicamente? La depressione post partum è a tutti gli effetti un disturbo dell’umore e come tale è appesantita da quello stigma di tipo sociale che caratterizza tutte le malattie psichiatriche. La maggior parte della persone, posta di fronte a queste patologie, prova infatti sentimenti di vergogna e diffidenza. Va detto, tuttavia, che almeno l’otto per cento della popolazione (soprattutto quella femminile e i soggetti di età compresa fra i 30 e i 44 anni) soffre di disturbi dell’umore e si calcola che il 25 per cento dei cittadini possano accusare almeno una volta nella vita i sintomi della depressione. Una malattia che spaventa e che molti considerano incurabile; una recente indagine ha rivelato che una buona parte delle donne preferirebbero avere un tumore al seno piuttosto che soffrire di depressione. Oggi tuttavia ci sono terapie efficaci, psicofarmaci validi e facilmente gestibili e servizi dedicati: come i gruppi di auto aiuto o la psicoterapia, anche per la particolare forma di depressione che colpisce le donne dopo il parto”. Ma qual è la causa della depressione post partum? È abbastanza normale che subito dopo la gravidanza (soprattutto dopo la prima) la nuova madre abbia un calo dell’umore. Non si sa con precisione a cosa si debba questo stato d’animo ma si pensa che esso sia collegabile alla caduta ormonale che segue il parto. Il 70 per cento delle neo mamme, nei giorni immediatamente successivi alla nascita del bambino, entra quindi in una fase di “baby blues”: si sente triste, piange spesso, è irritabile e molto stanca, non riesce a dormire ed ha poco appetito, ha scarsa fiducia in se stessa e si lascia prendere da ansie, timori e da un grande senso di inadeguatezza. Di solito questa “crisi” dura una decina di giorni. Quando invece i sintomi si protraggono per più settimane o per mesi e diventano più preoccupanti si parla invece di depressione post partum. Statisticamente questa possibilità si verifica nel 10 per cento dei casi”. Ci sono donne più esposte di altre a questo rischio? “Chi ha una sindrome pre mestruale con sintomi molto evidenti ed invalidanti (ossia tali da impedire alla donna di recarsi, ad esempio, al lavoro) ha più possibilità di soffrire, dopo la nascita di un figlio, di depressione post partum. Lo stesso vale per che ha già avuto problemi di depressione o patologie di tipo psichiatrico, in quanto il rischio aumenta per chi ha una familiarità positiva (anche se la letteratura a questo proposito riporta dati discordanti). Il problema può nascere poi da fattori esterni, quali ad esempio la difficoltà nella relazione con il partner, il fatto che la gravidanza non fosse desiderata o la mancanza di un adeguato supporto psico sociale. Oggi le famiglie allargate – con madri, nonne, sorelle pronte ad offrire aiuto e assistenza – non esistono più e la donna si trova a dover affrontare da sola una situazione del tutto nuova. L’arrivo di un bambino implica infatti un cambiamento radicale e per le neo mamme c’è l’esigenza di costruirsi una nuova identità. Il caso più tipico di depressione post partum è quello delle donne di bassa estrazione sociale e provenienti da culture e Paesi diversi; per loro, dopo l’arrivo di un bambino, è facile ritrovarsi completamente isolate”. Come si può intervenire per aiutare le donne a superare le difficoltà? È importante, per mantenere un ambiente familiare sereno, limitare le visite in casa al rientro di mamma e neonato dall’ospedale. È bene poi dare la possibilità alla donna di dormire negli stessi orari in cui dorme il bambino e di seguire una dieta adeguata. Il resto della famiglia deve offrire aiuto e creare un’atmosfera di protezione. Si consiglia inoltre di mantenere i contatti con gli amici e le persone care e di consolidare il rapporto con il partner, che dovrà essere disponibile all’ascolto e collaborativo nei lavori domestici. Le nuove mamme dovranno anche evitare di ambire a raggiungere un’ideale di madre troppo perfetto e impossibile da eguagliare. Ogni coppia e ogni famiglia ha il diritto di costruire in maniera diversa e personale il proprio progetto di vita”. Quando invece è necessario ricorrere ad uno specialista o rivolgersi alla struttura sanitaria? “Quando lo stato depressivo dura per più di qualche settimana, quando si ha la sensazione di non farcela, quando l’irritabilità porta a continui litigi col partner, quando il pianto diventa incontrollato, quando si è presi da sentimenti di disperazione, quando si avverte il bambino come un peso e allo stesso tempo si teme di poter costituire per lui un pericolo e si ha la sensazione di essere arrivati al limite della sopportazione, allora è bene farsi aiutare”. Quali servizi offre alle neo mamme in crisi il dipartimento di salute mentale dell’Azienda sanitaria di Bassano? “Le donne possono rivolgersi ai medici e ai pediatri di base, chiedere consiglio al personale del consultorio e frequentare i gruppi di auto aiuto avviati dalla nostra struttura, dove si possono seguire anche dei percorsi integrati che prevedono psicoterapia d’appoggio, lavori di gruppo e, se necessario, anche l’assunzione di farmaci adeguati. Il progetto tiene conto infatti di tutti gli aspetti legati alla depressione post partum: quello biologico, quello psicologico e quello sociale. È  fondamentale infatti, come primo passo, aiutare le donne ad eliminare lo stigma imposto dalla società a queste patologie”.

Caterina Zarpellon

Redattrice InFormaSalute

Dr. Paolo Tito

Direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Ulss 3

InForma Salute
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